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La Madonna del Parto cerca casa (tra le polemiche)
Paolo Conti
05 aprile 2007, Corriere della Sera



Rutelli: entro cento giorni una sede definitiva per il dipinto-capolavoro. E a Monterchi scoppia la rissa. «Deve restare dov'è». «No, lì è snaturato»

ROMA — «Vogliamo risolvere il problema e lo faremo con un comitato di esperti. Spero che entro la fine della mostra si decida la definitiva collocazione della Madonna del Parto», ha promesso una settimana fa il ministro Francesco Rutelli inaugurando la splendida rassegna su Piero della Francesca articolata tra Arezzo, Sansepolcro e Monterchi (fino al 22 luglio), già un clamoroso successo con i 34.000 biglietti ormai venduti.

Era inevitabile che i riflettori accesi sul Grande Evento illuminassero di nuovo la lunga storia dell'affresco conteso, dipinto da Piero della Francesca in sette «giornate di lavoro» presumibilmente tra il 1459 e il 1460 nella duecentesca chiesa di Santa Maria Momentana, distrutta da un terremoto nel 1785: miracolosamente si salvò solo l'affresco.
Poi l'opera venne staccata, inserita in una chiesa ricostruita come cappella del nuovo cimitero. Un deterioramento grave nel 1910 (che cancellò calotta e padiglione: la parte superiore del baldacchino ora visibile è una ricostruzione) obbligò a un nuovo distacco, giusto in tempo per salvare l'immagine dal terremoto del 1917 che distrusse la seconda chiesa. Nel 1956 tornò nella terza chiesina ricostruita, fino al 1992 quando fu sottoposta a un restauro e trasportata nel centro di Monterchi, custodita sotto una teca di cristallo nell'ex scuola in via Reglia.

Da quel 1992 il nodo della collocazione divide studiosi, amministratori, abitanti, Curia di Arezzo, parroco di Monterchi. Gli interessi in gioco sono tanti: la conservazione e la contestualizzazione storico-artistica di uno dei capisaldi del '400 toscano, i 50.000 visitatori l'anno, ovvero il petrolio di Monterchi (7.000 solo ad agosto per 1.800 abitanti), il desiderio dei fedeli di tornare a pregare di fronte a un simbolo della maternità venerato per 500 anni e ora musealizzato a poche centinaia di metri dal cimitero.

In realtà quei pochi metri sono una voragine, e quanto sia profonda lo dimostra la causa giudiziaria ancora aperta tra Comune di Monterchi e Curia di Arezzo che rivendicano la proprietà dell'affresco in un vero duello: nel 2001 il vescovo Gualtiero Bassetti polemizzò contro il biglietto da 3,10 euro e parlò di «ingiustizia». Non si può, scrisse in sostanza in un articolo, pagare per pregare: si è interrotto un culto mariano vecchio di mezzo millennio.
E adesso? Le posizioni sono chiare. E distanti. Il mondo scientifico non ha dubbi. Dice Antonio Paolucci, ex soprintendente di Firenze ed ex ministro per i Beni culturali, uno dei tre curatori della mostra: «Deve tornare dov'èra, migliorando sicurezza e decoro della cappella. Ora c'è il paradosso di una Madonna incinta racchiusa in una squallida ex scuola, chiusa perché a Monterchi non nascono più bambini».

Concorda il co-curatore, Carlo Bertelli: «Soluzioni diverse toglierebbero all'affresco il suo straordinario legame con un
territorio senza pretese di ricchezza o di monumentalità: si compirebbe l'errore più banale, arricchire ciò che è povero per natura poetica». D'accordo Mario Lolli Ghetti, soprintendente regionale della Toscana: «Non si può trattare l'affresco come una tela da appendere al muro, deve tornare dove fu concepito. Nel 2004 il Comitato di settore, ne ero vicepresidente, votò così all'unanimità e ritenne inadatte tutte le altre ipotesi indicate».
Ruggero Martines, soprintendente di Arezzo, terzo curatore della mostra, propone un'analisi più articolata: «II sito originario è importantissimo, nel caso di Monterchi il valore paesaggistico è ben conservato. Ma si dovrà tenere in dovuto conto di ciò che potrà emergere dalla città».

Ed è proprio qui il punto: tutta Monterchi, sia il centrodestra che sostiene con una lista civica l'Udc Massimo Boncompagni dal 2004, sia il centrosinistra che espresse l'ex sindaco Ds Franco Landini, vuole che la Madonna del Parto resti nel centro storico. Il comitato «La Madonna dei monterchiesi» ha già raccolto 900 firme tra i 1.600 iscritti alle liste elettorali. Dice il sindaco Boncompagni: «Esiste di fatto un accordo con la Curia di Arezzo per individuare un luogo "aperto al culto", non necessariamente "luogo di culto". Potrebbe essere l'attuale museo, dopo una adeguata ristrutturazione. O la vicina chiesa delle benedettine, dopo una donazione al Comune. O Palazzo Massi. Mettendo insieme le due necessità, culto e proprietà pubblica dell'edificio, si chiuderebbe il contenzioso con la Curia. Lo scopo principale è la conservazione del bene e l'accordo tra gli interlocutori: è però chiaro che noi preferiremmo il centro storico. Monterchi è Monterchi, non bisogna farne una questione di cinquanta o cento metri».

Più secco l'ex sindaco Franco Landini, che pilotò nel 1992 l'operazione trasloco dell'affresco: «II ritorno al cimitero? Non esiste. Tutto è cambiato: il paesaggio, l'area stessa, la strada di scorrimento. Invece nell'ex scuola il dialogo col paesaggio è miracoloso. Basterebbe ristrutturare l'edificio. E nessuno può ignorare la volontà espressa da 900 monterchiesi». E le autorità ecclesiastiche? Dice il combattivo parroco don Vasco Donati Sarti, a Monterchi dal 1960: «La Madonna deve tornare dov'è stata dipinta e dove esiste un culto millenario della fertilità prima pagano e poi cristiano. Io ho anche una multinazionale alle spalle pronta a investire soldi». Chi? «No, questo non lo dico...». Invece dalla Curia non arrivano veti, come spiega monsignor Giovacchino Dallara, vicario generale della diocesi di Arezzo: «Stiamo valutando alcune ipotesi in un orientamento condiviso con la città nel centro storico. Ma non abbiamo opzioni. Alla dio-
cesi interessa che la Madonna torni in un luogo aperto al culto e che finisca la sua musealizzazipne. Con una simile intesa pacifica e serena si concluderebbe anche l'azione giudiziaria... Il capolavoro va contemplato per quel che è: un'opera di fede legata al mistero più bello del mondo, il concepimento». Intanto resta insoluto un altro mistero, meno edificante e più terreno: dove finirà, una volta per tutte, la Madonna del Parto?



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