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Catania sull'orlo della bancarotta, ha un buco di 150 milioni. E vuol vendere i gioielli di famiglia
Walter Rizzo
lUnit, 12 agosto 2007



Sindaco da due mandati, il medico di Berlusconi non fa il miracolo.
La Catania risorse dovr vendere i palazzi di pregio per far cassa Si comincia, non per caso da quello affittato dalla Cgil
A farla da padrone, ormai Virlinzi e Ciancio, che si spartiscono speculazioni e affari. Dai parcheggi ai centri commerciali


UN BUCO profondo fino a toccare le falde marine, che si incuneano sotto terra. Si potrebbe partire da questa grande spelonca - scavata dalle ruspe in piazza Europa, il salotto buono di Catania affacciato sul mare - per raccontare la citt del grande buco. Il buco finanziario del Comune, sancito con parole durissime dagli ispettori inviati dal ministro Padoa Schioppa, ma anche il buco nero dei grandi affari, dei grandi interessi in quella che un tempo era la citt dei "quattro cavalieri dell'apocalisse". Oggi Costanzo, Rendo, Finocchiaro e Graci non ci sono pi, spazzati via dalla tempesta di tangentopoli e di mafiopoli. Ora governano indisturbati due nuovi padroni della citt, Virlinzi e Ciancio: capaci di tessere affari con tutti, di tenere buone relazioni con centrosinistra e centrodestra e sempre abilissimi a non finire in indagini e inchieste pericolose. Se Virlinzi appare pi defilato, Mario Ciancio si muove invece con spregiudicatezza e lega i suoi affari al controllo totale dell'editoria. infatti il padrone unico dei mezzi di comunicazioni in questa parte dell'isola. Un potere che gli consente persino di imporre a la Repubblica di non distribuire nelle edicole della citt l'edizione prodotta in Sicilia e stampata nei suoi stabilimenti catanesi. Un monopolio che nessuno mette in discussione e che gli permette di tenere i politici a bacchetta. Oggi schierato con Raffaele Lombardo e il suo Mpa, ma le sue simpatie sono mutevoli come il vento della politica. Se qualcuno non gli sta simpatico, come l'europarlamentare Ds
Claudio Fava, semplicemente lo cancella dai media. Al punto che Fava ha citato Ciancio in giudizio chiedendo un maxi risarcimento per le sistematiche censure. Catania non si scandalizza. Ingoia tutto, anche la bancarotta del Comune a cura della giunta guidata dal medico personale di Berlusconi. Umberto Scapagnini lo si visto correre al capezzale di Silvio, ma i suoi rimedi miracolosi nulla possono sul colossale buco di 150 milioni di euro del Comune di Catania. Mesi fa venne consigliato ai dipendenti comunali di frequentare il meno possibile i bagni di Palazzo degli Elefanti, perch non c'erano soldi e i fornitori della carta igienica non facevano pi credito. Leggende metropolitane - tagliano corto a Palazzo dei Chierici, sede dell'assessorato al bilancio - i debiti ci sono, ma non siamo alla bancarotta.
Sar vero, ma l'amministrazione sembra alla disperata ricerca di quattrini. Ha messo su la societ, Catania Risorse per poter fare cassa con la vendita degli immobili di propriet comunale. Bell'esempio di finanza creativa - tuona l'opposizione di centrosinistra - quei beni sono patrimonio dell'Unesco e non sono alienabili, quindi non possono esser neppure dati in garanzia per accedere mutui. Ad opporsi alla vendita anche la Sovrintendente ai beni culturali Maria Grazia Branciforti: immediatamente rimossa dal governo Cuffaro.
L'assessore Gaetano Tafuri oggi usa proprio il valore storico e architettonico di questi edifici per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. In uno di questi edifici, l'antico convento di San Giuliano, dalla fine della guerra ha sede la Camera del Lavoro Cgil. Per loro tra tre anni pronto lo sfratto. Curioso - dice il segretario della Cgil, Ciccio Battiato - l'amministrazione si ricorda di questi edifici dopo la nostra posizione su "Catania risorse" e dopo la nostra grande manifestazione contro la mala politica al Comune e alla Provincia.
La Commissione Antimafia nella sua recente visita a Catania ha posto l'accento sugli appalti, concessi direttamente e senza gare. Ci siamo chiesti quale sia il ruolo di Cosa nostra in questi affari - spiega il capogruppo dell'Ulivo Giovanni Burtone - e come mai a Catania vi sia un'altissima e anomala concentrazione di centri commerciali. Bisogna capire chi siano qui i nuovi referenti imprenditoriali e politici di Cosa nostra. A Catania non si capiscono tante cose, ad esempio perch le partecipate che, nelle altre grandi citt sono una sorta di riserva di cassa delle amministrazioni, accumulino solo perdite. La citt non ha uno Ztl, scoppia, soffocata da migliaia e miglia di veicoli, i parcheggi di scambio costruiti a Barriera restano vuoti, gli autobus continuano a viaggiare, semivuoti, ad una velocit media di 13 km orari e l'azienda trasporti accumula deficit.
Ma anche il traffico pu essere un ottimo affare: torniamo in piazza Europa, al grande buco sulla scogliera. L dentro, cos come in altri punti del centro, dovrebbe nascere un grande parcheggio sotterraneo: migliaia di vetture, negozi e centri commerciali. Un bell'affare per chi lo gestisce e il gestore non sar il Comune, ma una societ di propriet del cavaliere Virlinzi e dell'editore Mario Ciancio, che con il sistema del project finacing lo avranno in gestione per un quarantennio, ottenendo anche la possibilit di realizzare una vasta area commerciale. Ma anche alcuni dei parcheggi di superficie, le cosiddette strisce blu oggi in mano alla societ pubblica "Sostare", finiranno ai privati. Guarda caso sono le aree pi redditizie, quelle adiacenti al centro. Ma nella citt del disastro finanziario anche i progetti e i sogni devono esser utili a qualcuno. Accade cos che a colpi di varianti e con alcuni aggiustamenti al piano regolatore i nuovi padroni si garantiscano altri introiti con un sistema da far impallidire quello descritto da Rosi in Le mani sulla citt. Il pi grosso affare quello legato al nuovo Piano regolatore nelle zona del Rotolo, di fronte al mare, che prevede altissimi indici di fabbricabilit. Terreni coperti di sciara e sterpaglie, acquistati anni fa a due soldi (ma gli atti sono spariti dal registro) da 5 societ. Una di queste, la Metropol, praticamente sconosciuta, un'altra di propriet della famiglia Virlinzi. Nella zona del Pigno una serie di terreni agricoli di propriet di Ciancio e di sua moglie sono stati destinati alla realizzazione di un centro commerciale. Peccato che Catania sia gi satura. Degli edifici gi realizzati cosa si far? Bella domanda, e qualcuno ha gi pronta una risposta: se non i supermercati si far altro. Case, uffici? Non si sa, bisogner aspettare la prossima variante.



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