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SICILIA - Nei boschi bruciati affiorano centinaia di rifiuti abbandonati
TANO GULLO
29 AGOSTO 2007, LA REPUBBLICA, PALERMO

IL CASO


Il fuoco ha restituito agli occhi quel che l´uomo anno dopo anno aveva scriteriatamente disperso a casaccio, utilizzando ogni angolo di terra come una discarica. Nel disprezzo più assoluto della natura e dell´ambiente. Incenerito tutto ciò che era infiammabile, il territorio desolato delle Madonie è rimasto sfregiato oltre che nel verde anche da una caterva di ferraglia sparpagliata tra il nerume.


Eccolo, tra la foresta di tizzoni spenti e cenere intorno a Gratteri, il "Museo della monnezza di metallo": bidoni di tutte le forme e dimensioni (alcuni addirittura risalenti al tempo dello sbarco degli americani nel ‘43) cerchioni di auto; cerchi di botti; bidè; vasche da bagno; cucine a gas; portiere di auto; bulloni di traversine ferroviarie; telai di biciclette; pentoloni; frigoriferi; travi tondini e profilati di ferro; rotoli di filo spinato, mattonelle di ceramica. Infine, curiosamente, un copri water di uno strano materiale, evidentemente ignifugo. È una sorta di deposito di sfasciaoggetti che insozza questo pezzo di Madonie. Senza contare tutte le schifezze in plastica e in legno che il fuoco ha cancellato, unico aspetto positivo del devastante falò della settimana scorsa.
Era seppellito nella folta macchia mediterranea tutto questo ciarpame che dopo la furia delle vampe adesso è tornato a galla, annerito e inquietante. Viene da chiedersi come hanno fatto a trasportare fin lì il rosario di rifiuti. Dietro a ognuno di questi oggetti c´è la firma dell´uomo. Il consumismo ha contaminato anche la cultura contadina. L´usa e getta si è insinuato perfino nei recessi più inaccessibili dei pastori. Un tempo ogni oggetto veniva riciclato e quando era finito il suo percorso nella catena dell´utilità veniva smaltito nel rispetto della madre terra, riferimento sacro per dare senso a ogni atto del ciclo vitale e di quello produttivo. Ormai i campagnoli a tempo pieno nei nostri paesi si contano nel pugno di una mano; ai contadini e ai pastori è subentrata un´etnia ibrida di uomini con un piede nell´urbanità e un altro nella ruralità. Quelli che - magari dopo aver fatto il turno di notte nelle fabbriche di Buonfornello-Termini - vedete andare nei campi con le automobili o portare le mandrie ai pascoli affiancandoli e guidandoli belli comodi sul sellino della motoape, se non al volante di un invasivo Suv.
Fa impressione questo paesaggio da girone infernale puntellato dalle brutture. Tutto il verde intorno a Gratteri, forse il più folto del parco madonita, è andato in fumo. La foresta che si spingeva fino a Collesano non esiste più. La pineta all´ingresso del paese è una macchia nera. Si è salvata il centro della vallata "Sellitta" e forse è recuperabile la pineta sotto la grotta Grattara, che abbraccia "La Scala", il quartiere più antico del paesino dalle diciassette chiese.
A colpo d´occhio il paesaggio - deturpato a 30 gradi - somiglia a quello di Le Creusot, le "pais noir", il paese nero sovrastato dalla miniere belghe, quello della strage di Marcinelle. Lì le tonalità cupe che tinteggiano le facciate delle case e il basolato delle piazze è stato causato dal carbone estratto dalle viscere della terra, qui il nerume è lascito del recente falò. Lì, prima della disattivazione delle carbonaie, era ricchezza, qui è miseria. Lì il nerofumo è inestirpabile, qui speriamo che presto venga colorato da nuovi pini e da quelle ginestre che a primavera rendevano queste montagne allegre e profumate.
Il danno della devastazione - fienili e casupole distrutte, pascoli abbrustoliti, auto bruciate, ulivi e orti carbonizzati, animali selvatici annientati - e la beffa degli oggetti venuti a galla, che aggiungono spettralità alla già angosciosa visione deprivata dal verde. Come i fondali del mare, sotto la bellezza delle acque azzurre, nascondono intrecci di rifiuti, così i nostri boschi. C´è da sperare che l´Ente Parco adesso si adoperi per bonificare il territorio. Non c´è occasione migliore. Bidoni e tutto il resto sono a vista e facilmente asportabili. L´anno scorso lo hanno fatto nel limitrofo Parco dei Nebrodi. E dio-solo-sa quello che è stato trovato. Decine di viaggi di camion per fare un bel repulisti. Sarebbe il primo seme di futuro. Indispensabile per ridare respiro alla terra ferita e un po´ di ottimismo ai tanti appassionati naturisti - locali e forestieri - che di Madonie sono malati. Irrimediabilmente, a dispetto del fuoco.



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