(Carlo Giantomassi) «Stanno distruggendo il restauro» Riccardo Paradisi CRONACHE DE L'INDIPENDENTE, 05-10-2007
Parla Carlo Giantomassi, un'autorità del settore «Manca un progetto per la manutenzione del patrimonio»
Ha restaurato gli affreschi di Giotto della basilica di Assisi, la Cappella degli Scrovegni a Padova, gli affreschi del Parmigianino a Parma; è stato in missione in Iraq, Afghanistan e Kossovo: lì dove il patrimonio artistico è stato ferito dalla guerra. Stiamo parlando di Carlo Giantomassi, uno tra i più autorevoli e importanti restauratori italiani. Un professionista esperto, formatosi all'Istituto centrale del restauro a Roma, e oggi molto preoccupato dello stato dell'arte dei nostri beni culturali, della qualità della loro manutenzione. «Purtroppo», dice all'Indipendente Giantomassi, «in Italia manca un programma di manutenzione del patrimonio: si procede a tentoni, alla cieca». Preoccupato dunque, anche se il restauratore anconetano non condivide del tutto l'allarme lanciato dal direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis su Repubblica mercoledì scorso: «È vero che a volte si interviene con un restauro anche quando questo non è strettamente necessario e gli sponsor, da questo punto di vista, sono molto condizionanti. Ma spesso intervenire è necessario: nella Camera degli sposi del Mantegna a Mantova era assolutamente necessario per esempio». Ma il cruccio di Giantomassi riguarda la formazione dei restauratori: «Un tempo ci si diplomava all'Istituto centrale del restauro a Roma, fondato da Cesare Brandi nel 1939, e poi, dal 1975, all'Opifìcio delle pietre dure a Firenze. Da quando è stata superata la legge Bottai del '39 e l'accesso alla professione è pressoché diventato libero si è progressivamente precipitati nel caos. Grazie anche l'apertura incontrollata di scuole regionali e locali che formano nuovi restauratori senza una disciplina unitaria e spesso con risultati controversi». Ma la confusione più grande, spiega Giantomassi, riguarda i processi decisionali che presiedono al restauro: «L'intervento sulle opere viene deciso dalle soprintendenze che hanno fondi sempre insufficienti. È a questo punto che entrano in gioco gli sponsor, i quali legittimamente preferiscono sponsorizzare il restauro di opere note, ottimizzando le carenze dello Stato». Ma il pericolo più grande per la qualità del restauro e di conseguenza per patrimonio, spiega Giantomassi, è costituito dalla legge Merloni, «una normativa concepita per i lavori pubblici, per le strade, le infrastrutture ma applicata anche alle opere d'arte. E così si assiste addirittura all'assurdo di imprese edilizie che partecipano a gare d'asta al massimo ribasso per aggiudicarsi anche il restauro di opere d'arte. Che viene subappaltato spesso a una delle tante imprese di restauro che ci sono in giro. È in questo modo», conclude Giantomassi, «che si mettono a repentaglio le opere d'arte. Il fatto è che la legge Bottai ha tutelato il patrimonio artistico italiano, il suo superamento rischia ora di distruggerlo».
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