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LACCORDO raggiunto con il Getty Museum una "vittoria etica".
di FABIO ISMAN
Venerd 03 Agosto 2007, Il Messaggero


L'ACCORDO raggiunto con il Getty Museum una vittoria etica, sia per il nostro Paese e il Ministero dei Beni culturali, sia per la stessa istituzione americana, spiega il vicepremier e ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli: 39 reperti archeologici di grandissima importanza torneranno in Italia entro il 2007, a spese del Getty; nel 2010, sar restituita anche la Venere di Morgantina, mentre il destino del bronzo dAtleta vittorioso di Lisippo verr deciso soltanto alla fine del processo, aperto a Pesaro. Per effetto dellaccordo, lo Stato italiano, dice Maurizio Fiorilli che lo rappresenta in aula, si ritirer dal ruolo di parte civile nel processo in corso a Roma contro Marion True, lex curator del Getty (ma forse, non nei confronti di Robert Bob Hetch, uno dei maggiori mercanti internazionali, che, per esempio, ha venduto al Metropolitan di New York il famoso Cratere di Eufronio). Rutelli al settimo cielo, e lo si pu capire; dice che laccordo stringe il cerchio attorno ai trafficanti darte, i predatori dellarte perduta; ma avverte anche che loperazione ritorno non ancora completata. Ci sono da risolvere i casi di alcuni musei europei: in particolare, la NY Carlsberg Gliptotek di Copenhagen (che possiede dei frammenti di un carro etrusco, con bassorilievi di leoni dormienti, acquistato per quasi un milione di dollari, proprio da Hetch, e unantefissa con Menade e Sileno; e quello di Berlino (che invece detiene sette vasi etruschi). Ma anche quelli di alcune istituzioni giapponesi, specie il Miho Museum, che ha aperto i battenti nel 1991, imbottito di oggetti derivanti da scavi illeciti compiuti nel nostro Paese.
Ma di questi musei sentiremo certamente parlare nel futuro in modo assai pi esauriente. Per ora, restiamo ai fatti americani, anzi, soprattutto, a quelli del Getty. La trattativa stata lunga e difficile; ma a far decidere listituzione californiana per il ritorno di tanti oggetti (un valore stimato di oltre 300 milioni di euro), stata soprattutto limpossibilit di qualsiasi difesa: di molti tra loro, infatti, Giacomo Medici, nei suoi locali al Porto Franco di Ginevra, conservava le foto (sovente delle polaroid) che ritraevano gli oggetti prima del restauro, e spesso, anzi, ancora sporchi di terra. Non solo, ma alcuni dei reperti che torneranno, sono stati acquistati dal Getty a pezzi e bocconi: frammento dopo frammento, talora da diversi venditori, o prestanome, e perfino nellarco di 10 anni; soltanto alla fine, erano ricomposti e restaurati. Ed alcuni sono pezzi unici al mondo, pagati svariati milioni di dollari; spesso, derivanti dallo stesso contesto, ormai irrimediabilmente smembrato e irriconoscibile, non pi in grado di raccontare nulla di s agli studiosi. Di alcuni affreschi pompeiani, di cui esistono le agghiaccianti foto durante il saccheggio, non s nemmeno riusciti ancora a ritrovare la villa da cui sono stati sottratti.
Il giro era sempre lo stesso. Dapprima, i tombaroli; poi, i grandi mediatori; infine i mercanti internazionali. Di grandi collettori dopere scavate, ne sono stati scoperti almeno due, che, in pratica, si dividevano il mercato: a Giacomo Medici quello del Centro Italia, a Gianfranco Becchina quello del Meridione. Al primo, a Ginevra, sono stati trovati oltre 3.000 oggetti, gi rientrati in Italia; al secondo, a Basilea, ben 7.000, che, tuttavia, la polizia elvetica non ha ancora trasmesso alle nostre autorit. E il bello che, formalmente, da Medici il Getty non ha mai acquistato nulla: sempre tramite altri mercanti, come Hetch o Robin Symes, a Londra. Per dare meno nellocchio, perch Medici era pi facilmente collegabile agli scavi di frodo. LItalia decisa ad andare a fondo di questautentica pirateria dellarte, che durata oltre 30 anni. Ne ha i titoli, come spiega ancora Rutelli, perch pretende che le si restituiscano gli oggetti indebitamente sottratti, ma esso stesso restituisce, quando il caso, ad altri Paesi. Reperti assai importanti sono gi stati riconsegnati, di recente, al Pakistan; altri, ritorneranno presto in Iran; e intanto, unimpresa italiana, vincitrice di un concorso bandito dallUnesco, ha iniziato i lavori per ricollocare, dovera, la Stele di Axum, finalmente tornata in Etiopia. Il risultato della ferma azione del nostro Paese, dice ancora Rutelli, che i traffici clandestini dal nostro Paese, e, precisa il generale Giovanni Nistri a capo dei carabinieri per la tutela del patrimonio artistico, anche gli stessi scavi, sono fortemente diminuiti. Ma per chiudere 30 anni di immense vergogne, bisogna fare chiarezza, e risarcire, fino in fondo.



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