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Sicilia, ville sottoterra come catacombe
Attilio Bolzoni
La Repubblica

Sono nascoste nella pancia di colline che prima non c'erano. Sono coperte da arbusti e da ulivi sbilenchi piantati in tutta fretta sulla terra molle, sono sparse in ogni contrada tra il mare e la Valle dei Templi. Ce ne sono alcune sulla riva destra del fiume Naro. Ce ne sono altre davanti alle dune di San Leone. Nella selvaggia campagna di Cannatello sono dappertutto.

Da quando si sussurra del condono - ed è già dall'estate del 2002 - hanno cominciato a innalzare i muri della loro grande vasca per raccogliere l'acqua, serbatoi di duecento metri quadri e anche più, recipienti in cemento armato con salone, due stanze da letto, cucina, doppi o tripli servizi e naturalmente porte e finestre. Qualche abbeveratorio ha anche la mansarda che spunta dalla cima della collina. Ad Agrigento le chiamano ville-cisterna. E' il nuovo abusivismo "alla siciliana". Aspettando la sanatoria che verrà costruiscono, costruiscono sempre sperando prima o poi di farla franca.

L'ultima dimora che era nata come vasca "per l'approvvigionamento idrico" l'hanno scoperta a metà estate i vigili urbani in via degli Imperatori, sentiero che attraversa una barriera di case senza forma e colore. In fondo al sentiero, c'era una montagnola che i due ispettori del "nucleo anti abusivismo" non avevano mai visto, sopra svettava un piccolo edificio regolarmente autorizzato. Sotto però c'era la villa cisterna. Duecentocinquanta metri quadrati di estensione, pareti spesse 55 centimetri, altezza tre metri circa.

Quando le ruspe hanno finito di scavare, i vigili urbani si sono accorti che la "base" della villa cisterna era perfettamente in linea con il piano della campagna. Il proprietario della casa aveva fatto ricoprire la finta vasca per occultarla. Così come aveva fatto l'altro proprietario lì vicino, venticinque metri più sopra: un'altra nuova collina e un'altra villa cisterna. "Queste due le hanno sequestrate ma sono centinaia e centinaia quelle che hanno già realizzato in ogni angolo delle campagne agrigentine, tutti sanno che ci sarà un condono, tutti sono sicuri che nei prossimi anni non demoliranno più un'opera abusiva", racconta il leader di Legambiente Giuseppe Arnone che dall'inizio di settembre ha cominciato il "censimento" delle ville cisterna ai confini della Valle.
La "novità" rispetto al passato è che nella capitale italiana del mattone fuorilegge non tirano su case e palazzi come prima, senza uno straccio di carta in mano. Tolte alcune eccezioni (l'altra settimana la magistratura ha requisito quattro fabbricati in area agricola ma con vista sul parco archeologico) gli abusivi hanno trovato la "via" legale per farsi autorizzare qualcosa e poi trasformare quel qualcosa nel solito villone. Nascondendolo per un po', trafficando con cavilli e ricorsi e avvocati specializzati in materia, prendendo tempo. E aspettando l'amnistia edilizia. Così il territorio di Agrigento si sta trasformando giorno dopo giorno in un'immensa vasca per conservare fantomatiche scorte d'acqua. "E tutto questo grazie ad assai disinvolte interpretazioni dell'ufficio tecnico comunale", denuncia Arnone che ormai da vent'anni combatte la sua battaglia ambientalista.

Un'altra scoperta fatta ad Agrigento negli ultimi tempi - questa volta sono stati i magistrati a trovarne traccia su un'ottantina di computer sequestrati tra Comune e studi di progettisti - è che si rilasciano valanghe di "autorizzazioni" per costruire magazzini e fabbrichette che come d'incanto poi si convertono in ville. E' già capitato almeno 41 volte. E sempre nella stessa zona, a Timpa dei Palombi, proprio dietro la contrada di Cannatello. Quarantuno licenze per realizzare capannoni da destinare alla produzione di confetti, formaggi e marmellate. Oggi le "fabbrichette" sono cottage e case di campagna, tutte in fila una accanto all'altra. In un lotto abusivo è arrivata pure l'illuminazione pubblica.

Ma forse quello della Timpa dei Palombi è stato l'ultimo esempio di costruzioni fuori legge venute su alla luce del sole. I controlli dei vigili urbani e del Corpo forestale che qui ad Agrigento dà anche la caccia agli abusi edilizi, ha spinto il "partito" del cemento a sperimentare nuovi sistemi per impadronirsi del territorio. E così è cominciata la storia delle case sotterrate.

Il primo a farsi prendere con le mani nel sacco è stato Angelo Novaro, un commerciante di infissi. La sua seconda casa se l'era costruita dietro San Leone, poi l'ha "conservata" in profondità aspettando notizie certe sul condono. Ma una "soffiata" l'ha fregato prima. Le ruspe chiamate dai vigili hanno trovato il suo appartamento sotto una collina che non lì non c'era mai stata. Il commerciante si presenterà in Tribunale proprio domani mattina. Ci ha anticipato come si difenderà: "Dirò al giudice che ho fatto una cosa che qui fanno tutti".



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