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La strada giusta per le opere d'arte trafugate
Francesco Amendolagine
Corriere Alpi 11-08-2007

Davide e Golia. Alla fine sembra che abbia vinto Davide, come nelle sacre scritture. Il piccolo Davide per ha solo tramortito il gigante. L'Italia riuscita a recuperare una parte del proprio patrimonio illegalmente detenuta da un privato americano, il Paul Getty Museum. La stampa italiana, pur con qualche riserva, ha giudicato positivamente l'azione diplomatica del ministro Francesco Rutelli. Bisogna dare atto al ministro di aver perseguito l'obiettivo e portato a casa, se non tutto il mal tolto, almeno una buona parte. Infatti lo stato italiano aveva documentato la provenienza illegale di 52 opere d'arte, di cui il museo riteneva opportuno, in una trattativa senza basi giuridi-che, ritornare solo 26 opere. Tanto di cappello al Ministro di aver portato il numero delle opere recuperate a 40, compresa la Venere di Mor-gantina che per torner a casa solo nel 2010, e lasciando in sospeso l'atleta attribuito a Lisippo. Su questa propriet vi un problema legale: la procura di Pesaro ne ha chiesto la confisca al Gip, affinch venga appurato dove stata recuperata. I pescatori affermano di averla recuperata al largo delle acque di Fano nel 1964 e di averla poi venduta a un antiquario di Gubbio, che la fece poi pervenire in via illegale al Paul Getty guadagnando lui quattro miliardi e settecentocinquanta milioni delle vecchie lire. Mentre la Venere di Morgantina (nella foto) fu acquistata arbitrariamente per 18 milioni di dollari nel 1988. Non si tratta di valori confrontabili con quelli delle aste televisive casalinghe e notturne con cui imitatori improvvidi di Vittorio Sgarbi vendono ad assonnate coppie capolavori assoluti tra i 10.000 e i 20.000 euro, qui si parla di valori artistici che raggiungono cifre che sostituirebbero qualche voce importante di un programma finanziario di uno Stato. Per Salvatore Settis, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, vi stato un cambiamento epocale nella disponibilit dell'attuale direttore del Getty Michael Brand, confrontandola con il precedente, Thomas Hoving, che andava fiero delle ruberie del museo. Ed proprio su questo che bisogna riflettere per giudicare l'operazione nel suo complesso.
Per recuperare quanto del nostro patrimonio stato rubato e oggi risplende nei musei soprattutto inglesi e statunitensi, bisogna valutare come alla base di questo recupero, peraltro parziale, vi un'anomalia di fondo che bisogna denunciare per sostenere il ministro per le prossime battaglie. Bisogna sottolineare che se uno Stato si appropriato illegalmente di un bene artistico, giusto che vi sia un patteggiamento diplomatico che tracci una strada per una soluzione concertata. Estremizzando, si pu affermare che un bene culturale che diventa propriet di uno Stato, anche illegalmente come ad esempio le prede di guerra, di per s un fatto anch'esso culturale, ma quando l'appropriazione indebita perpetuata da un privato straniero non comprensibile che questo tratti alla pari con uno Stato, che soppesi le proposte e ne faccia di proprie. Deve essere lo Stato, in cui il privato ha la residenza e vi detiene le opere, che recupera il materiale furtivo e lo riconsegna al legale proprietario. Cosa succeder se il tribunale di Pesaro dichiarer che l'atleta attribuito a Lisippo stato pescato in acque nazionali, quindi nostro, e il Paul Getty non accetti tale giudizio? L'infaticabile Francesco Rutelli ricomincer la trafila delle richieste e delle paventate emarginazioni mentre i cittadini italiani stanno a guardare e lo Stato americano guarda da un'altra parte? In tal caso, forse, avrebbe vinto Golia.



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