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Abusivi di tutta Italia unitevi
Vittorio Emiliani
l'Unit





Nel menu ancora decisamente incerto della Finanziaria 2004 c’ un piatto che compare e scompare e che oggi sembra essere incluso nella lista delle entrate una tantum (cos avversate dalla Ue): il condono edilizio. Nel vestito di pezze a colori della legge di bilancio riappare una pezza fra le pi grigie e screditate. Evitata per un niente un anno fa, verr riproposta per fare cassa, cio per turare le falle della finanza tremontiana. Subito c’ chi assicura dalla sede di Alleanza Nazionale, partito notoriamente benevolo nei confronti dell’abusivismo edilizio (ricordate l’appoggio ai poveri abusivi con villa ai margini del Parco romano di Veio?), che si tratter di un condono piccolo piccolo. Una mini-sanatoria con la quale si passer un veloce colpo di spugna sugli abusi commessi all’interno di un fabbricato gi esistente senza accrescerne cio la volumetria o edificarne di nuova. Io governo, io Stato chiudo gli occhi su quanto di illegale hai fatto in casa tua, magari in un edificio storico, che so, una scala, un cortile, un patio, una ristrutturazione anche pesante, e tu privato mi dai gli euro che mi servono a tamponare l’emorragia della finanza pubblica ancora per dodici mesi. Poi si vedr.
Un bell’esempio di moralit pubblica, una sollecitazione ai cittadini a eludere leggi e regolamenti, a essere ciascuno padrone a casa sua (Berlusconi dixit in campagna elettorale), anche contro la legalit, anche contro l’onest degli altri. Insomma, fesso chi rispetta la legge. la filosofia indecente, immorale di tutti i condoni. Ancora pi cinica, se possibile, in questo caso.
Perch i disastri prodotti nelle nostre citt, sulle nostre coste, ai bordi di aree naturalistiche o archeologiche preziose dalla speculazione, dal racket spesso, dell’abusivismo sono noti a quanti governano, amministrano, partecipano. Si ha un bell’assicurare che si tratter soltanto di una mini-sanatoria: anche mini il condono edilizio genera subito attese di altri colpi di spugna e quindi riaccende ovunque la fiamma dell’illegalit mettendo nei guai i Comuni pi rigorosi e, di fatto, truffando i cittadini onesti. stato cos dopo che il governo Craxi var, nel 1984, la prima sanatoria generalizzata seguita poi da altre aperture della stalla. stato cos di nuovo quando nel 1994 il primo governo Berlusconi (coincidenza non casuale) diede il via a un’altra assoluzione di massa monetizzata.
Le colate di cemento illegale non hanno praticamente dato tregua al martoriato Belpaese, nonostante la repressione sviluppata da Comuni di ogni dimensione, da Roma a Eboli dove un sindaco intrepido ha proceduto a ben 400 abbattimenti, in quella Campania devastata dal cemento illegale dove Antonio Bassolino ha aperto un fronte regionale di lotta di grande civilt, di coraggiosa lungimiranza. Avallare altri abusi vuol dire infatti consumare nel modo pi cieco altre centinaia di migliaia di ettari di paesaggi irripetibili, di buona terra a coltivo o magari a bosco (ecco perch si appiccano tanti fuochi), vuol dire scaricare su tutti i costi delle opere e dei servizi di urbanizzazione che gli abusivi non pagano concorrendo cos a nuovo degrado, a nuovo inquinamento. Con un nuovo condono tutto diverr pi difficile per Comuni e Regioni dove la lotta in corso, aspra, impervia.
I condoni fanno veramente schifo, provocano guasti permanenti nella testa o nei comportamenti della gente, un arretramento nella consapevolezza democratica gi tanto gracile. Ognuno padrone a casa sua: questa massima berlusconiana troverebbe col mini-condono la sua pi piena ed egoistica attuazione.
Del resto gi si rendono possibili sanatorie per quanti hanno in parte costruito abusi sulle stesse aree demaniali. l’anticamera del colpo di spugna atteso da decenni (la Regione Sicilia ogni tanto ci prova a fare da apripista) per decine e decine di migliaia di ville e villoni - tutte prime case, tutti abusi di necessit naturalmente - tirati su a filo degli arenili impedendo ad altri anche l’accesso al mare. Ma se ognuno padrone a casa sua, cosa stiamo a preoccuparci dell’interesse generale tante volte richiamato dalla Costituzione e da lucide sentenze della Suprema Corte? Sar ancora per poco. L’autunno delle riforme incombe.



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