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Biblioteca Apostolica Vaticana - Chiuso lo scrigno di Sisto IV
Massimo Firpo
Il Sole 24 Ore 17/06/2007

Un celebre affresco di Melozzo da Forl in Vaticano raffigura la designazione di Bartolomeo Platina a governatore e custode della biblioteca del Sacro Palazzo da parte di Sisto IV della Rovere, circondato dai suoi nipoti, tra cui l'allora cardinale Giuliano destinato a diventare Giulio II.

L'evento celebrava l'inaugurazione della Biblioteca Vaticana, avvenuta nel 1475, in cui da allora in poi stato custodito e offerto alle ricerche degli studiosi uno dei pi straordinari patrimoni culturali del mondo, via via arricchito dalle grandi raccolte di libri e manoscritti delle famiglie papali, cardinalizie e talora regali come nel caso di Cristina di Svezia che a essa le destinarono.

Incunaboli, poderose raccolte di libri, soprattutto del Cinque-Seicento (talora molto rari e pressoch introvabili altrove), intere biblioteche come quelle dei Barberini, dei Chigi, del dotto cardinale Angelo Mai, o quella ricchissima dell'elettore Palatino di Heidelberg, catturata dagli eserciti cattolici durante la guerra dei Trent'anni e trasferita a Roma, via via incrementate a partire dal Settecento con opere erudite, studi, opuscoli, collezioni, edizioni di fonti, serie complete di numerosissime riviste, e soprattutto un patrimonio di manoscritti che non ha uguali.

Antichissime trascrizioni del testo biblico, codici miniati, pergamene che risalgono alla tarda et classica, lettere, interi epistolari, opere inedite, antifonari, che vengono elencati a migliaia e migliaia negli inventari dei vari fondi che li custodiscono (Vaticano, l'unico ancora aperto a nuove acquisizioni), Barberiniano, Chigiano, Ottoboniano e cos via, a loro volta suddivisi per i caratteri in cui sono scritti: latini, greci, siriaci, persiani, copti, arabi, cinesi eccetera. Basti dire, per fare un solo esempio, che i codici Vaticani latini finora catalogati sono poco meno di 15mila.
Chi ha la pazienza di scorrerne i cataloghi, talora gli stessi usati quattro secoli fa, vede passare davanti ai propri occhi tutta quanta la millenaria storia della Chiesa, con la sua capacit di ereditare e far propria tanta parte della cultura classica, con il suo aprirsi a tutte le civilt del mondo, con il suo stesso identificarsi nella poderosa tradizione culturale che proprio in quella biblioteca venne costruita e tramandata nel corso dei secoli, anche grazie all'oscura opera degli scriptores incaricati di trascrivere gli antichi manoscritti che si andavano deteriorando, di farne delle copie, di renderli fruibili per il futuro. Ancora oggi chi entra in quelle quiete sale di lettura, anche se ne conosce a memoria l'efficienza e i riti immobili nel tempo (la tessera, la chiave, l'armadietto, la firma degli ingressi), non pu non percepire il senso della grande storia che si respira tra quelle pareti, in cui generazioni di studiosi di tutto il mondo hanno compiuto e compiono le loro ricerche di filologia, paleografia, musicologia, storia culturale, religiosa, politica, artistica eccetera. E non pu non sentirsene accompagnato mentre lavora fra gli scaffali con le migliaia di volumi in libera consultazione, fra i finestroni affacciati sui cortili vaticani, fra gli inesauribili cataloghi e inventari, fra i ritratti con i volti severi dei cardinali bibliotecari di santa romana Chiesa, tra cui alcuni grandi intellettuali, da Domenico Passionei a Eugne Tisserand, da Cesare Baronio a Giovanni Mercati, cui sembrano far da bonario contrappunto l'inconfondibile parlata romanesca di alcuni impiegati e l'italico rito del cappuccino a met mattina, spesso occasione di proficui incontri e scambi di informazioni. Mentre tanto si parla spesso a sproposito e in un'impropria dimensione totalizzante delle radici cristiane dell'Europa, occorre guardare alla Biblioteca Apostolica Vaticana come allo scrigno che di quelle radici conserva la documentazione e la memoria, che in parte essa stessa ha contribuito a creare, insieme con l'attiguo e altrettanto sterminato Archivio Vaticano. quindi con vivo stupore e preoccupazione, e talora anche con sgomento e con rabbia, che si appreso che a partire dalla prossima estate la Vaticana rester chiusa per tre anni, a causa di restauri ormai indifferibili. Della qual cosa naturalmente non c' ragione alcuna di dubitare, e occorre anzi rallegrarsi della cura (senza dubbio molto dispendiosa) con cui la Chiesa si impegna a tutelare quel delicato e prezioso patrimonio cartaceo. Ma ci significa che per un lungo periodo fonti di inestimabile valore resteranno inaccessibili, e quindi che molti studi sono destinati a interrompersi o a rimanere incompleti, privi di indispensabili riscontri e supporti documentari. Il che, ovviamente, vale soprattutto per i manoscritti, perch un libro per quanto raro pu anche essere reperito altrove, mentre un manoscritto per definizione unico. Certo, occorre garantire a essi condizioni ottimali di umidit e temperatura, ma non bisogna dimenticare che per secoli e secoli manoscritti e pergamene si sono egregiamente conservati nei soffittoni del palazzo papale, e che la ragion pura archivistica deve essere sempre messa al servizio degli studi e non ostacolarla.
Di qui l'appello che sta attualmente circolando in tutto il mondo, sottoscritto da moltissimi e autorevoli studiosi, perch la chiusura della Biblioteca non sia totale, perch almeno i manoscritti continuino a essere accessibili, perch non si blocchino per anni ricerche che senza quei documenti non possono essere avviate, proseguite, portate a termine. Molto probabilmente tutto ci renderebbe pi difficili e complicati i restauri che si stanno avviando, ma occorre augurarsi che le autorit preposte al governo della Biblioteca, a cominciare dal prefetto e dal cardinal bibliotecario, non restino insensibili alle ragioni della cultura e del sapere, come certo non lo papa Benedetto XVI, cui spetta il merito quando aveva la guida della Congregazione per la dottrina della fede di aver aperto alla ricerca gli archivi del Sant'Ufficio romano. dunque a lui in primo luogo che questo appello si rivolge, nella speranza di un provvido ripensamento.



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