LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Beni culturali: la nostra esperienza a disposizione dell'Europa
Francesco Gurrieri
Europa 21/08/2003

Il dibattito sui beni culturali in Italia, da sempre, da Ruggero Bonghi a Carlo Ludovico Ragghianti, da Spadolini a Veltroni ed oggi a Urbani, sembra aver avuto pi le sembianze di una chiacchierata fra specialisti che di una riflessione ragionevolmente democratico-istituzionale. Le ragioni sono tante e pertengono, in ultima analisi, al ruolo (secondario) che il patrimonio artistico (solo recentemente "culturale") ha avuto nella storia del nostro paese. Non sembri superfluo ricordare come il riassorbimento delle leggi e dei provvedimenti degli antichi "stati regionali" (delle province toscane, romane, piemontesi, ad esempio) matura faticosamente dopo la raggiunta unit , per trovare consolidata e indiscussa omogeneit legislativa e di assetto istituzionale con le leggi del 1939 (la "tutela delle cose di interesse artistico e storico", la "tutela delle bellezze naturali"), leggi "fasciste", alle quali, con Bottai, avevano lavorato i migliori storici dell'arte e architetti del tempo. Il tutto stava dentro alla "direzione generale Antichit e Belle Arti", come trascurabile segmento del pi vasto ministero della pubblica istruzione, con delega a un sottosegretario. N meno superfluo sembri ricordare che quelle "Belle Arti" - come allora si chiamavano - presiedettero al restauro e alla "ricostruzione" del nostro patrimonio offeso dall'ultimo conflitto mondiale.
Bisogna aspettare il 1964 per disporre di un primo quadro sistematico sulle condizioni del nostro patrimonio artistico: la commissione Franceschini, introducendo per la prima volta la definizione di "bene culturale" ebbe una progressiva positiva reazione nell'establishment della tutela, provocando subito preoccupate attenzioni in parlamento. Certo , tuttavia, che l'alluvione di Firenze (novembre 1966) e l’eco internazionale e vivissima che si ebbe, costituirono persino una svolta istituzionale alle discipline della conservazione. Il "restauro" finiva di essere un'arte e diventava una scienza, accendendo un processo di tecnologizzazione degli interventi (diagnostici ed operativi) che non si sarebbe pi fermato, sollecitando prima la curiosit, poi l’interesse dell’industria. Nel frattempo si esaurivano gli ultimi esiti del boom edilizio, cos che i costruttori e i progettisti si posero ad una (acritica) conversione verso il campo del restauro e della "ristrutturazione" che si intuivano come campo speculativo di sicuro interesse.
L'attivazione del nuovo ministero "per i beni culturali e ambientali", firmata nel 1975 da Giovanni Spadolini nel governo Moro-La Malfa, suscit entusiasmo negli addetti ai lavori e nel funzionamento ministeriale delle "belle arti"; assai meno, diciamolo, in altri ambiti democratici e progressivi del paese. Nel frattempo (dpr 14 gennaio '72) erano migrate alle regioni le funzioni in materia di musei e biblioteche, in accoglimento dell'articolo 117 della costituzione ("musei e biblioteche di enti locali"). Ma Spadolini aveva ben intuito il mutare dei tempi e il desiderio democraticamente partecipativo che la "questione beni culturali" gi suscitava. Non a caso, nel decreto organizzativo del nuovo ministero, all'articolo 35 si prevedeva l'istituzione di un "comitato regionale per i beni culturali", paritetico tra funzionali delle soprintendenze e rappresentanti delle regioni. Le funzioni del comitato, se pienamente applicate, non erano del tutto trascurabili: a) collegamento informativo e conoscitivo tra stato e regione; b) coordinamento delle iniziative e delle attivit esecutive (...), predeterminazione dei programmi annuali e pluriennali; e) promozione e proposte di intervento, amministrativi e tecnici.
La risposta delle regioni, dobbiamo dirlo, fu disordinata quando non velleitaria : l'Emilia Romagna attivava un suo "Istituto per i beni artistici culturali e naturali"; la Toscana, a cui - forse - sfugg il concetto di pariteticit, promulg l'istituzione della "Consulta regionale toscana dei beni culturali e naturali" (maggio 1975), ove a fronte di nove soprintendenti vi erano cinquantadue componenti di sostanziale delega regionale (sindaci, esperti, rappresentanti sindacali ed altro). Inutile dire della breve, brevissima, inesistente vita di questa "risposta" il cui ultimo effetto fu quello di recidere ogni possibile osmosi istituzionale, spingendo le soprintendenze e il ministero verso pi rigidi e autonomi comportamenti.
N, francamente, le cose erano andate in modo entusiastico nel campo dei beni ambientali, nell'accoglimento regionale degli strumenti urbanistici o nella gestione locali di quei beni se, nel 1985, col "decreto Calasse", si dovette pensare a mettere in ragionevole sicurezza i territori costieri, i laghi, i fiumi e i corsi d'acqua, le montagne, i parchi ed altro ancora. Si pu obiettare, al solito, che l'Italia "va per il lungo" (frase non proprio piacevole) e che non tutte le regioni sono uguali, ma proprio per questo, forse, il legislatore e chi ha a cuore il nostro patrimonio culturale deve far lo sforzo di superare i particolarismi per distendersi in modo isotropo sull'intero territorio nazionale. E tuttavia, a fronte delle spinte di autonomia regionalistica, dobbiamo ricordare altri scenari europei in movimento con cui occorrerebbe confrontarci; verso i quali siamo gi in ritardo anche rispetto ad iniziative di cui potrebbe esserci riconosciuta una leadership. Non dimentichiamo, ad esempio, che la Germania, proprio negli ultimi anni, sta passando da un sistema di gestione affidata ai land ad una riorganizzazione centralizzata. E dunque, un motivo deve pur esserci.
Oggi, vero, i moti peristaltici dell'attuale governo non incoraggiano l'idea di "pariteticit", cio di co-gestione, co-finanziamento, co-direzione delle azioni sui beni culturali, ma io credo che proprio hic et nunc stia il pericolo di un giudizio e di una richiesta assolutamente autonomistica (regionalizzata, devoluta, sottratta alla "burocrazia ministeriale"). Chi ha alle spalle una militanza critica e attenta in questo fragile ministero non pu dimenticare i fermi e perentori principi che furono di Brandi, di Argan, di De Angelis d'Ossat (ma anche di Spadolini): univocit di "principi" nella tutela, controllo delle "metodiche" di intervento sui beni culturali, confronto sulle "tecniche". Qualcosa a cui nessuna autonomia dovrebbe sottrarsi, ponendo responsabile e prevalente attenzione a quegli istituti ministeriali (istituto centrale del restauro, opificio delle pietre dure e laboratori di restauro, centri universitari e Cnr) che costituiscono il sale della ricerca applicata in questo campo.
Pena l'incomprensione dello scenario che ci sta davanti, non si possono trascurare alcune cose e, in particolare, tre determinanti avvenimenti che si sono prepotentemente e recentemente scaricati sulla fragile cittadella dei beni culturali: a) l'attivazione della legge Ronchey (1992) che ha ridefinito l'idea di museo quale Struttura organizzata per la conservazione, la valorizzazione e la fruizione pubblica, che ha invece consegnato al profitto privato (sia pure con qualche cautela nelle assegnazioni) tutta l'attivit promozionale e gestionale, creando un indotto imprenditoriale dentro e fuori il museo, di grande appetibilit, difficilmente sindacabili, talvolta non senza distorsioni e non sempre a vantaggio della cultura. Si ricordi come, ad esempio, le ricognizioni e le produzioni multimediali siano diventate un business davvero apprezzabile, oggi stimabile intorno ai due miliardi di euro; b) intorno ai beni culturali ruota ormai un notevole mercato interessato al restauro, e non solo per i beni architettonici, anzi. Qui, dimenticando ogni possibile e potenziale "accordo di programma", ognuno procede in splendida solitudine, senza tracce di partenariato e co-fnanziamento, lontani da quegli impegni che erano stati definiti Pit (progetti integrati di intervento), atti a corrispondere ad alcune "azioni" europee. N si riesce ancora a porre il patrimonio culturale al centro delle politiche del paese, relegandolo semmai ad un ruolo complementare e subalterno ai fini dello sviluppo turistico. Peraltro, la condizione confusionale dell'attuale vendita (o cartolarizzazione) del patrimonio monumentale, ove le societ immobiliari saranno certamente pi tempestive e pi abili di ogni possibile prelazione pubblica (di questi pericoli ha parlato ad abundantiam Salvatore Settis) conferma un di una e una condizione di mercato che non lascia certo ben sperare, su cui portare rapidi correttivi; e) l'attivazione di una "direzione generale per l'arte e l'architettura contemporanea" sembra aver ingenerato un fenomeno nuovo e pericoloso, certamente contraddicono con quanto stabilito dal comma 6 dell'articolo 2 del testo unico: la non soggezione a tutela delle opere di autori viventi o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquant’anni. Tutti i funzionali si sono sentiti promossi sul campo nelle competenze sulla contemporaneit, mettendosi a promuovere ora questo ora quell'artista, magari in ambienti o in giardini monumentali di cui hanno la responsabilit della conservazione. In alcune soprintendenze sembra essere diventata l'attivit principale, indirizzando anche il mercato dell'arte moderna e contemporanea, per la presunta autorevolezza istituzionale con cui si certificano cedeste promozioni (non dimentichiamo che spesso gli stessi funzionari sono poi preposti ali ufficio esportazioni e alle "notifiche" sui cataloghi d'aste. tutt’altro che raro constatare come, in non pochi compendi demaniali, grazie alla tolleranza, quando non alla promozione diretta delle soprintendenze, dato vedere opere che contraddicono al disposto dell'articolo 2 del testo unico gi citato.
Ma veniamo alla cogente attualit. Alcune regioni (la Toscana, in particolare) son tornate a rivendicare con forza la gestione dei beni culturali e dei musei di stato, insomma finter materia. Le motivazioni sono - si dice - molteplici; fra esse l’autoritarismo dei soprintendenti, l’inettitudine e la contraddittoriet della loro gestione e altro ancora. Lo scontro - si aggiunge - politico e non avrebbe pi spazio per alcun dialogo. Ora, l'impressione che queste lamentazioni siano in parte legittime, in parte invece legate ad incomprensioni contingenti di eventi e di persone. Sarebbe un disastro se decisioni in merito a una materia tanto delicata fossero prese sull'onda emotiva. Del resto, c' da chiedersi perch si sia indugiato tanto ad attivare quelle "commissioni per i beni culturali" (articoli 154 e 155 del decreto legge 112/1998) che, in qualche modo, riprendono l'originario spirito dei "comitati paritetici" previsti da Spadolini. Non da trascurare che a queste "commissioni regionali" (costituite da tredici membri, con largo spettro rappresentativo) sarebbero affidati compiti di tutto rispetto, quali Le istruttorie e le definizioni dei piani annuali e pluriennali di valorizzazione e promozione dei beni e delle attivit culturali, monitorandone lattazione ed esprimendo pareri in ordine a interventi di tutela per i beni culturali e ambientali. Non tutto, ma certamente qualcosa se, soprattutto, si ha voglia di farle funzionare. Ci permetterebbe un collaudo collaborativo, utile per questo ed altri governi: una "pax dei beni culturali" tendente ad un'armonia gestionale di cui tutti sentiamo il bisogno. Magari riallacciandosi al settore universitario e chiarendo cosa si voglia fare e dove si voglia andare col forsennato proliferare di corsi, corsetti, master, supermaster ed altro ancora, che dimostrano una e una sola cosa: l'incerto navigare di una realt di settore, esasperata da provvedimenti continui e contraddittori, con la creazione di "profili professionali" dall’incerto, incertissimo avvenire.
In definitiva, prima di mettere "in liquidazione" il ministero dovremmo chiederci dove qualcuno ha sbagliato; e semmai confermarlo con rinnovato profilo culturale, forsanche con una reciproca "interscambiabilit dirigenza-universit", secondo uno schema profondamente innovativo, quale si conviene anche alle grandi aziende pubbliche. Anche per questo, una via riconciliativa caratterizzata da un periodo di collaudo (tre/cinque anni) da affidare a queste commissioni (ove sono rappresentanti degli enti locali e del Cnel), potrebbe produrre una positiva ricalibratura della fragile materia "beni culturali", evitando devastanti sperimentalismi ministeriali e irresponsabili aspettative verso i nostri giovani.



news

10-08-2020
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 10 agosto 2020

27-07-2020
Il Consiglio Direttivo dell'Associazione Italiana di Studi Bizantini su Santa Sofia

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto allestero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

14-11-2019
Cosa succederà alla Biblioteca Guarneriana di S. Daniele del Friuli? Un appello dei cittadini al sindaco

04-10-2019
Unicredit mette all'asta da Christie's capolavori della sua collezione

14-09-2019
Da Artribune: Franceschini sospende i decreti Bonisoli

Archivio news