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MUSEI: MOLTI VISITATORI MA DISTRATTI BOOM DI UTENTI, CHE PER NEL 90% DEI CASI SI RIVERSANO SOLO NELLE SEDI PI NOTE.
05 GIUGNO 2007, marketpress.info

LO RIVELA UNO STUDIO DELLISTC-CNR, EVIDENZIANDO ANCHE COME SOLO IL 10% RICORDI CI CHE HA VISTO. SERVE UN DIVERSO SISTEMA DI COMUNICAZIONE

Roma, 6 giugno 2007 - Il numero dei visitatori dei musei statali italiani cresciuto, dal 1996 al 2005, da 25 a 33 milioni di visitatori, con un ritmo annuo superiore al 3,5%: ma a goderne, su un totale di 402 sedi, sono pochissimi: i primi nove con il marchio pi forte coprono la met dei visitatori, mentre i tre quarti meno noti si spartiscono un misero 10%. E quanto emerge da uno studio condotto da Francesco Antinucci dellIstituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Consiglio nazionale delle ricerche: Musei Virtuali edito da Laterza. Il volume sar presentato a Roma, marted 5 giugno alle ore 17. 30, presso la Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini. Se si considerano i primi trenta musei in classifica, si nota che Colosseo, scavi di Pompei, Uffizi e Galleria dellAccademia di Firenze nel 2005 hanno superato il milione di visitatori, mentre Castel Santangelo, Circuito Museale di Firenze, Reggia di Caserta, Villa dEste, Palazzo Pitti, Galleria Borghese, Accademia di Venezia e Cappelle Medicee hanno registrato tra 300 mila e un milione di persone unaffluenza oscillante. Sotto i 300 mila visitatori si collocano 18 musei e siti tra i quali Villa Adriana a Tivoli, Ostia Antica, Ercolano, Museo di Capodimonte, Paestum, Terme di Caracalla, S. Apollinare in Classe a Ravenna, Palazzo Ducale a Mantova, Museo Nazionale Romano e Bargello di Firenze. Se cumuliamo i visitatori leffetto eclatante spiega Antinucci. I primi 9 musei statali, cio il 2% del totale, assorbono la met dei visitatori, cio quasi 17 milioni di persone, lasciando i rimanenti 393 musei a dividersi il restante 50%. I primi 33 musei, l8% del totale, assorbono i tre quarti dei visitatori (e cio circa 25 milioni), lasciando agli altri 369 il restante quarto (circa 8 milioni). A confermare la sproporzione, i dati 2005 relativi alle quattro pi importanti pinacoteche romane: Palazzo Barberini con 87. 000 visitatori, Galleria Spada con 27. 000, Palazzo Venezia con 22. 000 sommano un totale di 136. 000 persone, mentre la sola Galleria Borghese ne ha totalizzate 440. 000. Un analogo confronto vale tra Pompei e Ercolano, che hanno registrato rispettivamente 2. 344. 000 e 264. 000 visitatori. Viene da chiedersi: a chi serve e quanto costa, allo Stato, mantenere aperti 402 musei? La situazione tale, aggiunge Antinucci, che per coprire il 90% dei visitatori basterebbe mantenere aperti meno di 90 musei, mentre i tre quarti, cio 310, potrebbero essere chiusi. Il maggior successo si basa sul fatto che anche i musei sono dei brand name, in grado di attrarre indipendentemente da ci che essi mostrano o contengono prosegue il ricercatore dellIstc-cnr. A confermare quanto poco rimanga al visitatore dopo una visita, unindagine svolta presso i Musei Vaticani. Abbiamo chiesto a coloro che avevano appena terminato la visita se avevano visto e ricordavano due tra le pi importanti sale, quelle di Raffaello e Caravaggio: hanno risposto s 131 visitatori su 190, il 69%, contro i 59 no, quasi un terzo delle persone. A coloro che hanno risposto affermativamente stata sottoposta una lista degli otto autori esposti nelle due sale - Raffaello, Caravaggio, Guercino, Guido Reni, Domenichino, Nicolas Poussin, Andrea Sacchi, Jean Valentin - chiedendo quali ricordassero. Solo 14 persone, poco pi del 10%, ne ricordavano almeno quattro, il 15% solo tre, mentre il 46%, quasi la met del campione, ricordava soltanto Raffaello. E stato chiesto poi di ricordare i soggetti dei quadri visti, fornendo dei suggerimenti tra cui due errati: Crocifissione, Martirio, Battesimo, Adorazione, Annunciazione. Met del campione non ha ricordato nulla, il 18% almeno unopera corretta, mentre il 32% ha ricordato cose che non aveva visto. La disomogeneit dellafflusso e la mancanza di persistenza mnemonica dei visitatori, secondo Antinucci, sono entrambe attribuibili alla scarsa capacit dei musei di comunicare i contenuti. Per superare tale difficolt di veicolazione, continua il ricercatore, occorrerebbe affidare la spiegazione di unopera a strumenti visivi, in ausilio allo strumento verbale-linguistico generalmente utilizzato, per garantire lomogeneit del codice di comunicazione. Questo implica che le istituzioni si dotino di strumenti adeguati, investendo in ricerca e tecnologia. Negli anni 90 lentusiasmo per le novit delle applicazioni multimediali aveva fatto sperare in un approccio pi appropriato al settore dei beni culturali, ma a distanza di dieci anni dalle prime realizzazioni si pu dire che cos non stato e che gran parte della tecnologia adottata viene intesa non come fine ma come mezzo. Computer palmari e telefonini utilizzati come guide, ad esempio, tendono sostanzialmente allidentificazione di unimmagine e non alla trasmissione di contenuti. Per i curatori di un museo il problema della fruizione non centrale quanto linteresse a garantire la scientificit dellallestimento: si pensa a soddisfare pi le esigenze degli studiosi che quelle dei visitatori. Neanche i siti web se la passano bene. Ai Musei Vaticani, l82% dei visitatori non ha mai navigato nel portale, che interessa solo il 16% degli utenti al fine di preparare la visita. Solo 7 persone su 190 ne stima la capacit didattica. Quasi la met di coloro che si recano nel museo reale pensa che il sito non serva a nulla, spesso giudicandolo una brutta copia del museo reale. Un altro 27%, inoltre, non proprio interessato al sito in s. Da questi risultati evidente che il museo virtuale non va inteso come una replica di quello reale, come un catalogo o unenciclopedia on line, ma come una proiezione comunicativa a tutto campo, senza le limitazioni del museo materiale, intervenendo sulla disposizione delle opere per creare dei racconti visivi pi adatti a tradurre i messaggi dellopera. .



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