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FIRENZE - Come i Comuni possono bloccare la speculazione
MASSIMO MORISI
25-03-07, LA REPUBBLICA, FIRENZE



Sar anche una banalit ma bene non rimuoverla. Il territorio confronto politico. Ed confronto duro, aspro. Risorse scarse e preziose si misurano con visioni culturali e poteri corposi, con principi inalienabili e appetiti meschini. Nel territorio ci che al miglior intenzionato appare ovvio o altamente desiderabile (qualit architettonica, ad esempio, o prevenzione ambientale) non mai a portata di mano perch l' interesse comune un' ipotesi politica intrisa di incertezze e densa di conflitti. Ne esempio preclaro la Toscana, quando viene dipinta o come la vetrina del disastro italiano o come il modello per la sua redenzione. La verit non sta nel mezzo. E' semplicemente altrove. Fuori dalle ideologie e dai pregiudizi accademici. Nel coraggio paziente di un disegno ordinario di condotte future (come Massimo Severo Giannini pi di trent' anni or sono definiva il programmare) per dare coerenza, limiti e opportunit al valore di un territorio, ai suoi beni comuni e alle sue energie vitali. Un disegno da costruire nella mediazione politica e con le responsabilit della politica, non nella ricerca di una superiore e pi saggia autorit morale: che mai si rinviene perch una simile saggezza, suprema e definitiva, non si d tra le facolt umane n nei regimi democratici. E' ad esempio un' opzione semplice ma di enorme densit politica asserire, come fa la Regione Toscana, che il suo patrimonio collinare deve restare immune da tipologie insediative riferibili alle lottizzazioni a scopo edificatorio destinate alla residenza urbana (art. 21, comma 7, del Piano di indirizzo territoriale). E ha altrettanta valenza politica prescrivere che le espansioni edilizie dei vecchi piani regolatori non ancora messe in opera da procedimenti amministrativi che vincolino i Comuni, van riposte in discussione (art. 36, comma 1 del Pit) per valutarne l' ammissibilit e la coerenza tanto con gli strumenti della pianificazione strutturale secondo la norma della legge 1/2005, quanto i fini della tutela e della conservazione attiva del paesaggio che la stessa Regione persegue con il proprio Piano territoriale come suo compito essenziale. Ci vuol dire una cosa molto semplice: cari Comuni, il nostro patrimonio paesaggistico in grande misura ancora integro e proprio per questo motivo cos attraente, sia per quanti hanno disegni di mera speculazione edilizia, sia per chi ne vuole porre in valore le risorse preservandone la qualit ambientale, storica ed estetica. Urge un comune ripensamento strategico perch l' era della quantit morta e va sepolta per sempre. O lo sviluppo in s strumento di qualit e manutenzione paesistica o semplicemente regressione. Inoltre, voi Comuni avete di fronte alternative i cui effetti superano di gran lunga le vostre formali competenze e i vostri confini amministrativi. Per questo le vostre scelte debbono trovare una perequazione difficile ma necessaria tra le attese dei vostri cittadini e quelle di un mondo assai pi vasto, che guarda alla Toscana come ad un paesaggio esemplare, patrimonio di un immaginario collettivo che va ben al di l dei nostri confini. Per la stessa ragione, diventa centrale la cooperazione tra le amministrazioni comunali e quelle provinciali attorno ad un rega regionale che deve garantire i valori fondanti e le grandi strategie di un governo del territorio comune e integrato. Il postulato un comune criterio di coerenza politica che si riassume, per ogni amministrazione locale, in una semplice ma discriminante domanda: qual il mio contributo alla qualit, alle risorse e al valore del territorio della mia regione visto che dal loro insieme che dipende la prosperit che i miei stessi cittadini potranno ancora trarre dal proprio territorio? E' attorno a questo interrogativo che ruota tutta la politicit della forma toscana del governo del territorio, il suo insistere su un modello di governance tra autorit amministrative plurime che non deve scadere nel mero rito negoziale del do ut des ma situare problemi collettivi e opportunit territoriali in un confronto politico translocale tra giudizi di valore e giudizi di fatto. Cio in una logica di filiera che, in luogo del controllo gerarchico di conformit - che tanti guasti ha prodotto nella storia urbanistica del nostro Paese - assicuri ai governi locali e alla rega regionale le rispettive responsabilit ma li condizioni a una mutua conoscenza e ponderazione delle rispettive capacit di visione. Non una via facile. Ma non ha alternative. Il resto polemica. Se non anti-politica.



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