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Le dimissioni e l'amarezza di Guido Artom: Lascio il Poldi Pezzoli cui ho dato il massimo
Fiorella Minervino
Stampa Viveremilano 14/9/2003

Questa esperienza ha avuto un suo ciclo che si chiude il 23 settembre con la convocazione del Consiglio. Il Consiglio della Fondazione formato da 10 consiglieri con la Soprintedente ai Beni Storico Artistici, la dottoressa Fiorio, due consiglieri nominati dal Ministero, due dal Comune, due dal Presidente della Regione Lombardia, 1 dal Presidente dell'Amministrazione Provinciale, uno nominato dagli eredi di Poldi Pezzoli e uno dall'associazione Amici del Museo. Io non sono stato rinnovato.

Dunque se ne va. Con dispiacere, che esprime senza ipocrisia. Con malcelato scontento e una punta di amarezza che invece tiene per s e che traspare a fatica dalle sue parole e dalla sua storia d'imprenditore e di moderno mecenate al servizio della citt. Guido Artprn, 74 anni, dalla prossima settimana non sar pi presidente del Poldi Pezzoli: l'istituzione culturale fiore all'occhiello di Milano che, dopo 9 anni di gestione prestigiosa e pi che corretta, i vertici della Regione (si dice Formigoni in persona) hanno preferito affidare ad altri. Forse, ha scritto qualcuno, nell'ambito di quello "spoil system" all'italiana che, felpato nelle intenzioni ma feroce nei fatti, di solito lascia l'amaro in bocca e scontenta tutti.

Nella sala silenziosa, dove l'ombra cattura sin i numerosi ritratti cupi dell'800 alle pareti, fra tavoli antichi e sedie m pelle invecchiata, il Presidente si alza con il consueto garbo, l'ineffabile cortesia. personaggio di vasta e profonda esperienza con alle spalle attivit e iniziative diverse, tutte sul comune filo del senso del rispetto per gli altri, della correttezza, del senso etico. Guido Artom stato, fra l'altro Presidente della Fiera di Milano, Assessore al Bilancio nella giunta Borghini, Presidente della Federtessile, vice presidente di Confindustria, ha fatto parte del cda del Sole-24 Ore, dopo aver lasciato la propria azienda tessile, la Eliolona. Dal '94 Presidente del Museo, ora Fondazione, Poldi Pezzoli, un vero gioiello nel suo genere per collezioni, cultura, e "milanesit". Fu la casa-palazzo di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, il quale alla sua scomparsa, nel 1879, volle lasciare l'appartamento ...colla armeria, coi quadri, coi capi d'arte e coi mobili....ad uso e bene pubblico in perpetuo, come verg nel testamento.

Sicch il Poldi Pezzoli fu tra le prime fondazioni artistiche italiane, dall'apertura al pubblico nel 1881. Grazie a successive donazioni e interventi, oggi figura tra le glorie di Milano. Artom, il prossimo 23 settembre, dopo un consiglio del Cda da lui convocato, lascia la presidenza, certo con dolore, ma pure con serenit e il distacco di colui che ha dato il massimo, con risultati evidenti. L'uomo ama profondamente la sua citt, ne scruta ed esplora ogni aspetto con la chiarezza del gran viaggiatore per le vie del mondo.

Come mai si occup del Museo Poldi Pezzoli?
All'alba degli Anni '80 venni convocato con altri cittadini milanesi dal sindaco Carlo Tognoli che conoscevo appena. Ci raccont che il Poldi Pezzoli era in condizioni disastrose tanto da venir chiuso. Propose ai cittadini di buona volont di attivarsi per costituire una dote al Museo. Con l'avvocato Cesare Rimini, Alberto Dallora, Achille Cutrera, Guido Rossi, il notaio Francesco Guasti cominciammo a trovarci la sera a discutere e grazie alla generosit di aziende e privati raccogliemmo fra l'84 e l'86 circa 2 miliardi e mezzo di lire che con i Bot, che allora rendevano, consentirono al Museo di vivere.

E lei come ne divenne presidente?

Iniziai con il leggere il testamento di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, a conoscere a fondo le collezioni, lo considerai il Museo dell'Illuminismo, nel 1986 fui nominato dalla Regione Lombardia consigliere, con Presidente il professor Gian Alberto Dell'Acqua, venuto dopo Lamberto Vitali e Alighiero de Micheli. Nel '94 Dell'Acqua non se la sent di continuare la gestione economica , divenne Presidente d'onore e io, con entusiasmo e paura, ho assunto la presidenza, diversa dai miei predecessori. Perch ognuno ha avuto una propria funzione, si sono avvicendate due direttrici, i consigli si sono trasformati. stata una grande esperienza, fra le pi belle della mia vita. Il Museo si sviluppato, ingrandito, ha trovato obiettivi da perseguire, oggi nel suo genere uno dei pi belli di Milano e anche d'Italia. E' un unicum, preso a modello da studiosi. Un bella esperienza dove ho lavorato con responsabilit.
Poteva venire riconfermato?
Secondo lo statuto del Poldi Pezzoli non esistono limiti al rinnovo delle cariche dei consiglieri. Comunque io ho convocato il Consiglio perch venga eletto un nuovo Presidente

Lascia la presidenza con dispiacere?

Certo, sono molto affezionato al Museo, ho cercato di dare il massimo. Sono per contento di dedicarmi ad altre attivit sociali e culturali, lavoro con don Rigoldi, poi alla Fondazione per il Cancro, la Firc, magari per il futuro in altri musei.
Come giudica Milano oggi?
La citt solo un pezzo della vera Milano, cos come si concepiscono oggi le capitali nel mondo: con centro storico, periferie, citt e cittadine nelle vicinanze. Parlare di Milano ora senza Monza, Pavia, Bergamo e cos via, non ha molto senso. A Londra per esempio ci sono i quartieri, i Boroughs, come Kensington, con il Lord Mayor di Londra e la Great London Authority, una struttura cui fa capo l'area metropolitana. Adesso non si pu immaginare una rivoluzione cos, ma bisogna cominciare a pensare in quella direzione specie in rapporto alle periferie.

Milano citt ardua da valutare, composta di chiaroscuro. C' un' accusa comune: che Milano non c' pi, scomparsa la generosit. E cos?

Non vero, basta guardare a esempi come la nuova Fondazione che Arnaldo Pomodoro sta preparando a Milano, io me ne occupo, un'iniziativa di grande generosit, non un monumento a se stesso, creata per i cittadini. Ce ne sono altre con voglia di lasciare a Milano istituzioni che possono rappresentare il futuro La Fondazione Mazzotta riuscita a fare molto. Sicch la mia valutazione positiva perch ancora un centro con voglia di fare. In sofferenza il network, la capacit di fare reti con le altre istituzioni. C' la crisi economica, siamo in un momento di confusioni legislative, fiscali, finanziarie e tutto ci non aiuta.

Come giudica la gestione della citt?

Nella giunta Borghini, quando ero assessore al Bilancio nel 92-93, si avvertiva la capacit di guardare avanti, oggi esistono i singoli punti e iniziative positive, ma c' confusione sul modello da portare avanti, cosa che rende difficile utilizzare le risorse. mancata la curiosit di guardare come si trasformavano le altre citt, che non imitazione, ma segno di cultura.
Quale Milano rimpiange? Quella degli Anni '60, la pi motivante, dalla fine della guerra c'erano stati anni di esplosione nelle arti, nella musica, nel teatro, nella letteratura, dopo 20 anni di chiusura fra regime e guerra. La citt aveva mezzi economici, cultura, universit, tutti si impegnavano nell'elaborazione economico e socio-culturale della citt. Gli anni del vero patto sociale in Italia sono stati quelli della ricostruzione del Paese, non amo chi commemora il bel tempo antico, ma Milano aveva circoli come il Turati, la Riforma...Si baruffava, e si sono gettate le basi per lo sviluppo economico del Paese. C'era un tessuto di persone straordinarie, come il nucleo del Partito d'Azione che stato essenziale. Certe cose potevano avvenire solo a Milano e non 100 chilometri pi in l Un film come "Rocco e i suoi fratelli" di Visconti sull'integrazione si poteva girare solo qui, non altrove, per il ruolo della fabbrica, le rimanenze della cultura austro-ungarica, la Milano risorgimentale. La fabbrica ha reso omogenea la cultura di persone diverse.
Che cosa pu fare Milano per migliorare?

Deve puntare a risorse di eccellenza per andare avanti. Va ripensata, non so se si riesce a continuare con i soli servizi e la finanza, oggi si richiede che una storica dell'arte sappia di economia e si cercano ingegneri gestionali.

Rimpiange l'azienda tessile della sua famiglia?

Terminati gli studi in universit all'estero mio padre mi chiese che cosa volevo fare. Prima di entrare nella sua azienda tessile andai per 6 mesi come operaio alla De Angelli Frua per imparare. Ogni sistema tessile e di abbigliamento richiede che il prodotto venga ripensato almeno due volte l'anno, una ginnastica mentale che non abbandona pi. Rimpiango quella cultura, se dovessi rifare il mio lavoro, non sarei pi capace. A livello europeo, nei valori attuali, non sarei bravo: nella industria tessile l'imprenditore cambiato. Sento l'obsolescenza rispetto al mondo che cambia in fretta.



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