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SARDEGNA. Parchi, il braccio di ferro sulle risorse
Piero Mannironi
La Nuova Sardegna, 4 ottobre 2007

Soru: «Pochi mezzi e troppa burocrazia». Gli ambientalisti: gli enti locali fanno peggio.



SASSARI. La partenza della Us Navy dall’arcipelago sembra aver fatto da detonatore, liberando improvvisamente tensioni latenti e accelerando un dibattito, nel quale il presidente Renato Soru è entrato l’altro ieri con qualche ruvidità, ma sicuramente con molto pragmatismo. L’attacco al modello dei parchi nazionali in Sardegna dell’assessore all’Ambiente Cicito Morittu era dunque soltanto un preambolo tattico che preparava l’affondo del governatore sull’Asinara e sulla Maddalena. Soprattutto su quest’ultima, Soru ha espresso un giudizio tagliente. Una rasoiata che fa male. «E’ stata un’esperienza disastrosa, nient’altro che uno stipendificio». Ieri il presidente della Regione è tornato sull’argomento, chiarendo la sua posizione e depotenziando così anche possibili malevole interpretazioni di quanto da lui detto a Paulilatino. «Io - ha detto Soru - non sono contro i parchi e, meno che mai contro quelli nazionali. Ci mancherebbe! Il mio pensiero è molto lineare e nasce da una lettura dell’esperienza che non può essere smentita. Avere dei parchi di rilevanza nazionale, o addirittura internazionale, è una ricchezza. Una potenzialità straordinaria di sviluppo. Il problema è che queste possibilità poi devono concretizzarsi in una gestione efficace della struttura e quindi del territorio. Altrimenti il parco resta solo un’occasione mancata». Soru insiste: «Io non faccio una questione di persone o di appartenenze politiche - dice -. Alla Maddalena, per esempio, c’è stato un ministro di An e un sindaco e un presidente del parco dello stesso partito. Teoricamente una condizione ideale. Invece non è stato così. E quando dico che in dieci anni non si è stati neppure capaci di predisporre il piano del parco, riferisco un fatto inoppugnabile. Diventa perciò impossibile non esprimere valutazioni fortemente negative. Mi sembra poi giusto ricordare che ci troviamo in un momento delicato di cambiamento, di riconversione economica dell’isola e che il processo di trasformazione deve essere rapido, molto rapido». Poi, Soru entra nel dettaglio: «I nodi del problema sono fondamentalmente due. Il primo è che lo Stato ha destinato solo briciole per far vivere i parchi nazionali sardi. Basti pensare che per la Maddalena le risorse disponibili sono, come ho detto ieri, di appena 410 mila euro. Semplicemente ridicolo! Ma anche aumentando le risorse, in un quadro come quello attuale, si potrebbe fare molto poco. Perché è soprattutto il secondo nodo del problema a condizionare pesantemente il tutto. E cioé parlo della sovrapposizione di funzioni e di ruoli. Dunque, noi abbiamo la Comunità del parco - della quale fanno parte la Regione, la Provincia e il Comune - e poi abbiamo un comitato direttivo che, di fatto, è controllato dal ministero dell’Ambiente. Che senso ha tutto questo? Perché non affidare le responsabilità alla Comunità del parco che rappresenta le comunità locali? E’ un problema di funzionalità, di efficienza, di non sovrapposizione di funzioni. Eppoi, se vogliamo che il parco resti un nazionale, il ministero può nominare un suo rappresentante». Chi cerca di difendere i parchi nazionali, pur ammettendo che finora hanno navigato in un mare di difficoltà, è Stefano Deliperi, portavoce del movimento ecologista Gruppo di Intervento Giuridico. «All’Asinara - dice - l’Ente Parco, con pochi soldi e personale ridotto e inizialmente una struttura provvisoria, ha fatto quello che ha potuto. Spesso le ingerenze politiche hanno complicato ancora di più la vita dell’area protetta. Ci sono luci (eliminazione di gran parte delle discariche abusive, restauro di alcuni complessi di edifici, apertura alle visite guidate, interventi gestionali sulla fauna) e ombre (perdurante assenza degli atti di pianificazione gestionale, scarsi servizi alla fruizione turistica, carenze idriche e della depurazione). E c’è ancora molto da fare. Come nel parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena. Tuttavia, prima di “sparare a zero” sui parchi nazionali, il presidente della Regione Soru e l’assessore Morittu dovrebbero fare un esame critico sui parchi regionali: i soli due esistenti, quello di Porto Conte e quello del Molentargius-Saline, gestiti dagli enti locali interessati, vegetano in stato pre-comatoso fra abusivismo edilizio, discariche abusive, scarichi non autorizzati, incendi e bracconaggio. Per concludere: il sistema regionale delle aree protette previsto dalla legge 31 dell’89 è largamente inattuato». Chi invece si schiera apertamente con il presidente Soru è l’assessore all’Ambiente della provincia Gallura. Per Pier Franco Zanchetta, maddalenino doc, il modello da seguire non può infatti che essere quello di un parco gestito dagli enti locali. L’esperienza ci ha purtroppo insegnato che il sistema, così com’è, non funziona. E non è una questione di uomini. Perciò sono convinto che sia urgente intraprendere un corso nuovo, nel quale la visibilità nazionale e internazionale del “capitale-ambiente” dell’arcipelago deve essere uno dei motori di uno sviluppo, anche economico, complesso che non può più attendere». Intanto, ieri mattina, il senatore diessino Gianni Nieddu ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Ambiente per sapere se è arrivata alla conclusione la vecchia contesa sulla dismissione dei beni del demanio militare alla Maddalena. Era stato lo stesso Pecoraro Scanio ad avere sollevato il problema in un’audizione davanti alla Commissione Difesa della Camera, il 15 maggio scorso. Nieddu ricorda che, in quell’occasione, il ministro aveva riferito che era in corso un confronto giuridico con la Regione Sardegna la quale, richiamando il proprio statuto di regione autonoma, sostiene che i beni dismessi dallo Stato debbano passare direttamente alla Regione. Un’interpretazione contestata dall’ente parco della Maddalena che aveva presentato a sostegno delle proprie tesi l’accordo Stato-Regione per l’istituzione del parco nazionale e la legge 10 del 1994, istitutiva del parco. Norme che prevedevano il passaggio delle competenze sui beni dismessi al parco nazionale. Il lodo era stato affidato all’Avvocatura dello Stato. Nieddu oggi chiede in sostanza se questo dubbio sia stato sciolto. E qui Soru raffredda possibili polemiche: «Il ministro della Difesa Parisi sta trasferendo alla Regione i beni dismessi del demanio militare. Mi sembra perciò evidente che si segua quanto disposto dall’articolo 14 del nostro Statuto». Il presidente della riserva replica al governatore che parlava di stipendificio. «Ci sono i soldi per decollare». Bonanno: ora i fondi sono triplicati e abbiamo molte idee. LA MADDALENA. Chiuso nella riserva e rimasto solo sotto l’assedio il presidente del parco, Giuseppe Bonanno (foto) mette in campo una doppia strategia. Porta avanti la diplomazia del sorriso, mentre carica i cannoni da guerra. Nell’euforia da capo indiano che ha appena cacciato i cowboy, Renato Soru, dopo aver salutato gli americani, ora tenta di smantellare anche il parco nazionale. Il governatore ha demolito l’ente di tutela con un epitaffio. «Stipendificio». Bonanno incassa. Non si scompone, finge di non aver preso un siluro sul fianco, e ribatte. «Mi spiace che il governatore sia stato male informato - dice -. È vero che fino allo scorso anno nel bilancio del parco erano stati messi a disposizione dallo stato solo 415 mila euro. Ma da mesi il ministro all’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio ha triplicato i fondi. Ora abbiamo un milione e 200 mila euro. Soldi e idee per far cambiare passo al parco». Guerre che straripano di ideali. Ma nascondono una lotta molto materiale per i beni militari dismessi. Da una parte il Parco che sventola in faccia la legge che lo ha istituito e trasferisce tutti gli ex edifici da guerra nel patrimonio dell’ente di tutela. Dall’altra il Comune, la Provincia e ora la Regione, che sembrano decisi a vestirsi da guerriglieri antiparco e chiedere l’abolizione dell’ente di tutela. «Secondo la legge tutti i beni dismessi dovrebbero finire nel patrimonio del parco - spiega Bonanno -. Ma potrei anche non volere tutte le strutture. Hanno un costo che forse le nostre risorse non potrebbero sostenere». Bonanno fa un passo indietro. Per caricare la spallata. «Ma voglio che si dialoghi - continua -. I beni potrebbero finire anche alla Regione, ma senza un accordo preliminare con il Parco nulla può essere realizzato. La legge non può essere aggirata. Caprera non dovrà essere toccata, resterà un’isola vergine. Sono a favore degli hotel a cinque stelle. Ma il turismo non è fatto solo di alberghi, che rischiano di restare cattedrali nel deserto, né solo di musei. Alcune strutture dismesse sono indispensabili per il parco. Non comprendo la posizione del Comune. Lavora per fare avere i beni alla Regione. Ho parlato con Soru, mi ha garantito che le strutture una volta nelle sue mani saranno assegnati con un bando di gara internazionale. Tutto verrà deciso lontano dalla Maddalena. Per questo chiedo che si dialoghi con il parco per pianificare lo sviluppo del turismo. Per non subire un processo che voli oltre le teste». Bonanno usa i guanti bianchi per schiaffeggiare governatore e amministrazione. «Soru sotiene che il parco non ha creato un piano, una sorta di manuale con le regole e i progetti del nostro ente. Da tempo abbiamo chiesto al Comune di collaborare per la stesura di un piano che comprenda anche il puc. Mai avuto risposta dal sindaco. Una non scelta che ci ha paralizzato. Non esiste sovrapposizione se si dialoga. Mi preoccupo dei progetti già finanziati. I campi boe nel Porto della Madonna, il recupero del patrimonio boschivo di Caprera, che invecchia in modo innaturale. Colpa di un rimboschimento sbagliato». Il sindaco prosegue nella sua guerra sentendosi più forte dopo le parole dei vertici della Regione. E Comiti porta i conti dell’Ente davanti al Tar. Andrea Nieddu LA MADDALENA. Il sindaco porta il presidente del Parco davanti al tribunale. Angelo Comiti (foto) ha impugnato davanti al Tar, su mandato del consiglio, tutte le delibere firmate da Giuseppe Bonanno. Il primo cittadino coglie al balzo le accuse lanciate dal presidente Soru contro il Parco e parte all’attacco. «Applaudiamo davanti al coraggio e alla schiettezza del presidente Soru e dell’assessore Morittu. È quello che l’amministrazione e la popolazione della Maddalena sostengono da tempo». Il sindaco Angelo Comiti, non invitato dalla festa per i 10 anni del parco dell’Asinara si leva qualche sassolino dalla scarpa. «Si tratta dell’ennesima dimostrazione dei metodi seguiti dai responsabili del ministero dell’Ambiente, che non hanno tenuto conto nemmeno di un simbolico diritto di primogenitura. Nel parco dell’Asinara c’è da proteggere un inestimabile patrimonio ambientale e qualche specie animale in via di estinzione. Nell’arcipelago della Maddalena esiste un corpo sociale vivo e operante. La differenza tra i due sistemi sta tutta qui». Il momento particolare vissuto dalla comunità e la fase storica che si è aperta, comportano la ricerca di una via nuova allo sviluppo economico e sociale. «I maddalenini - dice Comiti - rivendicano il diritto a ricercare nuove forme di tutela del territorio, che rispondono a nuove esigenze». Il Comune ha inoltrato quattro ricorsi al Tar contro il ministero dell’Ambiente e l’Ente Parco per ottenere l’annullamento degli atti dal presidente Giuseppe Bonanno, dal giorno della sua nomina alla guida del parco. «Il Comune ha impugnato - conferma Comiti - diverse disposizioni sull’avanzo di amministrazione del bilancio 2006 e altre due che contenengono la disciplina per l’esercizio del diritto d’ingresso nel trasporto marittimo di linea, dell’attività di ormeggio e ancoraggio e dell’attività di pesca nel parco». Nei ricorsi si ravvisano alcune irregolarità nelle procedure amministrative seguite dal presidente Bonanno. «Incompetenza, eccesso di potere per illogicità manifesta, sviamento, carenza dei presupposti, contraddittorietà, assenza di motivazione, carenza di istruttoria, travisamento dei dati fattuali e giuridici, violazione del principio di trasparenza». Le istanze sono state presentate come conseguenza dell’ordine del giorno votato dal consiglio il 6 agosto in cui si dava mandato al sindaco di impugnare tutti gli atti prodotti dal Parco. La delibera seguiva quella presentata il 20 giugno in cui si disconosceva il protocollo d’intesa Stato-Regione-Comune, che nel 1994 aveva dato l’avvio alla procedura istitutiva del Parco. Un giornalista tedesco sul Gennargentu. Inviato nel parco che non c’è. OLIENA. Jochen Vorfeder è l’inviato in Barbagia della rivista tedesca Geo Saison che prepara uno speciale su 5 parchi europei. Racconterà anche il Gennargentu, il parco che non c’è. Vuole farlo perché «ci sono pochi posti in Europa dove si possono fare camminate in mezzo a una natura incontaminata per tuffarsi alla fine in un mare cristallino».



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