Non sono gli sponsor a dettar legge Giorgio Bonsanti la Repubblica, 04-10-2007
Le questioni sollevate da Ginzburg e Settis (sulle pagine della Repubblica di ieri) sono importanti, e richiedono un esame attento e, da parte di chi non concordasse, una risposta meditata. Non si tratta di temi nuovi, perché vengono anzi riproposti periodicamente. Ginzburg e Settis argomentano che i finanziamenti si indirizzano prevalentemente verso le opere più note, con rischi di restauri superflui. L'osservazione è corretta in sé: è ovvio che chi finanzia a scopo pubblicitario intende che se ne parli, sarebbe paradossale il contrario. Però non tiene conto che esiste un organo apposito, le Soprintendenze, che vaglia ogni proposta, e fino a prova contraria accoglie soltanto quelle che abbiano un senso. Inoltre, e questo non si considera mai a sufficienza, i restauri "famosi" sono solo una minima parte di quanti quotidianamente si compiono, nei musei e soprattutto sul territorio. L'attività quotidiana degli organismi di tutela si indirizza proprio alla salvaguardia del patrimonio meno conosciuto. Certamente sono possibili restauri "non urgenti", e non si finirà di pretendere coordinamenti territoriali che investano tutti i soggetti titolati ad aver voce in capitolo, al fine di redigere programmi lungimiranti che tengano conto di tutti i fattori che possono raccomandare il restauro di un'opera, stilando elenchi in cui, fatte salve le emergenze, gli interventi vengano scaglionati secondo ordini di precedenza. Ugualmente si dovrà certo ragionare secondo un'ottica di conservazione programmata; ma essa potrà affiancarsi all'effettuazione dei restauri, non certo sostituirli integralmente. La rimozione di velature o ritocchi a secco sarebbero misfatti che qualsiasi restauratore alle prime armi saprebbe evitare: consta a Ginzburg e Settis che ne siano stati compiuti sugli esempi che citano? Infine: la scientificità nei restauri non è da guardare con diffidenza, e anzi le scienze per la conservazione sono la vera, magnifica via maestra del restauro moderno. E' indispensabile che gli storici dell'arte si impegnino per acquisire i nuovi strumenti che le discipline del restauro rendono loro disponibili. Ordinario di Storia e Tecnica del Restauro all'Università di Firenze; già Soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze
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