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Toscana, modello di tutela possibile
Duccio M. Traina*
IL GIORNALE DELLARCHITETTURA, giugno 2007





In relazione all'iter di approvazione del Piano di indirizzo territoriale 2005-2010 (cfr. Il Giornale dell'Architettura, n. 50, aprile 2oo7, p. 30), pubblichiamo un commento del professar Traina. Il documento stato adottato dal Consiglio regionale e pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 17 del 24 aprile; sino al 24 giugno sono pertanto possibili le pubbliche Osservazioni
previste dalla legge. Tutti i materiali sono reperibili al sito www.rete.tosco.na.it\sett\pta\territorio\pit_2005_2010

Nel dibattito sul governo del territorio in Toscana non sempre si avuta la giusta percezione (per usare i noti concetti platonici), di ci che aspetta al governo della legge e di ci che invece attiene al governo degli uomini. Nessuna legge, per quanto ben fatta e ispirata a detti principi di composizione degli interessi, pu costituire da sola garanzia di buoni risultati. Erra quindi chi prende spunto da veri o pretesi casi di malaurbanistica per porre l'accento critico sul sistema normativo che fino a pochi mesi prima era considerato all'avanguardia per la sensibilit ai valori del territorio e per la capacit di coordinare sviluppo e conservazione. E che tuttora valido: non per caso che i punti di forza del cosiddetto modello toscano si sono diffusi, hanno attecchito presso altre Regioni, sono stati ripresi in alcune proposte di legge statale sul governo del territorio. Senz'altro passibile di miglioramenti, ma i principi cui si ispira vanno difesi davanti a chi, forse dimentico dei danni che si sono avuti nel passato in un ben diverso regime, sembra voler attribuire tutte le colpe del degrado urbanistico e ambientale all'incapacit delle amministrazioni locali (le pi esposte per compiti e responsabilit) di resistere alle pressioni speculative.
Altrettanto ingenerose sono le critiche che da taluni settori dell'opinione pubblica vengono rivolte al Piano di indirizzo territoriale (Pit) della Regione, che sta muovendo i primi passi verso l'adozione dopo la proposta formulata dalla Giunta il 15 gennaio scorso. La pi sorprendente di tutte quella che liquida la disciplina del paesaggio in esso contenuta come un insieme di buoni propositi, non sorretta da precetti vincolanti, quasi disarmata dinnanzi all'aggressivit dei proprietari fondiari e degli imprenditori. La verit ben altra. I piani paesaggistici previsti dal decreto legislativo 42/2004 devono considerare la totalit del territorio regionale e richiedono un retroterra di analisi e una disciplina di tale portata da far tremare i polsi (ragione per la quale alcuni commentatori hanno pronosticato per essi la stessa fine ingloriosa che hanno fatto i piani paesistici previsti dall'art. 5 della legge 1497 del 1939). La legge regionale opta, fra le due tipologie previste dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio, per il Piano urbanistico territoriale con specifica considerazione dei valori paesaggistici, onde evitare che tali valori siano decontestualizzati dalla complessiva definizione dell'assetto del territorio. Per rispettare e anzi possibilmente anticipare il termine del 1 maggio 2008 imposto dallo Stato, la Regione ha stipulato con il Ministero per i Beni e le Attivit culturali un protocollo di intesa per l'elaborazione congiunta del Piano. Per intanto la proposta di Pit recepisce le discipline del paesaggio contenute nei Piani territoriali di coordinamento delle province (Ptcp) che, pur presentando differenti impostazioni, assicurano un livello mediamente soddisfacente di tutela, e prevede che, gi a far data dall'imminente adozione del Piano (e cio prima ancora| che si concluda con la definitiva approvazione il suo procedimento di formazione), nelle zone vincolate (che coprono oltre la met del territorio regionale) saranno vietati tutti gli interventi in contrasto con tali discipline, anche se non ancora recepite nella strumentazione urbanistica comunale (come invece altrimenti richiesto perch diventino operative).
*Professore associato di Istituzioni di diritto pubblico, Universit di Firenze



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