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Boom edilizio e consumo del paesaggio
Mosè Ricci *
Il Sole 24 ore edilizia e territorio 20/10/2007

*Mosè Ricci è Docente di Urbanìstica all'Università di Genova e membro del comitato scientifico del progetto Atlante Italiano


I paesaggi italiani sono a rischio. Il nuovo Atlante Italiano «007_Rischiopaesaggio», promosso dalla Darc e in mostra al Maxxi di Roma dal 16 ottobre, ci costringe a ragionare su una condizione di emergenza di cui non abbiamo piena consapevolezza. Eppure il degrado e la progressiva svalutazione del patrimonio paesaggistico nazionale - dagli incendi, all'erosione delle coste, allo scioglimento dei ghiacciai - sono sotto gli occhi di tutti. E ancora più aggressivi degli agenti ambientali si stanno rivelando i comportamenti sociali, i processi di sviluppo economico e i nuovi stili di vita che continuamente realizzano i loro effetti sul paesaggio.
Viviamo una condizione ambigua della quale non vogliamo accorgerci. In astratto, siamo tutti per la difesa dell'integrità del BelPaese. Ne facciamo il manifesto dell'identità nazionale. Siamo consapevoli del grande valore economico del paesaggio italiano, come principale risorsa dell'economia del turismo, come riserva della produzione agricola eccellente, come moltiplicatore della qualità della vita. Nei fatti poi, pratichiamo stili di vita che continuamente alterano gli equilibri del sistema ambientale e paesaggistico. Cerchiamo di assicurare il nostro futuro investendo in beni immobiliari Rivendichiamo la necessità di nuove grandi infrastrutture territoriali. Non solo tendiamo ad abitare i posti più belli e più attraenti turisticamente, ma per capitalizzare ormai costruiamo dovunque sia possibile e anche dove non lo è. Nello stesso momento in cui, a parole, rivendichiamo il valore del nostro paesaggio, lo aggrediamo con i nostri comportamenti economici e sociali. Abbiamo un'idea vaga di quanti milioni di metri cubi sono stati costruiti in Italia negli ultimi anni e di come tutto questo abbia trasformato e stia ancora cambiando il nostro paesaggio e le nostre città?
I dati diffusi dal Cresme nel 2006 sulla febbre edilizia sono eloquenti. Stiamo vivendo il più straordinario boom del settore edilizio della storia del nostro Paese e incredibilmente nessuno ne parla in termini di offesa al patrimonio paesaggistico e di qualità delle trasformazioni. I valori delle case sono saliti vertiginosamente, come il numero delle compravendite e delle transazioni, quello delle agenzie immobiliari, degli studi di architettura e delle imprese di costruzione. Nel 2006 è stato realizzato in Italia un monte cubatura superiore ai 300 milioni di me. Si tetta del settimo anno consecutivo in cui tale soglia viene superata e nelle previsioni lo sarà anche per quest'anno e probabilmente nel 2008. Dal '99 a oggi, complessivamente, sono stati realizzati in Italia 3 miliardi di me. che equivalgono a circa 46 me per abitante, oppure - se si calcola il territorio nazionale al netto delle superfici agricole e boschive protette - a un complesso edilizio di circa 700 appartamenti ogni kmq. Più della metà della linea costiera italiana è ormai occupata dalle costruzioni. Come possiamo pensare che tutti questi processi di sviluppo economico-insediativo non stiano consumando inesorabilmente gli stessi valori che li generano?
Ha senso allora portare l'attenzione sui rischi del paesaggio italiano. Serve ad allarmare le coscienze divulgando le figure del saccheggio che continuamente operiamo ai danni del nostro stesso patrimonio, a indirizzare le politiche e gli investimenti, a programmare gli interventi, a qualificare i progetti.
Il nuovo Atlante Italiano promosso dalla Dare sperimenta il metodo di segnalazione del rischio per punti critici di controllo individuati attraverso lo sguardo e la sensibilità di 15 fotografi di paesaggio. È un tipo di analisi analogo a quello che si usa per i rischi alimentari (Haccp). In alcuni vigneti italiani per esempio, come in quelli del Sagrantino a Montefalco, si usa piantare una rosa davanti ai filari dell'uva. I parassiti che aggrediscono la vigna colpiscono per prima la rosa. Se il fiore si ammala si rischia di perdere il raccolto e bisogna intervenire. La rosa è il punto critico di controllo, l'uva la risorsa da non perdere.
L'Atlante individua cinque temi di lavoro da proporre ai fotografi. Sono modi in cui inesorabilmente consumiamo il nostro paesaggio. Corrispondono a cinque situazioni critiche che producono cambiamento. Le immagini dei luoghi che realizzano queste condizioni colpiscono a fondo. La Toscana's way of life è esplorata da Andrea Abati per il tema dei paesaggi del mercato immobiliare, con Monticchiello e altre chicche. Andrea Berruti lavora sull'abusivismo e sull'incompiutezza di tante opere pubbliche, per il tema dei paesaggi illegali. George Tatge e Marialba Russo descrivono i paesaggi dell'abbandono. Fulvio Ventura (Venezia assediata dai giapponesi), Walter Niedermayr (paesaggio alpino con turisti) e Jordi Bernadò (i paesaggi della casta) denunciano le condizioni precarie dei paesaggi eccellenti. E, non ultimi, John Davies (Sperlonga e la costa tra Roma e Napoli) e Alex S. Maclean (l'Adriatico e il Tirreno centrale dall'aereo) con i loro paesaggi del consumo turistico, esplorano un tema che forse più degli altri ci lascia allarmati.
Al di là del valore delle opere che arricchiranno la collezione fotografica del Maxxi, il significato innovativo dell'operazione messa in piedi dalla Darc, sta nelle sue potenzialità operative. L'Atlante, con i suoi corollari (mostra itinerante e concorso in rete per giovani fotografi) mette a fuoco situazioni critiche sulle quali occorre far valere la denuncia, ma allo stesso tempo offre l'analisi del rischio come strumento per definire le politiche di intervento e per orientare gli investimenti tenendo conto sia delle risorse che dei valori. Uno strumento che dovrebbe essere utilizzato insieme agli altri due decisivi per la salvaguardia e la valorizzazione dei nostri paesaggi. Cioè con le politiche per il contenimento del plusvalore delle rendite immobiliari (che è il vero motore del consumo del paesaggio, ma nessuno ne vuole sapere) e con quelle per la qualità dei progetti. E su queste bisogna dire che la Darc ha fatto e sta facendo molto. Il programma Qualità Italia che promuove la diffusione dei concorsi di architettura per la realizzazione di opere pubbliche di qualità rappresenta un segnale importante proprio per intervenire con i progetti sulle aree più a rischio. Ma ci vorrebbero scelte più coraggiose da parte delle Amministrazioni locali per imporre l'uso del concorso di idee anche per le opere dei privati, che veramente realizzano il nuovo paesaggio italiano.
A Roma, per esempio, ci si accapiglia, sul progetto di Meier per l'Ara Pacis o su quello di Calatrava per la seconda università, però nessuno parla degli 80 milioni di mc spalmati dal nuovo piano regolatore sulla città eterna. Non si discute, né si sa molto, dell'avanzata dei centri residenziali, modello Parco Leonardo, nella campagna verso Fiumicino. Come se pochissime architetture dello star System possano o debbano risarcire il peso immane della nuova città senza autore, che nei casi più eclatanti si chiama con il nome di battesimo del suo costruttore. Il patto economico esistente tra cittadini, imprese e potere in Italia oggi sembra escludere la qualità diffusa. Con alcune significative eccezioni. In Alto Adige, dove la legge per le prestazioni ambientali degli edifici sta portando a un profondo miglioramento della qualità architettonica, che è diventata così uno standard essenziale del nuovo mercato edilizio. A Milano, dove il Comune punta a far promuovere procedure concorsuali dai privati, per garantire adeguati livelli di qualità urbana ai nuovi progetti immobiliari. C'è poco altro.
Il boom edilizio che così profondamente segna il nostro paesaggio, se è registrato dai numeri, è in realtà quasi sempre tenuto nascosto dai mezzi di comunicazione. Il ministero per i Beni culturali con le campagne della Dare, comincia a far emergere le contraddizioni e le aporie del sistema della produzione edilizia in Italia. In questo senso le fotografie dell'Atlante sono opere di impegno civile, punti di controllo di una ricchezza da non perdere. Sono l'espressione artistica di un Paese che difende il suo paesaggio.



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