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Morgantina aspetta la sua Venere E per ospitarla è già battaglia
Paolo Fallai
Corriere della Sera, 26 agosto 2007


II sindaco: da qui non si muoverà più. Pronti a ospitarla il museo e una chiesa sconsacrata

«II ritorno della statua in Sicilia rilancerà il turismo»
AIDONE (Enna) —Ma quale Venere? La statua di Morgantina rappresenta una Demetra, solo che dalla Sicilia agli Stati Uniti è stata «promossa». Una Venere si vende meglio: il Getty Museum la pagò ai trafficanti 18 milioni di dollari e oggi viene assicurata per oltre 25. In realtà non ha prezzo. Gli archeologi sorridono a sentir parlare della statua alta più di due metri, rubata alla fine degli anni '70 sulle pendici di questa città abitata fin dall'età del Bronzo, resa importante dai greci e vittima di un orrendo massacro da parte dei mercenari mandati dai romani (211 a.C.) a punirla per essersi schierata con Cartagi-ne. L'accordo firmato tra il ministro Francesco Butelli e il Getty Museum di Los Angeles il 31 luglio scorso proclama solennemente chela «Dea», chiamiamola così, tornerà in Sicilia entro il 2010.
«Aspettiamo di vederla sul serio», dicono ad Aidone, iì paese normanno che domina e protegge il sito di Morgantina. «Noi siciliani siamo diffidenti per natura e fregature ne abbiamo prese tante — dice il sindaco Filippo Curia —, ma che la Venere debba tornare qua non c'è dubbio». La pensano esattamente come lui gli aidonesi, tutti e seimila e non solo quelli dell'Archeo-club. Qui l'albergo si chiama Morgantina e la Venere — per ora sui poster — è ovunque, dai negozi di alimentari (pochi) ai barbieri (moltissimi). Qui il 17 dicembre scorso si sono ritrovati tutti in piazza per chiedere la restituzione della Dea. «Quel giorno — racconta l'assessore regionale alla Cultura Nicola Leanza — c'erano anche giornalisti americani e non credevano ai loro occhi. Non si era mai visto un paese sollevarsi per riavere un bene culturale. Se c'è stato un accordo col Getty una parte di merito l'ha avuta proprio quella giornata. E pioveva a dirotto».
La Soprintendenza di Enna ha appena finito di restaurare il Museo Archeologico di Aidone e completare la didattica nell'area degli scavi. U risultato è un piccolo museo gioiello, capace di illustrare con teche, reperti e pannelli, la storia di un'area che va da Montagna di Marzo a Monte Navone, passando per i famosissimi mosaici della villa imperiale romana di Piazza Armerina che accoglie, da sola, cinquecentomila visitatori l'anno. A Morgantina finora, i visitatori sono stati meno di un quinto, ma le opere in arrivo — e la straordinaria cura con cui l'area viene tenuta e offerta ai visitatori —sono destinate a farne uno dei luoghi simbolo dell'archeologia siciliana.
«Ma perché parlate solo della Venere che è una Demetra?», si sgolano in Soprintendenza. «Entro il 2008 — spiega Alessandra Castorina, del servizio archeologico —torneranno qua gli straordi-nari acrolici (le teste, le mani e i piedi in marmo di statue il cui corpo era in calcare o tufo, proprio come la "Venere", ndr) trafugati qui e finiti al Bayly Museum dell'Università della Virginia. E sempre tra pochi mesi aspettiamo il ritorno del tesoro di Morgantina: quindici preziosissimi argenti di epoca ellenistica». Anche quelli saccheggiati nel 1978 e finiti al Metropolitan di New York.
Gli argenti, la Venere, gli acrolici: tutto materiale trovato dai tombaroli in un'area esplorata sistematicamente dal 1955 da esperti di tre università americane, Princeton in primo luogo e poi Elinois e Virginia. Reperti svenduti per pochi spiccioli: per gli argenti i tombaroli ebbero mille dollari, il Met li pagò ai trafficanti 2,7 milioni. La stessa Venere, è talmente poco Venere da essere stata trovata in località San Francesco di Bisconti, non lontana dall'acropoli di Morgantina, dove i tombaroli prima degli archeologi scoprirono un santuario dedicato a Demetra e alla figlia Kore, protettrici delle messi e dell'agricoltura. Non si sa se fu ritrovata a pezzi o furono loro a dividerla per farla uscire meglio dall'Italia.
Ma qui tornerà tutta intera. E già c'è agitazione su dove collocarla; per questo, tra due settimane il ministro Ru-telli sarà in Sicilia insieme all'assessore Leanza. La Soprintendenza punta sul Museo di Aidone: per gli acrolici c'è già il pannello; per gli argenti il progettò di un ambiente blindato. E per la Venere si parla della chiesa, la prima sala entrando, dove una foto della statua le regge il posto.
Silvana Rizzo, consigliere di Rutelli per i rapporti internazionali e una delle protagoniste della trattativa col Getty, sottolinea l'importanza della statua «che si può osservare da tutti i lati e presenta un panneggio bagnato che la rende straordinaria. Per questo particolare superiore perfino al panneggio della Nike di Samotracia del Louvre». L'assessore Leanza ricorda che qui dovrebbe avere gambe e fondi uno dei parchi archeologici che sulla carta ci sono già: «La ricchezza culturale può essere un motore economico e di benessere: valuteremo se la Venere merita una collocazione a parte. Ma sempre in questa area». Il sindaco di Aidone non si vuole arrabbiare: «La battaglia per la Venere l'abbiamo fatta tutti insieme. Troveremo un posto adatto. Se il Museo non va bene nella parte alta del paese, con una vista che spazia per chilometri c'è una chiesa sconsacrata, San Domenico, che può essere restaurata. Davanti al Museo c'è la scuola elementare, possiamo trasferirla. Ma che nessuno si metta in testa strane idee. Noi il furto l'abbiamo già subito». La seconda vita di Morgantina nasce qui, dalla determinazione di una comunità che fa poche chiacchiere. Strabone, all'inizio dell'età imperiale, liquidava Morgantina come una città che «una volta esisteva, ma ora non esiste più». Beh, Strabone si sbagliava.



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