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Ministero riformato: i musei restano statali
KwArt News 19/9/2003

Passo decisivo per la riforma Urbani del ministero per i Beni e le attivit culturali sfrondata di quei progetti che avevano messo in allarme il mondo della cultura come un progressivo impossessamento dei musei statali da parte dei privati. Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi, 19 settembre, il decreto legislativo sulla struttura del ministero. Ci saranno tre dipartimenti (uno in meno di quelli previsti), da cui dipenderanno le direzioni generali. Vengono mantenuti i poli museali (e quindi i musei statali) di recente istituzione e gi minacciati di scomparsa con l'ipotizzata nascita delle fondazioni. I poli dunque non saranno trasformati in fondazioni come previsto in un primo progetto. Confermata la scomparsa del segretariato generale, lorgano operativo finora pi importante.
I dipartimenti sono quelli per lorganizzazione, linnovazione e ricerca; le antichit, belle arti, paesaggio; lo spettacolo e sport. Scomparso il progettato dipartimento degli archivi e biblioteche che tuttavia rimangono come direzioni generali e sono compresse nel dipartimento Antichit, belle arti e paesaggio che diventa forte di ben sei direzioni generali. Questo dipartimento stato battezzato dal ministro Giuliano Urbani, il dipartimento per la tutela del Bel Paese, dei differenti tesori che formano un tuttuno indivisibile appunto il Bel Paese. Le direzioni generali dipendenti sono quelle per larcheologia; il patrimonio storico, artistico e etnografico; larchitettura e larte contemporanea; gli archivi, biblioteche e istituti culturali, e quella per i beni architettonici e il paesaggio. Dal dipartimento per lo spettacolo e lo sport dipenderanno le direzioni generali per la musica, il teatro e il cinema, e le competenze in materia di vigilanza sullo sport.

Secondo il ministro il dipartimento per lorganizzazione, ricerca e innovazione, il cuore della riforma. Il dipartimento verr suddiviso in risorse umane e formazione, innovazione tecnologica e promozione. Sar la chiave di volta per modernizzare unamministrazione di grande tradizione e qualit specialistica, che per deve essere sempre pi efficiente e sempre pi attenta ai bisogni dei cittadini. Al dipartimento faranno capo anche gli istituti centrali che si occupano di ricerca: l Istituto centrale per il restauro, il fiorentino Opificio delle Pietre Dure, l Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, lIstituto per la storia dellarte. Lo scopo coordinare ed ottimizzare le grandi eccellenze che lItalia ha raggiunto in questi settori. Allinterno del dipartimento - ha annunciato il ministro - verr creato un ufficio servizi con il compito di stimolare tutti gli aspetti della promozione dei beni culturali, del rapporto con il pubblico e del miglioramento dei servizi di accoglienza museale, in una parola dalla promozione al merchandising. La direzione risorse umane dar grande impulso alle politiche di formazione del personale, finora piuttosto trascurate anche perch attualmente la gestione del personale frammentata fra le varie direzioni. Finalmente ai soprintendenti regionali saranno conferiti effettivi poteri di coordinamento e gestione (compresi sugli archivi e biblioteche), superando cos lincertezza sulle loro funzioni generata dalla precedente riforma.

Secondo Urbani grande attenzione, in unottica liberale dei rapporti tra lo Stato e gli individui, stata posta nei rapporti fra lamministrazione e i cittadini. Saranno infatti istituiti gradualmente uffici provinciali con almeno uno sportello dei Beni culturali in ogni provincia, in modo da agevolare i cittadini. A maggiore garanzia per i cittadini, e per la garanzia di una tutela che sia frutto di competenze specialistiche diverse, la competenza sui vincoli viene affidata ad organi collegiali formati dai diversi soprintendenti competenti nel territorio.

Il segretario generale Uil Beni e attivit culturali, Gianfranco Cerasoli, ha espresso in un comunicato un giudizio generalmente positivo sul testo della riforma perch sono state accolte alcune richieste del sindacato anche se poteva essere fatto di pi. Gli aspetti positivi sono quelli della riduzione dei dipartimenti anche se le troppe direzione generali concentrate in Antichit, belle arti e paesaggio rischiano di appesantire la struttura. Rimane irrisolto il problema dei troppi direttori generali che sono 47 e questo significa che la riforma non a costo zero. Il sindacato ad ogni modo in attesa oltre che dellapprovazione definitiva del testo, dopo lesame della cosiddetta commissione bicameralina, da parte del Consiglio dei ministri e cosa pi importante lemanazione dei regolamenti di attuazione e la struttura dellamministrazione periferica quali soprintendenze, archivi e biblioteche. Ora la scelta pi difficile per Urbani sar la nomina dei capi dei tre dipartimenti. Secondo il sindacato, allinterno del ministero esistono le persone con le giuste competenze e professionalit.

Nel toto nomine dei capi dipartimento, i nomi ricorrenti sono attualmente Giuseppe Proietti (ora direttore generale per larcheologia), architetto Roberto Cecchi (beni architettonici e paesaggio), Mario Serio (patrimonio storico-artistico), Carmelo Rocca (attuale segretario generale sul quale per pesa leliminazione del segretariato), sui quali potrebbero recuperare Francesco Sicilia, Salvatore Italia.


http://www.kwart.kataweb.it/kwart/ita/newsdett.jsp?idContent=479909&idCategory=1806&page=news_mondo


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