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ROMA - scavi e scoperte archeologiche a Testaccio
DAVIDE DESARIO
Domenica 22 Aprile 2007, Il Messaggero

E lo scavo archeologico pi esteso della Citt Eterna. Probabilmente il pi grande scavo, su territorio urbano, di tutta Italia. E nel cuore, fisico e romantico, di Roma. A Testaccio nellarea compresa tra via Galvani, via Franklin, via Manuzio e via Ghiberti. L, dove ormai sorgevano pochi edifici (il Teatro dei Cocci e un campetto sportivo) la Giunta Comunale ha deciso di realizzare il nuovo Mercato di Testaccio. Quasi un presentimento.
Visto che gli scavi, coordinati dalla Soprintendenza archeologica di Roma, stanno dando alla luce una elevatissima quantit di reperti e che dimostrano che nella Roma Imperiale quellarea, ai piedi del Monte Testaccio e vicina al vecchio porto Fluviale, ospitava magazzini per le merci e anche alcune realt commerciali.
Gli scavi archeologici, come anticipato dalla rivista Forma Urbis, sono iniziati ad aprile del 2005 e si avvalgono anche degli studenti dellUniversit di Roma Tre, dellUniversit di Lecce e della societ Saf per riuscire a coprire lintera area che supera un ettaro di estensione. Solo adesso, per, stanno dando risultati eccezionali.
Come spesso accade negli scavi urbani abbiamo rinvenuto una stratificazione che racconta lintera storia dellarea - aggiunge Sebastiani - Si va dai magazzini di et imperiale, allepoca dellabbandono medievale quando la zona ospitava orti e vigne per passare alle vigne rinascimentali e barocche che coprono un periodo dal 1400 al 1800.
Stando alla ricostruzione degli esperti in quellarea, nellAntica Roma, sorgevano i grandi magazzini. Le merci arrivavano con grandi navi dallAfrica o dallOriente e approdavano al porto di Ostia. Da l venivano portate nella citt con delle chiatte che risalivano il Tevere fino al vecchio porto fluviale (tra ponte di Porta Portese e quello di Testaccio).
E questa anche la spiegazione di Monte Testaccio, il monte dei cocci - spiega ancora Sebastiani - In pratica era una discarica Annona (dei magazzini statali) dove venivano distrutte e abbandonate tutte le grandi anfore di olio e di vino al momento della distribuzione al dettaglio in contenitori pi piccoli.
I magazzini sono stati rinvenuti soprattutto nellarea nord dello scavo. Si tratta di tre linee di edifici che formano un triangolo: un lato costituito da una doppia fila di magazzini per un totale, al momento, circa una ventina di ambienti; laltro formato da una sola schiera di stanze che per ora risultano essere una decina. Questultimo si affaccia su un corridoio collegato ad una strada che probabilmente si trova sotto Vicolo della Serpe. In uno dei locali, non escluso che ci fosse un antico forno per la cottura delle ceramiche (anche grazie alla vicinanza del fiume che poteva fornire largilla e lacqua necessarie). Finora, comunque, sono state recuperate circa un migliaio di cassette di reperti che sono ancora in corso di lavaggio e classificazione.
La presenza principale , senza dubbio, quella delle anfore olearie spagnole e africane e anfore vinarie di provenienza gallica, orientale e cretese. Sono state rinvenute anche una quarantina di monete di bronzo e di argento di varie epoche (DallEt vespasiana a quella severiana).
Quello che si prefigurava come il tradizionale conflitto tra salvaguardia dei resti archeologici e realizzazione di opere di pubblica utilit - spiega Renato Sebastiani, coordinatore degli scavi e responsabile della soprintendenza archeologica di Roma per larea Testaccio - E stato, invece, vissuto come un occasione di dialogo e di integrazione tra antico e moderno, a tutto vantaggio della citt.
Il nuovo mercato di Testaccio, infatti, si far lo stesso. Al suo interno sar realizzata anche unarea museale che illustri i ritrovamenti in modo da condurre il visitatore dai livelli pi antichi a quelli pi recenti mettendolo in grado di conoscere e comprendere al meglio levoluzione storica dellarea e, in certo senso, dellintera citt - sottolinea Lucina Giacopini, responsabile della direzione scientifica della Saf - Inoltre verranno anche realizzate delle attivit didattiche dove i visitatori potranno partecipare a forme di archeologia sperimentale.
davide.desario@ilmessaggero.it



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