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30MILA FIRME PER SALVARE VAL DI NOTO DALLE TRIVELLE. L'APPELLO DI CAMILLERI SCUOTE IL WEB.
Romano Trapani
Il Secolo d’Italia, 10 giugno 2007


LA DESTRA SICILIANA IN PRIMA LINEA NELLA BATTAGLIA

In Sicilia orientale, e precisamente in una zona che è stata dichiarata dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità, il Val di Noto (Val sta per Vallo), dove il destino e la storia hanno voluto radunare gli inestimabili, irrepetibili, immensi capolavori del tardo barocco, una società petrolifera americana, la "Panther Eureka", qualche anno fa è stata autorizzata (dall'ex assessore all'Industria della Regione Sicilia) a compiervi trivellazioni per la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo. Ed è già prevista la concessione per lo sfruttamento dell'eventuale giacimento.
Questo significa distruggere paesaggio e storia, cultura e identità, bellezza e armonia, a favore di una manovra d'arricchimento di pochi spacciata come necessaria per tutti. L'inizio dei lavori è stato fermato, nel 2003, dal governatore Cuffaro su proposta dell'allora assessore ai Beni culturali Fabio Granata, di An. Ma è cominciato il balletto di ricorsi al Tar, rigetti, annullamenti, rinnovi, sospensioni temporanee, voti segreti, vizi di forma. Le parole di un intellettuale, impegnato a sinistra, come Andrea Camilleri sulla prima pagina di Repubblica, hanno riaperto il dibattito sullo sviluppo sostenibile in Sicilia. Un appello che in pochi giorni ha raccolto oltre trentamila adesioni sul sito di Repubblica, rilanciato dal Times e dal Guardian, ma anche un riconoscimento all'opera che la destra politica.
Ma com'è potuto accadere che i texani della "Panther oil" potessero arrivare a predisporre le prime perforazioni in contrada Zisola, un paio di chilometri in linea d'aria dalla famosissima cattedrale di Noto?
Lo statuto speciale autonomistico affida potestà legislativa primaria, sia in campo di beni culturali che delle concessioni per lo sfruttamento del sottosuolo, alla Regione siciliana. Una legge approvata nel 2000, nel breve interregno di presidenza del diessino Angelo Capodicasa, oggi viceministro del governo Prodi, liberalizza le trivellazioni nel sottosuolo per pubblica utilità. Nel 2004 l'assessore "tecnico" all'Industria della prima giunta Cuffaro, Marina Noè, con quattro decreti, da il via libera alla ricerca e all'estrazione di idrocarburi gassosi e liquidi nella Sicilia orientale da parte della "Panther". Un'area che comprende le province di Catania, Siracusa, Ragusa ed Enna, praticamente l'intero Val di Noto. Le proteste del territorio, con in prima fila i sindaci di Noto, Corrado Valvo (An) e di Modica, Piero Torchi (Udc), sono forti. L'assessore Noè lascia per un rimpasto l'incarico, e con una delibera la giunta di governo della Regione siciliana sospende il 20 maggio del 2005, su proposta dell'assessore Granata, "il rilascio di permessi di ricerca, perforazioni e sfruttamento di idrocarburi nella Val di Noto". La giunta da inoltre mandato all'assessore all'Industria Antonio D'Aquino, di Forza Italia, di predisporre un disegno di legge per disciplinare la materia delle concessioni per lo sfruttamento nelle aree di interesse ambientale e culturale. Resta però nelle intenzioni. A luglio nuovo pronunciamento della giunta Cuffaro, che ribadisce "il massimo controllo sui permessi di ricerca di idrocarburi nella Val di Noto e lo stop a ulteriori concessioni in un territorio che è patrimonio dell'umanità". L'esecutivo, stavolta, acquisisce un disegno di legge per la tutela dei beni paesaggistici che disciplina, per la prima volta, lo strumento del piano paesaggistico regionale e integra la funzione di tutela del patrimonio culturale mediante misure di riqualificazione. E a dicembre la decisione di Cuffaro, sollecitato da Granata a velocizzare l'iter, di inserire la norma sotto forma di emendamento nella Finanziaria che l'Assemblea regionale siciliana si appresta a discutere. «Sulla nuova idea di sviluppo e sulla tutela del patrimonio culturale del paesaggio - dice Cuffaro - la Sicilia non farà passi indietro».
Fi documento predisposto pone l'accento sulla «straordinaria rilevanza del patrimonio ambientale, paesaggistico e monumentale» di quel territorio e per contro di «alto rischio che i progetti di prospezione, ricerca e sfruttamento degli idrocarburi possano arrecare danni irreversibili». Si sottolinea come «l'Unesco, per concedere il suo riconoscimento, ha chiesto come condizione imprescindibile un piano di gestione che vincoli il territorio e il suo sviluppo a un uso compatibile e sostenibile». E infine viene sancito esplicitamente che tutto ciò non è compatibile con lo «sfruttamento di eventuali giacimenti di idrocarburi liquidi e gassosi».
Ma la "Panther" non sta a guardare. Nelle notti della discussione dello strumento finanziario, dentro la sala d'Ercole, si crea un fronte trasversale che unisce pezzi dei Ds, dell'Udc e di Forza Italia, per far naufragare il provvedimento. Tra i più attivi nell'opporsi il deputato autonomista Alberto Acierno e il vicepresidente dell'Ars Mirello Crisafulli (Ds).
Grazie poi alla manifestazione popolare tenutasi in marzo a Noto, con le bandiere di An che sventolano insieme a quelle dei Verdi, con migliaia di siciliani, sindaci, imprenditori turistici, tutti insieme per chiedere il ritiro delle concessioni, si comincia a smuovere il pantano dell'indifferenza. I deputati all'Ars di An - Salvino Caputo e Salvo Pogliese - si fanno promotori di un ordine del giorno che chiede la sospensione delle autorizzazioni e la nomina di una commissione, al fine di revocare le ricerche. Ma l'ordine del giorno è approvato solo come raccomandazione.
Ora qualcosa si muove. Cuffaro prende posizione: «Ho detto più volte che il governo della Regione intende operare concretamente per garantire la salvaguardia del patrimonio ambientale e culturale della Sicilia. E questo vale, in maniera particolare, per il territorio del Val di Noto». Contrario anche il successore di Granata all'assessorato, Lino Leanza dell'Mpa. Ma l'Assemblea regionale siciliana è praticamente paralizzata, nessun provvedimento è pronto dall'approvazione di bilancio e finanziaria.
«La difesa del patrimonio artistico-culturale della Sicilia - sottolinea il coordinatore regionale di An Pippo Scalia - è sempre stata fra le priorità del nostro partito e già nella scorsa legislatura, grazie a Granata, siamo riusciti a bloccare le trivelle in una delle zone più importanti della nostra regione. Non permetteremo che si compia uno scempio di civiltà». Per Nicola Cristaldi, presidente della commissione Affari istituzionali all'Ars, «il Barocco di Noto è un patrimonio mondiale ma è innanzitutto dei siciliani che hanno il diritto di vederlo salvaguardato e valorizzato. La giunta Cuffaro ha l'obbligo di bloccare ogni procedura che consente le trivellazioni senza rispetto dei luoghi».
Intanto le esplorazioni nella zona sono riprese. «Per il momento abbiamo una verifica di impatto ambientale che si richiede per lavori tipo quello esplorativo - spiegano dalla società americana - Poi, nel caso si cominci la produzione, si passa alla valutazione di impatto ambientale vera e propria. È chiaro che l'assessorato può bloccarla, ma c'è anche il discorso del silenzio-assenso se passa del tempo». Una prassi in Sicilia sempre usata quando serve.



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