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Obiettivo Medioevo. La depredazione sistematica del patrimonio culturale paesaggistico
Silvio Cecere
Il Messaggero eolico. Settimanale grossetano indipendente di controinformazione, n. 14 - 9/10/2007

La caduta dell'impero romano con le invasioni barbariche comportarono per le popolazioni italiche danni sociali, economici e culturali. Tra questi ultimi va annoverato certamente il fenomeno, che si and ampliando nei secoli successivi, della depredazione e reimpiego del patrimonio artistico di epoca romana composto da ogni genere di opere d'arte abbandonate nei templi, nelle terme, nei teatri, negli edifci imperiali.
Fenomeno che a Roma prosegu ancora dopo il rinascimento e fece coniare il noto detto: "ci che non fecero i barbari, fecero i Barberini", in relazione alla spoliazione dell'urbe da parte della famiglia Barberini, non appena asceso al potere papale Urbano Vili nel 1623.
Evidentemente l'ignoranza crassa delle valenze culturali insite in quelle vestigia, rese possibile un disastro di cui ancora oggi non possiamo che rammaricarci e fare un mea culpa, in quanto procurato maggiormente da italiani. Ma certi eventi si ripetono ciclicamente e, seppure con differenti aspetti, nella sostanza si ripropongono scenari che molto spesso si vorrebbe fossero sopiti per sempre.
Nuovi "barbari" e nuovi "Barberini" minacciano prepotenti lo scenario economicoamministrativo italiano con una protervia tale da piegare anche i media e parte dell'opinione pubblica ai loro obiettivi di conquista del territorio.
In altre parole ci troviamo di fronte ad una spoliazione culturale che non ha precedenti. E non solo sul piano paesaggistico, che gi di per s costituirebbe un grave allarme, ma anche su quello culturale, sotteso al primo.
Per chiarire le implicazioni tra questi due valori ci permettiamo qui di seguito di attingere a piene mani al contributo di una antropoioga in una recente pubblicazione: "Popolazioni e paesaggio " nella Convenzione europea sul paesaggio, di Costina Papa.
"Questo intervento [...] nasce da una duplice esperienza di componente di un comitato scientifico per la costituzione di un ecomuseo del paesaggio e di direttore di un Dipartimento in cui gli antropologi convivono con geografi; urbanisti, pianificatori terrritoriali.
Cos ho potuto verificare come la dimensione culturale della produzione di paesaggi e localit e le dinamiche sociali che sottendono i processi decisionali vengano riconosciute almeno da una larga parte di tecnici, studiosi, amministratori impegnati nel campo dell'analisi, progettazione e governo del territorio, come indissolubilmente legate alla definizione e riconoscimento dei paesaggi e all'intervento sui paesaggi. [...]
Alcune definizioni di paesaggio prese a caso [...]: "Paesaggio teatro" "Paesaggio storia": il paesaggio "testo", "specchio", "lastra fotografica", "viso di un luogo". In queste definizioni gi possibile cogliere la molteplicit delle possibili connotazioni: estetiche, culturali, storiche, economico sociali, ecologiche, ispirate a concezioni tra loro diverse ed anche, se confrontate, contraddittori e che trovano una sintesi ossimorica si potrebbe dire nel primo articolo della Convenzione europea sul paesaggio, che oggi costituisce quasi una carta costituzionale per chi se ne voglia occupare, e che anche qui verr assunta come oggetto privilegiato.
La Convenzione in un suo primo articolo propone anch'essa una definizione secondo la quale "Paesaggio designa una determinata parte di territorio cos come percepita dalle popolazioni" [...] Questo richiamo alla percezione, e dunque ad un fattore fortemente soggettivo e non generalizzabile ed oggettivabile, sottolinea la necessit di tenere conto, nel discorso e nella pratica del paesaggio del ruolo dei diversi soggetti che lo abitano, che lo "identificano", gli attribuiscono "valore", lo "riconoscono". [...]
In ogni caso il paesaggio che emerge dalla Convenzione, [...] non il paesaggio eccezionale bello da vedere, scena o monumento paesistico che aveva dominato la pratica della tutela di alcune ristrette porzioni di territorio fino agli anni Cinquanta e neppure il territorio d'eccellenza sottratto alle pi recenti compromissioni da conservare come documento storico di cultura locale, in analogia con la conservazione dei centri storici.
piuttosto il paesaggio quotidiano agito e costruito dall'uomo, non necessariamente dotato di aree di pregio, ma in cui si ritiene ugualmente necessario introdurre un meccanismo regolati-vo fatto di buone pratiche, capaci di valorizzare la sua funzione di oggetto e contesto della vita quotidiana dell'uomo. [...]
Nell'articolo cinque viene ribadito l'impegno dei Paesi firmatari a riconoscere giuridicamente il paesaggio in quanto componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversit del loro patrimonio comune culturale e naturale a fondamento della loro identit. [...]
La Convenzione, assunta in modo letterale e fuori da una analisi critica, non aiuta dunque molto a comprendere un paesaggio nelle relazioni che vi sono agite, di cui sollecita a fornire una immagine strumentale o consolatoria e in ogni caso appiattita. [...]
Al contrario se le categorie a cui si fa riferimento vengono sottoposte ad una interrogazione critica possono consentirci di comprendere dinamiche e processi ed essere utili anche in vista della gestione politico amministrativa del paesaggio e della promozione di "buone pratiche". [...]
Naturalmente, e sempre pi frequentemente oggi, gli attori e le norme sono anche esterni ai singoli luoghi e la localizzazione spesso prodotto di imperio, che proviene dall'esterno, con cui interagiscono le comunit locali, che ne riconfigurano gli ambiti.
Anche senza giungere a questi estremi, azioni distruttive del paesaggio prodotte con finalit esclusivamente economiche, a partire dal possesso di mezzi e poteri non comuni, non sono rare e di fatto si sottraggono alle regole di compatibilit previste a livello istituzionale, quando non siano le stesse istituzioni a produrle o ad incentivarle, (basti pensare alle centrali nucleari), producendo realt con cui le comunit che abitano i paesaggi devono confrontarsi. [...]'
Scusandoci con l'autrice per i pesanti tagli al testo, motivati dai nostri limiti di spazio, riteniamo di avere evidenziato come il concetto di "paesaggio" offra l'opportunit di elaborazione con le amministrazioni locali che svolgano il loro ruolo in maniera responsabile e costruttiva con il contributo della popolazione.
Noi siamo fermamente convinti che la Provincia di Grosseto, "primo Distretto Rurale d'Europa", sia intimamente e storicamente connessa con il paesaggio, in tutte le accezioni, e che la vocazione del territorio sia precipuamente verso le espressioni della "ruralit", quali i prodotti agricoli, il turismo, la fruizione di un territorio pregiato, la cultura che da tutto ci prende forma e contenuti; in altre parole una sapienza millenaria di equilibrio ambientale che non sottrae risorse al futuro ma che valorizza quanto pi di tipico presente e di valore ci viene riconosciuto: l'identit.
Al contrario, l'omologazione verso forme stereotipe di turismo, edilizia, produzione energetica, etc. suonano come una condanna a morte del territorio, delle tradizioni e delle sue popolazioni.



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