RECANATI - Il castello di Montefiore: ristorante? Edizione del 19 luglio 2007, Corriere Adriatico
“Bisogna pensare a qualcosa di diverso dal solito ristorante o dal museo di cose che si vedono ovunque” L’intervento dell’architetto maceratese Gabor Bonifazi sul caso Montefiore “Un progetto per il castello” “Un restauro per dare alla struttura la centralità che merita”
RECANATI - Il castello di Montefiore continua ad alimentare una vivace discussione tra gli amanti dei beni architettonici e gli abitanti della zona molto legati al loro simbolo.
“Nonostante i recenti restauri il castello di Montefiore o meglio del cappero, per via di quella speciale essenza che attecchisce rigogliosa lungo le mura, manifesta diverse lesioni gravi e pertanto merita alcune considerazioni di carattere generale”. Ad intervenire oggi nel dibattito è l’architetto maceratese Gabor Bonifazi.
“Non c'è dubbio - rileva preliminarmente il professionista maceratese - che l'effimero sia spesso legato ai castelli e alle relative fortune dei mercanti di giochi, per quanto riguarda le vendite di castelli come modelli inconsci e metaforiche difese dei nostri sogni.
Al contrario la fortezza è il tempio della scienza militare che, vuota d'arredi, non espone altro che il proprio essere racchiudendo l'idea del tempo e dello spazio.
Si può definire la fortezza come macchina del tempo, della lentezza ossidionale e come idea dello sguardo o meglio del traguardare attraverso rapporti angolari.
La fortezza è una potenza metafisica sviluppatasi nel corso del tempo fino al poco romantico scudo spaziale delle guerre stellari.
La premessa - rileva ancora l’architetto maceratese Gabor Bonifazi - è determinante per cercare di capire l'origine e lo sviluppo del castello di Montefiore (una volta Montale), la cui storia c'è stata tramandata imbevuta di leggende fantastiche come era nel costume popolare.
Il Castello di Montefiore è da rileggere con l'aiuto dei nuovi sistemi d'analisi più complessi e del trattamento sistematico dei dati esposti dalla cultura materiale, mediante il ricorso ad apporti specialistici (dalle tradizionali scienze ausiliarie dello storico quali l'oplologia, l'epigrafia, l'araldica, la numismatica, la toponomastica, alle nuove metodiche dell'archeometria e alle infinite possibilità di rielaborazione informatiche) mettendo a frutto procedure d'indagine sperimentate con successo, dall'archeologia di superficie alla lettura stratigrafica delle strutture in elevato.
E' altresì importante la valutazione del manufatto in un più vasto contesto territoriale e nell'immediato paesaggio agrario storico.
La costituzione di un repertorio iconografico e bibliografico è indispensabile al fine di evitare un restauro romantico e quindi distruttivo, in considerazione che il castello, pur restando la proprietà al Comune di Recanati, avrà avuto destinazioni diverse.
Quindi oltre ai cavalli, cavalieri ed amazzoni si potrebbe predisporre un nuovo restauro finalizzato - conclude Bonifazi - ad un uso compatibile che vada un po' più in alto e un po' più in là del solito ristorante o del triste museo delle stesse cose già viste.
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