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Boom di Natale, tutti a vedere le grandi mostre
Gaspare Barbiellini Amidei
Corriere della Sera 29/12/2002

Lindustria che tira di pi nelle feste natalizie quella del Bel Paese. Vendono pi biglietti i musei che panettoni i supermarket. Le grandi mostre sono diventate calamite turistiche eccezionali, con problemi logistici per eccesso di pubblico. Nella Mantova di Palazzo Te, restituito allantica ricchezza dei capolavori dispersi, tornati nella citt dei Gonzaga per il tempo breve dellesposizione, neppure un potente riuscito a evitare la fila. A Treviso, divenuta provvisoria patria degli impressionisti e soprattutto di Van Gogh, non si era mai vista tanta folla.
Ma c un vuoto in questo apparente successo.
Come il Digital divide , ignoranza elettronica di moltitudini non giovani, separa met degli italiani da computer e Internet, cos lanalfabetismo artistico rende non fruibile ai pi il patrimonio che a disposizione di tutti.
Linsegnamento della storia dellarte non mai stato cos scarso. La sua collocazione nella scuola residuale: unora alla settimana per la prima e la seconda classe del liceo classico, due ore in terza. Analogo lo schema nel liceo scientifico, dove la materia finalizzata al disegno. Altrove niente o quasi niente, tranne, ovvio, il liceo artistico. Si rende cos incomprensibile ai giovani lintero tessuto nazionale.
impossibile intendere lo svolgersi della storia senza poter rileggerla dentro liconografia del Paese. Addentrarsi poi in millenni di piet cristiana senza strumenti per decifrarne il racconto, affidato alla sua arte sacra, operazione priva di significato. Eppure il desiderio di vedere vastissimo. La povert critica ed estetica umilia questa buona volont. I prodotti per lo spirito finiscono per risultare godibili soltanto da una minoranza privilegiata, spesso autodidatta. Le competenze di base fornite agli studenti dalla scuola sono cos povere che non consentono fuori dalle aule una ricezione percettiva delle opere, messe a disposizione dallattuale boom espositivo.
Senza conoscenze e senza capacit critica si trova difficolt a capire ci che si ha di fronte. La percezione visiva non diventa un valore, n educativo n estetico. Manca il retroterra condivisibile.
Quando Roberto Benigni trattiene davanti al televisore 13 milioni di italiani nella rappresentazione vocale del pi difficile canto della Divina Commedia, ogni italiano avrebbe poi diritto di contestualizzare (orribile parola). Se il capolavoro di Dante in questi giorni il pi richiesto in libreria, vuol dire che dopo lo spettacolo in tv serve almeno un libro. Magari illustrato da Sandro Botticelli, che raccont anche il pi arduo canto del Paradiso con i tratti essenziali di un disegno che mostrava il miracolo di Dio che si fa luce. Ognuno dovrebbe avere il diritto di intendere Dante e Botticelli e la scuola dovrebbe rendere tale diritto esigibile.
Si dovrebbe fare qualcosa presto, per anticipare ci che, in un futuro piuttosto lontano e dispendioso, la riforma promette. Si progetta infatti di affidare alla nuova preparazione di tutti gli insegnanti la possibilit che competenze artistiche siano presenti in ogni materia, dallinfanzia allultimo anno dellobbligo.
La stessa riforma assegna a una grande commissione, detta dei 260, il compito di definire i livelli essenziali dellinsegnamento, che lo Stato ha lobbligo di garantire, al di l della frantumazione regionale. Spetta quindi a questa commissione precisare il profilo delle specifiche competenze di natura artistica da fornire a tutti i cittadini, dalle materne alla maturit. Sar indispensabile unopera di riconversione dei docenti, per chiedere loro di collocare ogni nozione in un contesto che non ignori larte. Sembra quasi unutopia.
In attesa di questa utopia qualcosa si pu sperimentare. Si pu comunque evitare la triste condizione attuale di giovani visitatori, ignari e poveri di competenza, che vanno avanti e indietro lungo gli itinerari del consumismo turistico, cercando unarte di cui hanno sentito parlare pubblicitariamente solo fuori dalle aule, ma per godere la quale non hanno avuto dalla scuola nessuno strumento.



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