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Sì al condono ma con vincoli severi. L'esercito abbatterà gli ecomostri
Antonio Signorini
il Giornale 30/9/2003

Condono allargato alle case di nuova costruzione, ma anche rispetto assoluto delle aree protette e fondi per abbattere gli ecomostri anche con l'aiuto del genio militare. La pagina dedicata al condono edilizio è stata l'ultima a essere compilata al Consiglio dei ministri di ieri. Il provvedimento è stato inserito nel decreto varato insieme alla Finanziaria 2004 e fino all'ultimo i dicasteri interessati alla sanatoria (Economia, Infrastrutture, Ambiente e Beni culturali) si sono prodotti in un braccio di ferro. Ma solo sui dettagli.

Le caratteristiche principali del provvedimento sono state definite da tempo, così come le entrate attese. Si tratta di tre miliardi di curo che il governo conta di recuperare dando la possibilità agli italiani di sanare costruzioni e ampiamenti fino a 750 metri cubi (all'incirca 250 metri quadrati) realizzati entro il 31 marzo 2003. Il termine di pagamento è stato fissato al 31 marzo 2004. Per ogni metro «perdonato» si dovranno versare 100 euro per l'edilizia residenziale e 150 euro per quella non residenziale. Meno dei 200, 250 euro ipotizzati in principio anche se vanno aggiunti gli oneri di urbanizzazione sugli edifici sanati che gli enti locali potranno imporre ai proprietari, recuperando le risorse sottratte al fìsco dagli abusivi.

Rispetto alle sanatorie passate il governo ha comunque cercato dì fissare limiti precisi, prevedendo dei paletti che recepiscono alcune delle richieste venute dal ministero dell'Ambiente e da quello ai Beni culturali. A partire dall'esclusione delle aree in cui esiste un vincolo assoluto. La legge vieta già qualsiasi sanatoria su siti critici da un punto di vista ambientale o di interesse artistico e paesaggistico, ma Altero Matteoli ha chiesto di ribadire nel condono del 2004 questo limite ampio (comprende circa il 50 per cento del territorio nazionale).

Per le aree nelle quali il vincolo non è assoluto i proprietari delle costruzioni dovranno invece chiedere un'autorizzazione all'autorità competente che dovrà a sua volta dare un esplicito via libera, secondo il principio del «silenzio-rifiuto». In altre parole se un cittadino fa domanda per un condono e l'autorità pubblica non risponde, la richiesta di condono si deve intendere respinta. A restringere ulteriormente gli spazi di manovra per gli abusivi è previsto anche che, in caso di coinvolgimento dì più amministrazioni, sia convocata una «conferenza dei servizi» che non potrà dare l'assenso se uno degli enti porrà il veto. In sostanza basterà il «no» di uno dei soggetti interessati, ad esempio le soprintendenze, per far saltare una sanatoria particolarmente critica. Nel condono rientreranno anche le opere non conformi agli strumenti urbanistici salvo quelle realizzate in aree vincolate. Tra i «contrappesi» pro ambiente alla sanatoria ci sono poi i fondi per la riqualificazione del territorio. Ci sarà quello per il ripristino ambientale (all'incirca 100,200 milioni), ma anche un «fondo di abbattimento» che vale 50 milioni di euro. Si tratta di uno stanziamento ottenuto dal ministro ai Beni culturali Giuliano Urbani che sarà utilizzato per anticipare le spese necessarie all'abbattimento degli ecomostri. Si tratta di un'emergenza, visto che fino ad oggi è stata demolita solo una percentuale irrisoria degli edifici costruiti illegalmente in zone con un vincolo paesaggistico o ambientale. Gli abbattimenti saranno affidati in prima battuta al Comuni. Se poi le amministrazioni locali non collaboreranno, ritarderanno ad avviare le ruspe oppure se i proprietari faranno opposizione bloccando le demolizioni, interverrà l’amministrazione centrale che potrà ricorrere anche al Genio militare. Il testo uscito da Palazzo Chigi ha convinto anche i ministri che si erano schierati contro il condono. A partire da Urbani. «È’ un condono diverso da quello del '94, Abbiamo ottenuto - ha commentato il responsabile dei Beni culturali - delle limitazioni che ritengo eque. E poi la cosa più importante è che in un Paese nel quale non sono stati mai effettuate delle demolizioni finalmente abbiamo dei poteri per farlo. Tutti si stracciano le vesti, ma le demolizioni effettive in Italia sono state pochissime. Questo governo, invece, ha predisposto una procedura che coinvolge i comuni e, in caso di necessità, il Genio militare». Contro il condono ieri 100 europarlamentari di sinistra hanno firmato un appello e un nuovo «no» è arrivato dal presidente della Regione Campania Antonio Bassolino che ha annunciato un ricorso alla Corte Costituzionale. «Bassolino tenta di occultare le proprie responsabilità sullo sfascio del territorio campano», ha commentato Francesco Maione, deputato azzurro e coordinatore provinciale di Forza Italia a Napoli secondo il quale il governatore «forse dimentica che negli anni in cui è stato sindaco l'abusivismo a Napoli ha continuato a crescere e che la sinistra ha responsabilità storiche».



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