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MINISTERO DEI BENI CULTURALI - Giro di valzer ai Beni culturali
VITTORIO EMILIANI
02 AGOSTO 2007, L'Unit


I tecnici e i dirigenti del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali (MiBAC) sono in fibrillazione, per molte ragioni: un assetto del Ministero - ereditato dagli anni 90 e primi 2000 - che continua a non convincere; accorpamenti di direzioni generali discusse; rotazione di direttore generali regionali in base a criteri politici che poco si conciliano con la meritocrazia tecnico-culturale (altra eredit del passato, legge Bassanini peggiorata da legge Frattini, anche se la suprema Corte ci ha messo di recente una pezza); un Consiglio Superiore, finalmente rivitalizzato, che peraltro non si sente abbastanza ascoltato in critiche e proposte, e altro ancora.
Anzitutto il giro di poltrone di ieri. Alcune nomine o conferme sono valide (Di Francesco a Milano, che sulla lottizzazione di Mantova si ben portata, Pittarello in Piemonte dove Urbani pot mandare il proprio segretario politico). Lascia molto perplessi la sostituzione di un archeologo di grande spicco come Stefano De Caro alla Direzione generale della Campania, anche se il medesimo viene portato a Roma, alla direzione generale dellarcheologia. Dalla quale viene per sollevata Anna Maria Reggiani, per la quale cera stato un coro unanime di consensi tecnici. Invece andr in Abruzzo, e non certo un premio, anzi. Sorprende poi la sostituzione di De Caro, in Campania, con Vittoria Garibaldi la quale denuncia Gianfranco Cerasoli, segretario della UilBAC- a vari concorsi da dirigente Storico dellArte non stata promossa. Dirigente C3, venne nominata soprintendente da Urbani con contratto esterno e con la stessa forma contrattuale va in Campania ad occupare uno dei posti pi delicati e scottanti del Belpaese. Lascia vacante, per ora, lUmbria, regione non da poco. Un tourbillon che crea molti scontenti e che non sembra proprio rafforzare un Segretario generale quale Giuseppe Proietti il quale pure gode, da tempo, di vasta e meritata stima. Veniamo ai problemi strutturali. Il documento approvato l11 aprile scorso dal Consiglio Superiore dei BC sulla riorganizzazione del MiBAC piuttosto severo. Vi si parla di testo deludente e di operazione non informata da chiari obiettivi. Le competenze del Segretario Generale dovrebbero essere meglio precisate , il numero delle Direzioni Generali continua ad essere troppo alto, a svantaggio delle strutture periferiche, con un eccessivo numero di Direttori Generali di contenuto burocratico-amministrativo a fronte di quello tecnico- scientifico. Per la verit il giudizio di molti si fatto anche pi pesante quando il Ministero ha deciso di incorporare - per ragioni di economia - la storica Direzione generale dei beni artistici e storici (la madre, assieme a quella dei beni archeologici, del Ministero stesso!) in quella dei beni architettonici. Confermando con ci la perdurante, sostanziale emarginazione degli storici dellarte, e pure degli archeologi, dai posti-chiave, centrali e regionali del MiBAC. Piuttosto paradossale pensando alla storia, anche amministrativa, della tutela in Italia. Dunque, Direttori generali regionali tutti architetti, ingegneri o amministrativi. Tranne la contestata Garibaldi e lesiliata Reggiani. Strano Paese dellArte. Visto da fuori, deve sembrare un po stravolto rispetto alle migliori tradizioni e a quel disegno di Ministero che Giovanni Spadolini pens in grande, con un forte contenuto di competenze scientifiche e storiche. In realt la creazione del Ministero della Cultura ha messo insieme, per giunta con strumenti di governo inadeguati, cose e logiche molto diverse. Ancor pi diverse se ci si infila pure il turismo di massa, il quale consuma quei beni irriproducibili, poco curandosi dello stato di salute della materia prima consumata.
Ci si cos sempre pi allontanati da quel Ministero di patrimonio con forti poteri di intervento e alta qualificazione tecnico- scientifica, il quale avrebbe dovuto presiedere in modo attivo alla tutela dellintero patrimonio storico-artistico-paesaggistico. Tutela che, in tal modo, avrebbe recato in s la valorizzazione di questo sterminato e straordinario complesso di beni chiamato Italia. Purtroppo la riforma del MiBAC ha introdotto almeno due elementi che hanno indebolito invece la rete territoriale delle Soprintendenze, messa in piedi agli inizi del 900, ribadita, sia pure centralisticamente, da Giuseppe Bottai e promossa a Ministero operativo da Giovanni Spadolini nel 1975, senza sciogliere (ecco un punto nodale) il rapporto con le Regioni alle quali si stavano dando competenze strategiche (urbanistica, ambiente, agricoltura, paesaggio, musei e biblioteche di enti locali, archivi, ecc.). Struttura, malgrado la cronica carenza di mezzi e di personale, invidiata e copiata allestero, a cominciare dalla Francia.
I due elementi di indebolimento furono: a) i Soprintendenti Regionali divenuti poi Direttori generali regionali, funzione che resta incerta, mal definita e incoerente (dicono Salvatore Settis e i componenti del Consiglio Superiore da lui presieduto), mentre la creazione delle Direzioni generali regionali ha impoverito gli organici delle Soprintendenze territoriali di settore, degli Archivi e delle Biblioteche, ne ha diminuito la progettualit, mortificato la capacit di iniziativa, limitato lautorevolezza nel contesto locale .
Il fatto stesso che i vincoli vengano decisi e apposti dai Direttore generali regionali ha tolto strumenti, prestigio, motivazione ai colleghi che reggono le Soprintendenze di settore sul territorio. Il secondo elemento di indebolimento rappresentato dalla istituzione (anche questa eredit di un recente passato) dei Poli Museali, con una filosofia di fondo che va in direzione esattamente contraria, anche qui, alla storia e alla storia dellarte. Proprio nel Paese che meglio di ogni altro aveva saputo affermare il legame organico fra Museo e territorio, si sono costruite in laboratorio creature artificiali che molto dicono sul piano del potere di chi le regge e poco dicono sulla coerenza dellagire scientifico, anche sulla capacit di valorizzazione.
Un tempo si diceva: torniamo allo Statuto! Qui si potrebbe dire: torniamo al territorio e alle sue specificit, storie e vocazioni culturali. Mentre al Consiglio Superiore dei Beni culturali la bozza di riorganizzazione del MiBAC fornisce la riconferma di una struttura verticistica, piramidale e burocratica , sottraendo cos competenze e libert di movimento alle Soprintendenze territoriali, agli Archivi, alle Biblioteche, con leffetto di deresponsabilizzarne i titolari. E di rendere anche pi complesso il gi complesso rapporto con le Regioni, alcune delle quali (la Toscana, per esempio) rivendicano da tempo la piena e integrale tutela del patrimonio regionale. Malgrado che le esperienze di regionalizzazione siano per lo pi disastrose, a partire da quella della Sicilia. Qui, fra i tanti discorsi, si innesta la gi ricordata legislazione sullo spoil system che, applicata alla delicata materia della tutela e ai suoi vertici, ha prodotto, negli anni del governo Berlusconi, danni irreversibili, allontanando dirigenti capaci e meritevoli (il primo caso fu quello di Paola Carucci allArchivio Centrale dello Stato di Roma) per ragioni che nulla avevano di tecnico e di scientifico, spedendoli in esilio in piccole regioni (Ruggero Martines promossoDirettore generale regionale in Molise dalla Soprintendenza ai Beni architettonici di Roma) o lasciandoli proprio senza incarico (Francesco Scoppola). Gli anni di Giuliano Urbani al Collegio Romano e di Letizia Moratti in Viale Trastevere (11 direttori regionali sostituiti su 18...) non saranno facilmente dimenticati, per queste e altre ragioni. Anche per lassenza di concorsi coi quali selezionare e premiare i dirigenti pi giovani, o meno anziani, visto che let media dei funzionari nel frattempo salita ben oltre i 50 anni. Col rischio di continuare a stabilizzare precari, di creare attese sbagliate di carriera, come avvenne con la legge n. 285 per loccupazione giovanile. Nominare il vertice del Ministero per via essenzialmente politica, secondo le leggi Bassanini e poi Frattini, stato un errore grave. Da non ripetere. Oggi gli strumenti, grazie alle sentenze della Corte costituzionale, ci sono. Lo spoil system applicato in modo cos sommario e brutale non pu che indebolire fortemente lautonomia dei dirigenti: la debolezza del dirigente produce una sinergia fra cattiva politica e cattiva amministrazione, hanno lucidamente scritto Cesare Salvi e Massimo Villone nel loro ottimo libro (il primo) sul costo della politica. In tal modo il dirigente diventa - tanto pi a livello regionale, purtroppo - una sorta di portaordini del politico e lintero castello costruito sulla separazione fra politica e amministrazione collassa. Si crea cos un circuito perverso: trasparenza e responsabilit vengonodecise direttamente dal politico. Allattuale Ministero per i beni e le Attivit culturali va riconosciuta una seria capacit di intervento su alcuni punti deboli o debolissimi delle precedenti gestioni: dal paesaggio (ma il maggio 2008 vicino e bisogna accelerare la revisione del Codice per il paesaggio gi notevolmente migliorato, va detto, sotto Buttiglione), allabbatimento di taluni ecomostri, al recupero di opere darte trafugate, agli stessi concorsi per coprire finalmente i posti pericolosamente vacanti nelle strategiche Soprintendenze territoriali di settore. Per questultimo concorso per sono ormai passati due mesi dalla conclusione. Che si aspetta per dar corso pratico a quellesito tanto atteso e per insediare i nuovi titolari?




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