La fondazione Marconi è salva Nicola Cappellini il Domani di Bologna 3/11/2007
Salvata da un emendamento dei senatori Ds, Walter Vitali e Federico Enriques, che le hanno scrollato di dosso il marchio infame di "ente inutile". La fondazione Guglielmo Marconi non è più nella "lista nera" della Finanziaria 2008 - il temibile allegato A - dove restano appena 16 delle oltre 100 istituzioni messe alla gogna nelle prime stesure della manovra. Villa Griffone ne esce di diritto in quanto ente scientifico tutt'altro che inutile. E il suo presidente, l'ingegner Gabriele Falciasecca, tira un sospiro di sollievo. Soddisfatto? «È un'ottima notizia. Intanto, perché conferma che non siamo affatto un ente inutile, come credo la pensi anche la maggior parte dei bolognesi che ci conosce. E, poi, perché ci consente di tornare a parlare dei progetti che stiamo curando, come le celebrazioni per il centenario del Nobel a Marconi previste nel dicembre del 2009». Cosa c'è in cantiere? «Si va dalle iniziative di stampo celebrativo, come convegni e mostre, fino ai progetti per contrastare il digitai divide (la carenza di tecnologie informatiche nei paesi poveri, ndr) e per la ricostruzione in formato elettronico degli archivi marconiani». Ma la ragione per cui la Fondazione era finita tra gli enti inutili l'avete capita? «Francamente no. Siamo stati inseriti in un capitolo della Finanziaria che riguarda la riduzione dei costi della politica. E io davvero non riesco a capire cosa c'entriamo noi. Da moltissimo tempo la Fondazione Marconi non riceve più né una lira né un euro dallo Stato per il solo fatto di esistere. Riceviamo giusto qualche contributo da alcuni ministeri». Contributi di che tipo? «Ad esempio, partecipiamo ai bandi per le iniziative museali e i progetti di ricerca del ministero dei Beni culturali e di quello dell'Università. Ma alla fine di ogni anno i contributi che arrivano dal pubblico una parte esigua del bilancio della fondazione: meno del 10% su un totale annuo di circa 100.000 euro». Per il resto come vi finanziate? «Una parte del nostro budget viene dalle convenzioni che abbiamo stipulato con l'Università di Bologna e la fondazione Bordoni. Abbiamo affittato loro alcuni locali di villa Griffone, di nostra proprietà. Lì ospitiamo alcuni laboratori, che ci consentono di fare attività di ricerca coordinata». E il museo? «Ahimè, come tutti i musei è in passivo e non c'è niente da fare. Ma essendo la nostra villa anche un moderno centro cultu-rale, abbiamo parecchi sponsor privati. In pratica, l'attività museale è tenuta in piedi da loro». Quindi, non costate niente neppure agli enti locali? «Assolutamente. Dagli enti locali non riceviamo nulla». Avete debiti? «No. Siamo regolarmente in pareggio. Del resto è giusto che sia così, visto che siano un ente che non ha scopo di lucro». Allora, avete molti dipendenti? «Sono due. Anche se attorno alla fondazione ruotano almeno altre 5 o 6 persone con contratti di vario tipo. Se, poi, si contano i dottorandi dell'Università e della fondazione Bordoni si arriva ad una trentina di persone massimo». Insomma, la vostra presenza nell'allegato A resta un mistero? «È così. Per inciso va detto che sia il ministero dei Beni culturali, che vigila sulla fondazione e nomina periodicamen-te il cda e il suo presidente, sia l'altro ministero con cui ci rapportiamo, quello delle Comunicazioni, non ne sapevano niente. E quando è venuta fuori questa cosa, entrambi si sono dati da fare per cercare di porvi rimedio». Se la fondazione fosse rimasta nella lista cosa sarebbe successo? «Sarebbe stato un incubo. La lista è collegata all'articolo 82 della Finanziaria. Quella norma prevede che gli enti statali considerati inutili debbano essere accorpati, privatizzati, riordinati o altrimenti soppressi. In altre parole, o riuscivamo ad eseguire una di queste operazioni o ci avrebbero chiusi. E quel che è peggio è che avremmo dovuto riuscirci in 180 giorni, rapportandoci con tre diversi dicasteri: Tesoro, Attuazione del programma e Funzione pubblica. Se l'immagina lei cosa saremmo riusciti a combinare in 6 mesi, a-vendo a che fare con tutti questi ministeri?». Addio alla fondazione... «Sarebbe andato perso un laboratorio che in questi ultimi 30 anni ha dato prova di funzionare bene. Tanto per fare un esempio, il sistema di telefonia mobile più diffuso al mondo, la rete Gsm, ha avuto come riferimento in Italia, fin dagli anni '80, la nostra villa. Ma ci siamo occupati anche di televisione digitale, wireless e digitai divide. Sarebbe scomparsa così una risorsa concreta per il nostro territorio, un ente di ricerca noto a livello internazionale». Oltre Vitali ed Enriques, chi si è battuto per la vostra sopravvivenza? «So che in Regione erano con le armi puntate, in attesa di capire se l'azione di Vitali fosse stata sufficiente o meno. E si è interessato di noi anche l'assessore provinciale alle comunicazioni, Stefano Alvergna».
I senatori diessini che fecero l'impresa si chiamano Walter Vitali e Federico Enriques. Sono loro che hanno presentato l'emendamento - approvato ieri dalla commissione Affari costituzionali di palazzo Madama - che cancella la fondazione Guglielmo Marconi dall'allegato A della Finanziaria 2008. «La fondazione - spiega il senatore Vitali - era finita del tutto impropriamente in questo elenco. Si tratta, infatti, di un ente a carattere scientifico, che come tale non può davvero essere definito inutile. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto la modifica dell'allegato». E non è tutto. Perché l'ex sindaco di Bologna si dice tranquillo anche per il futuro. Per ritrovarsi punto e accapo «dovrebbe essere il Governo - spiega il senatore - a sollecitare una nuova modifica, ma ovviamente non lo farà mai. Anche perché l'emendamento che abbiamo presentato è passato grazie al sostegno del ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni. Oramai non corriamo più alcun rischio».
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