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FONDAZIONI E POLITICA
ALFREDO BIANCHINI
Corriere veneto 23/03/2007

In molti paesi d'Europa, ma anche in altri continenti, per gli alunni delle scuole elementari e secondarie sono allestite aule in edifici storici dove, a turno, per uno o due mesi, vengono loro impartite le lezioni. E' un modo per educare i ragazzi al bello, al rapporto con i beni culturali: un modo per formarli alla civilt moderna attraverso la conoscenza dei valori estetici e morali della tradizione. In questi anni il patrimonio storico e artistico andato assumendo in Europa (ma non solo in Europa) un ruolo fondamentale di difesa delle identit nazionali e locali quale contrappeso ai fenomeni di omogeneizzazione culturale legati alla globalizzazione. Cos i beni culturali (palazzi, monumenti, opere d'arte, musei eccetera) sono stati via via percepiti come valori per la collettivit rispetto ai quali le amministrazioni pubbliche sono tenute a compiti di tutela, gestione, promozione e, appunto, valorizzazione; intesa quest'ultima come attivit diretta ad accrescerne le possibilit di accesso e fruizione e, quindi, di apprendimento del loro significato ideale e culturale. Esemplari in questo senso le recenti esperienze dei Musei d'Arte Contemporanea di Bilbao e di Madre di Napoli, che hanno avuto, l'uno e l'altro, un eccezionale impatto sull'ambiente socio economico delle due citt, rendendo evidente che i beni culturali costituiscono al tempo stesso un obiettivo e uno strumento di irrinunciabile azione politica per quanto attraverso di essi viene promossa e soddisfatta una funzione sociale. In questi anni si per manifestata in Italia una tendenza dei Comuni di allontanare da s i beni culturali prendendo, per cos dire, le distanze dalla loro gestione. Questa viene affidata a Fondazioni; anzi i beni culturali vengono ad esse trasferiti a vario titolo cosicch i Comuni ne perdono la diretta disponibilit (se non la propriet e il possesso): cio perdono lo strumento diretto di azione politica.
Promosse dal potere pubblico queste Fondazioni (nelle quali si cerca di cooptare di volta in volta qualche privato normalmente restio perch condannato a posizioni di assoluta minoranza) sono concepite come organi di gestione di compiti che i Comuni non intendono pi svolgere direttamente. Se negli anni 70 la tendenza era quella del pubblico bello: donde una quasi ossessiva centralizzazione nelle amministrazioni pubbliche di beni e di compiti rispetto ai quali l'amministratore tuttofare governava, gestiva, eseguiva come onnipotente capoufficio.
Cos negli anni '90 si prima differenziato il potere di governo politico-amministrativo (affidato agli amministratori pubblici) dal potere gestionale tecnico (affidato ai dirigenti pubblici); poi si via via sottratta la gestione diretta ai dirigenti pubblici creandosi una rete di Societ per l'erogazione dei servizi e di Fondazioni, ora, per la gestione dei beni culturali. In sostanza si sfiduciatala dirigenza pubblica attraverso un'organizzazione indiretta dell'amministrazione che gestisce i suoi beni e i suoi servizi attraverso Societ e Fondazioni. Si sfiduciata anche la politica perch il potere di indirizzo e di governo raggiunge con fatica (o non la raggiunge affatto) la rete organizzativa di Societ e Fondazioni che, una volta costituite, assumono un grado di inevitabile autonomia. Con la conseguenza di rendere praticamente inesistente il potere pubblico democratico di direttiva e controllo (dei consigli comunali non si sente pi parlare!) e di trasformare gli amministratori pubblici in affaticati mediatori tra l'istituzione comunale e le strutture societarie e fondazionali i cui rappresentanti rivendicano ogni giorno pi autonomie e pi poteri. I vantaggi che deriverebbero da questa organizzazione indiretta di Societ e Fondazioni sono pi sbandierati (l'efficienza, le sponsorizzazioni, la agilit nell'azione gestionale, la libert nelle assunzioni del personale eccetera) che reali, quando piuttosto non si traducano in costi maggiori, in abusi fuori controllo, in scoordinamenti nelle attivit, in fenomeni di sottogoverno, in contrasti tra Comune e le stesse strutture societarie e fondazionali. D'altronde le Fondazioni esprimono una forma giuridica antiquata, molto ingessata e che pretende, per essere operativa, la filiazione, a satellite, di ulteriori strutture, per lo pi societarie. Per la comunit cittadina da aggiungere che il conferimento a qualsia-si ttolo di beni culturali alla Fondazione spoglia la collettivit di una risorsa economica; spoglia la citt di un potere di controllo democratico; spoglia l'amministrazione pubblica di un formidabile mezzo di azione politica.



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