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in difesa dei beni culturali e ambientali

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E la pioggia che va
Vittorio Emiliani
lUnit, 03/08/2003

Grande la confusione nel cielo dell'arte e della cultura. E se ne comprende la ragione: il vero ministro non il titolare dei Beni e delle Attivit Culturali ma quello dell'Economia il quale, in questi tempi grami e inquieti per le casse del governo, pi che dare deve chiedere. Cos, nel pieno di una stagione turistica sin qui deludente per le citt d'arte si apprende che, per mancanza di fondi, le aree archeologiche non saranno visitabili nelle ore serali. Oppure che, nonostante i solenni impegni assunti dal ministro per i Beni Culturali Urbani, gli elenchi di beni dello Stato trasferiti alla Patrimonio Spa incaricata di venderli o di cartolarizzarli (cio ipotecarli) sono ricchi in Toscana di edifici di sicuro valore storico-artistico, sedi di istituzioni di grande tradizione: dalla Biblioteca Marucelliana di Firenze all'Accademia della Marina Militare di Livorno passando per la Villa Guinigi di Lucca e per Palazzo Taglieschi ad Anghiari, o per pezzi pregiati dell'Arcipelago elbano.
L'ha sottolineato l'assessore regionale alla Cultura, arch. Mariella Zoppi, rilevando sbalordita pure taluni errori grossolani: nella turrita San Gimignano ci sono due carceri, uno vecchio gi dismesso e uno nuovo; ebbene, proprio il secondo stato incluso nella lista dei beni da vendere ai privati.


Come si sa, le cessioni o cartolarizzazioni che operer la Patrimonio Spa contribuiranno a finanziare la Infrasrutture Spa la quale deve dedicarsi alle tanto sognate Grandi Opere dell'era berlusconiana. Fu arcigarantito dal solenne Urbani che nessun bene di valore storico-artistico sarebbe mai stato inserito negli elenchi di quelli da vendere senza il preventivo parere delle Soprintendenze competenti. Risulta una qualche richiesta in tal senso?

Pare di no. Cos fu anche per altri elenchi precedenti che ricomprendevano l'ex Arsenale estense di Modena o una Caserma borbonica a Catania, il ministro Urbani dichiara e il collega Tremonti intanto fa, opera, agisce, per la semplice ragione che ha un disperato bisogno di euro. Le vendite e le ipoteche della Patrimonio Spa devono del resto servire anch'esse a finanziare le tanto
sognate Grandi Opere.

A questo punto Urbani e Tremonti recuperano come contentino una vecchia legge, quella del 2 per cento sulle opere pubbliche per lavori di abbellimento, gi rivisitata come Sibec (Societ per i Beni Culturali) in epoca veltroniana ma senza esito pratico, la chiamano Arcus Spa e ci mettono sopra l'anno in corso oltre 53 milioni di euro, quasi 49 milioni per il 2004 e 51 milioni 629mila euro per il 2005 ricavati da un 3 per cento sulle opere pubbliche. Solo che un tempo erano le Soprintendenze a gestire quei fondi per abbellire con sculture, ceramiche, mosaici gli edifici pubblici, mentre questi 153 milioni e mezzo di euro (300 miliardi di lire) se li gestir la Arcus la quale sar amministrata da sette consiglieri, presidente incluso, tre dei quali nominati su indicazione del Ministero dell'Economia. Cos ci si assicura ben bene degli esiti economici dell'operazione. Quelli culturali sono secondari, in fondo, Economici vuoi dire, in casi come questi, soprattutto elettoralistici. Difetti, a parte alcuni stanziamenti impegnativi per il sistema informatico degli Archivi e delle Soprintendenze archivistiche peraltro a secco di fondi ordinari, (7.500.000 euro all'anno per tre anni), per le Ville Vesuviane e per quelle Venete, l'elenco degli stanziamenti assomiglia maledettamente a quelli del peggior periodo della Prima Repubblica, cio a una pioggia di finanziamenti per mille rivoli e gocce, a seconda della geografia elettorale, mescolando arte, spettacolo, sport. Sara certamente importante il Politecnico internazionale delle Arti di Vibo Valentia che si prende un milione e mezzo di euro o il restauro dell'ex Mercato Comunale di Avola. Cos come sono encomiabili i finanziamenti accordati agli impianti sportivi di Pachino, di Treviso, di Cant, di Annone Veneto, di Acri e cos via, ma messi nello stesso calderone assieme ai restauri di chiese, rocche, canoniche ecc. emanano un profumo antico di minestrone clientelare. Tutto il contrario cio di un piano organico di interventi mirati. Ma, si diceva all'inizio, grande la confusione nel cielo delle arti e della cultura in Italia. In questo scombinato programma triennale di opere del tipo pi vario sono inseriti anche 750 milioni di euro per l'adeguamento strutturale e tecnologico dell'ex convento di Santa Cristina a Bologna e per la digitalizzazione del patrimonio librario della Biblioteca delle donne. A quanto si sa per questa destinazione sarebbe gi superata. Al suo posto c' andato il materiale della Fondazione Zeri con la fototeca (300mila immagini da masterizzare). Insomma, da un parte si vende e si ipoteca, dall'altra si ricomincia a finanziare a pioggia. Su di un punto c' tuttavia pieno accordo: mettere a stecchetto le Soprintendenze sul piano dei fondi di sopravvivenza e lasciarle da parte ogni volta che si pu. Il Codice Urbani per i Beni Culturali ne sar la pietra tombale. Fra poco.



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