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TOSCANA - «In Val di Luce un intervento di qualità»
CRISTIANO MARCACCI
SABATO, 03 NOVEMBRE 2007 IL TIRRENO - Pistoia


L’architetto Sernissi della Soprintendenza spiega il sì alla lottizzazione



«Il diritto a costruire risale agli anni ’70 Abbiamo scelto di far migliorare il progetto»



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FIRENZE. Nessuna irregolarità. Anzi, la mega lottizzazione della Val di Luce contribuirà a sanare una situazione di grave degrado urbano. La pensa così la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Firenze, Prato e Pistoia. L’architetto Sergio Sernissi ha accettato di rispondere alle domande del Tirreno, che si è legittimamente interrogato sui perché negli ultimi anni il comprensorio della Val di Luce, considerato di notevole pregio ambientale, sia stato definitivamente dato in pasto ai padroni del cemento.
Architetto Sernissi, come commenta il nuovo volto della Val di Luce?
«Devo ammettere che per noi la Val di Luce ha sempre rappresentato un gran bel dilemma dal punto di vista autorizzativo. Le problematiche, infatti, erano evidenti, a causa soprattutto dell’inserimento di imponenti volumetrie all’interno di un’area vincolata sotto il profilo paesaggistico. Oltre ad un’opera di controllo, come ad esempio sui limiti d’altezza che occorre rispettare per le nuove costruzioni, non potevamo e non possiamo fare molto di più. Perché, come noto, i privati avevano già acquisito da tempo il diritto a costruire. La storia della lottizzazione in Val di Luce risale infatti agli anni Settanta. Le possibilità di manovra, quindi, sono sempre state abbastanza ristrette. L’esperienza ci insegna che quando ci opponiamo a pianificazioni urbanistiche già esistenti, perdiamo di solito i ricorsi».
C’è stato un confronto tra Soprintendenza e privati sul progetto attualmente in fase realizzativa?
«Certamente sì. Ed è proprio grazie a questo confronto che il livello di qualità degli edifici in costruzione sarà particolarmente elevato. Insieme al Comune dell’Abetone, abbiamo convinto l’impresa titolare ad utilizzare, ad esempio, materiali come l’ardesia, la pietra, il legno e il rame. Il tentativo è quello di rendere il più gradevole possibile l’aspetto estetico e formale. E anche sotto il profilo cromatico, gli immobili si riveleranno ben inseriti nell’ambiente».
Mi sembra quindi convinto dell’alta qualità architettonica che caratterizzerebbe l’intervento. Non è così?
«Mi spiego meglio. Partendo dal presupposto che indietro, cioè a prima degli anni Settanta, non si poteva tornare, la Val di Luce si è trovata ad un bivio. Avrebbe potuto continuare a costituire un elemento urbano di degrado inserito in un’area di pregio ambientale oppure si poteva propendere per il male minore, riqualificando l’area con interventi di alta qualità architettonica, in un contesto planimetrico arricchito da piazzette e portici, con un arredo urbano elegante e non invasivo. Sono contento che la Val di Luce abbia intrapreso quest’ultima strada, non pensando esclusivamente alle volumetrie bensì anche ad eseguire un intervento di qualità. Tutti ci ricordiamo che prima dell’ultima fase della lottizzazione la Val di Luce era un insieme di edifici nati sullo sviluppo dell’attività sciistica privi di una struttura urbana ben definita. Ve lo ricordate quel desolante piazzale in asfalto in mezzo a edifici fatiscenti? Ebbene, tra poco la Val di Luce sarà un centro urbano meglio configurato, riscattato dal degrado e dall’idea del non finito».
Riepilogando: la Soprintendenza non è mai intervenuta con provvedimenti concreti per limitare l’impatto ambientale?
«Siamo intervenuti con prescrizioni e mitigazioni. Per quanto riguarda ad esempio il grande parcheggio della Sprella, non abbiamo voluto l’asfalto, inizialmente previsto, ed abbiamo concordato con la “Val di Luce spa” la terra battuta con inghiaiatura. Inoltre, abbiamo richiesto alcuni interventi di alberatura e di schermatura al fine di interdire la vista di certi fabbricati da determinate posizioni. E poi, c’è la piazza pedonale, che è stata voluta con forza, quasi imposta, dall’amministrazione comunale».
Ma la Soprintendenza ha richiesto opere di compensazione per il maxi intervento in Val di Luce?
«È una cosa di cui nessuno ha parlato e parla. Le compensazioni richieste alla “Val di Luce spa” hanno infatti consentito la completa rinaturalizzazione di un’intera area sciistica, corrispondente alle piste di Campolino nella val Sestaione. Sono state demolite, con il completo allontanamento dei detriti, tutte le stazioni di monte e di valle degli impianti, le varie stazioni intermedie, i piloni, i plinti e quant’altro connesso a tali manufatti. È stato completamente demolito il fatiscente rifugio di Campolino, costruzione priva di qualsiasi velleità d’integrazione nel contesto ambientale circostante. In questa vasta area, corrispondente a decine di ettari di foreste e praterie d’altura di grande pregio, comprendenti ampie zone di vaccinieti, si sta assistendo alla riconquista, da parte della natura, degli spazi un tempo occupati da manufatti di vario genere. L’obiettivo è stato quello di eliminare una serie di edifici ed impianti che sarebbero rimasti a deturpare quei luoghi per chissà quanto tempo, in un’ottica di riqualificazione territoriale complessiva nel pieno rispetto della natura e del paesaggio. Queste aree, liberate dalle ingombranti e obsolete strutture turistiche e impiantistiche, devono essere ora presidiate dalle amministrazioni pubbliche, dai movimenti ambientalisti, dalle popolazioni locali e non, affinché possano compensare i tanti interventi di urbanizzazione e di eccessiva antropizzazione che (non solo in Val di Luce) si sono concretizzati in questi anni».
È anche una ricetta per il futuro?
«La speranza è che questi interventi, chiamiamoli di bonifica ambientale, possano essere estesi ad altre aree, dove sono presenti edifici fatiscenti o impianti in disuso, per consentire anche a questi territori di riacquisire il loro alto grado di qualità paesaggistica».
Si riferisce alla zona di Piandinovello?
«Anche. Per quanto riguarda Piandinovello, è sicuramente auspicabile che la parte alta venga al più presto restituita alla natura. Non è più concepibile una presenza di impianti sciistici a macchia di leopardo. L’operazione Val di Luce ha un senso proprio per questo: tutte le attività sono state concentrate in una zona ben precisa».



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