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Sardegna Sentenza Ppr, la Giunta nella bufera
ENRICO PILIA
L'UNIONE SARDA 02/11/2007

Il centrodestra accusa Soru e l'assessore Sanna di aver gestito malissimo l'urbanistica. La replica: il Ppr esce rinforzato. Una norma inserita fuori tempo. Una riga rossa su un passaggio del Piano che ha il peso di una rivoluzione, edilizia e politica. L'attacco dell'opposizione alla Giunta e al suo presidente, dopo la decisione di mercoledì sera del Tar, si scontra con la replica della Regione: «Il Piano paesaggistico esce da queste contestazioni con un riconoscimento di piena legittimità», dice il governatore. I Comuni, soprattutto quelli interessati da imponenti progetti di sviluppo, pregustano il ritorno al ruolo che avevano prima della carta urbanistica: «Ora potremo ricominciare a pianificare il nostro territorio», dice uno dei big della categoria, il sindaco di Arzachena. LO SCONTRO Siamo al muro contro muro, in attesa che si possano registrare nella realtà gli effetti della sentenza dei giudici amministrativi di Cagliari. Disposizione nella quale è stato stabilito che "sparisce" perché illegittima qualsiasi norma non fosse nel Piano paesistico adottato, perché inserita solo in sede di approvazione. Quanto affermato dai magistrati del Tar evidenzia un'altra situazione di contrasto fra la tesi della Giunta e la sentenza: se Soru e l'assessore Sanna ribadiscono che il Piano ha superato praticamente indenne le ultime rilevazioni del Tribunale amministrativo, è chiaro anche ai profani che la sentenza ha cassato solo la norma - articolo 15, 4° comma - che impediva ai ricorrenti di costruire e che nessun altro passaggio del Ppr è stato esaminato in questa occasione. L'ATTACCO «Il Tar ha tagliato la longa manus della Regione sull'urbanistica», dice l'ex presidente della Giunta, il deputato Mauro Pili (FI), «la norma che prevedeva l'intesa per accontentare amici e per favorire le speculazioni è illegittima. La decisione del Tar è solo un primo importante tassello per smontare il più imponente progetto speculativo mai messo in campo in Sardegna». Secondo Pili «il Piano paesaggistico da una parte vincola e vieta tutto e poi con la norma dell'intesa consente e avrebbe consentito a Soru e compagni di premiare gli amici e punire i nemici». Sul Ppr il parlamentare afferma che «è importante che siano i sardi a decidere se approvarlo o bocciarlo, ed è per questo motivo che ora serve un verdetto inequivocabile del popolo». Pili guida lo schieramento che propone il referendum sulla legge 8 del 2004, sulla quale si fondano le norme del Ppr. Aggiunge il deputato: «Soru addirittura si dichiara felice: perde le primarie ed è soddisfatto, invita a votare sì per il referendum sulla Statutaria e non lo segue nemmeno il 6 per cento dei sardi e si dichiara soddisfatto, la Corte d'appello gli vieta di promulgare la legge e lui si dichiara soddisfatto, il Tar cancella la norma sull'intesa da lui voluta e pensata ed è pronto a brindare. Il caso - aggiunge il deputato - ormai è grave». Sulla stessa linea il senatore olbiese Fedele Sanciu (FI): «Non sono bastate le molteplici voci di disapprovazione, le sentenze della Corte dei Conti, il pronunciamento sulla statutaria e la sentenza del Tar, a frenare l'inarrestabile smania del presidente Soru di voler controllare tutto e tutti». Il Tar - aggiunge Sanciu - «infligge l'ennesima batosta alle scelte illogiche con le quali Soru sta vessando da oltre tre anni l'economia sarda e, allo stesso tempo, restituisce certezza del diritto ed una speranza agli imprenditori che vogliono lavorare per lo sviluppo della nostra Isola». Il sindaco di Arzachena, Pasquale Ragnedda, comune sul quale insiste la Costa Smeralda e il grande progetto di sviluppo di Porto Cervo, aspetta di saperne di più: «Non ho letto ancora il dispositivo del Tar, comunque applaudo alla possibilità concreta che torni ai Comuni la capacità e il potere di organizzare il territorio». Sul caso-Costa Smeralda, Ragnedda conferma: «Ho il pieno mandato dal Consiglio comunale per trattare». «La decisione del Tar elimina uno dei punti più controversi e contestati delle norme urbanistiche», dice Silvestro Ladu, capogruppo di Fortza Paris in Consiglio, «un vero e proprio obbrobrio legislativo che dava alla Giunta un potere discrezionale di stampo feudale: nulla poteva essere permesso oppure, con le stesse regole, tutto poteva essere autorizzato col consenso della Regione». Questa sentenza, dice Ladu, «pone fine alla stagione della prevaricazione e degli abusi e ristabilisce un sacrosanto principio, che è la certezza del diritto». LA REGIONE «Sui giornali ho visto qualche macroscopico errore di valutazione della sentenza del Tar e sulle sue conseguenze sulla validità del Piano paesaggistico regionale», commentano il presidente della Regione, Renato Soru, e l'assessore all'Urbanistica, Gianvalerio Sanna. «Il Ppr esce da questa prima fase di contestazioni e ricorsi - fra cui quello della Confindustria e di alcuni Comuni - con un riconoscimento di piena legittimità del suo impianto, della sua struttura, della coerenza con la disciplina nazionale e quindi con il riconoscimento della sua piena validità». Secondo la Giunta «potranno esserci singoli aspetti anche marginali che possono essere meglio precisati, cosa che potrà essere fatta in sede di discussione del Ppr per la parte che riguarda gli ambiti interni, e l'attività dei giudici ci è utile anche per giungere a questo ulteriore livello di definizione. Ma anche in questo caso specifico - dicono Soru e Sanna - la sentenza del Tar non solo non apre varchi, anzi ribadisce maggiori vincoli e maggiore severità». L'istituto dell'intesa «viene considerato illegittimo perché inutile, per verificare le lottizzazioni che sono fatte salve nella fascia costiera per i comuni che avevano il Puc approvato e per i comuni senza Puc fuori dalla fascia costiera». Questa illegittimità, dicono presidente e assessore, «ha come conseguenza che è sufficiente che sia il Comune a verificare autonomamente la sussistenza di questi requisiti». Ma è comunque «la Regione, anche quando quelle lottizzazioni fatte salve sono certificate dai comuni e non attraverso l'intesa, che deve dare il nulla osta paesaggistico. La conseguenza della sentenza del Tar - conclude la Giunta - «è dunque una maggiore severità, perché viene eliminata anche solo l'ipotesi che attraverso l'intesa si potessero approvare lottizzazioni prive dei requisiti richiesti». Comune e Regione «verificano separatamente queste lottizzazioni: il Comune valutandone la rispondenza ai requisiti, la Regione poi verifica la possibilità di concedere o no il nulla osta». IL TECNICO «Ora toccherà ai Comuni rilasciare le concessioni edilizie», sottolinea Alberto Boi, responsabile del Centro servizi urbanistici, consulente delle Procure sarde e autore, con il magistrato Francesco Scano, del volume La normativa urbanistica in Sardegna , «e penso che la Regione si appellerà al Consiglio di Stato per difendere la norma cassata, chiedendo la sospensiva del giudizio del Tar». Secondo Boi «il Consiglio potrebbe non concedere la sospensiva, come accade nel 99 per cento dei casi» e si pronuncerebbe fra due anni nel merito della sentenza. Ma attenzione: «Nel frattempo, i Comuni avrebbero l'obbligo di rilasciare le concessioni, rispettando la sentenza».



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