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Musei, l'ora dei privati
Roberto Righetto
Avvenire 10/12/2002

Rilancio dei grandi musei, dall'Egizio di Torino alle Gallerie veneziane,
dagli Uffizi a Brera; creazione di altri poli museali, dal design alla moda
allo sport; illuminazione di monumenti e aree archeologiche:
rivitalizzazione delle migliaia di piccoli centri ricchi di cultura che
caratterizzano la nostra penisola. Sono alcuni degli impegni del ministro
dei Beni culturali Giuliano Urbani, ieri a Milano per presentare il suo
volume Il tesoro degli italiani.
Allora, ministro Urbani, siete
giunti ad un chiarimento definitivo sull'annosa questione della vendita dei
beni culturali? Il Colosseo resta un bene inalienabile?
Tutto
nato, com' noto, con la nascita della "Patrimonio spa", che per stata
concepita con finalit che non hanno nulla a che fare col patrimonio
artistico, ma per utilizzare e valorizzare i beni demaniali al fine di
ottenere risorse economiche per avviare le infrastrutture e contribuire
alla diminuzione del debito pubblico.
Lei esclude allora che
monumenti nazionali possano essere interessati?
Nella maniera pi
assoluta. Esistono gi leggi che impediscono che possano essere intaccati
beni demaniali di rilevanza artstica. La protesta scoppiata da parte di
chi ha detto che la norma non basta e andrebbe rafforzata, ma dal nostro
punto di vista molto chiara e funziona, che senso ha duplicarla?.

C' anche chi vi ha proposto di stilare un elenco dei beni culturali
intoccabili...
Un elenco di beni? Grazie al cielo le persone di
buon senso ammettono che impensabile.
Ma pochi giorni fa Italia
Nostra tornata a sollevare obiezioni.
Le confesso che non ne so
nulla.
E allora?
Lo stesso professor Salvatore Setts -
recente autore del volume Italia spa, uscito da Einaudi - in un colloquio
che abbiamo avuto - pubblicato su Repubblica nei giorni scorsi, ndr ha
detto che impossibile. Stiamo parlando di un Paese in cui il catasto
nelle condizioni in cui e il censimento del nostro patrimonio artstico
richiederebbe molti anni.
Lei ci tiene dunque a rassicurare gli
italiani. E contrattacca con le nuove risorse messe a sua disposizione
dalla finanziaria. Ci pu spiegare meglio cosa rappresenta quel 3 per cento
che verrebbe destinato ai beni culturali?
stata introdotta la
novit che la spesa per le infrastrutture venga legata a quella per i beni
e le attivit culturali Non era mai successo. Cosa accadr? Che saranno
messe a disposizione del ministero risorse fino ad ora impensabili. Non si
pu fare una cifra precisa, ma noi sappiamo che per i prossimi 8-10 anni
prevista per le infrastrutture una somma oscillante: attorno a 280mila
miliardi delle vecchie lire: una cifra enorme. Il 3 per cento equivale a
una somma davvero considerevole.
Come investirete tutti questi
soldi?
Sono tantissimi i progetti in corso, che toccano- musei da
realizzare o da rilanciare. Oppure aree archeologiche.
Ci pu fare
qualche esempio?
Oppure la Grande Brera a Milano? Potrei dirle della Reggia di Venaria, del
Museo dell'Olocausto di Ferrara, del Museo delle Forze Armate sul modello
di Les invalides parigini, del Museo della moda che vogliamo realizzare a
Milano, del Museo dello sport che stiamo studiando....

Si parlato per Milano anche del Museo del design. A che punto siamo?
> Buono. Innanzitutto abbiamo sciolto il dilemma se farlo ex novo o
utilizzando la Triennale che c gi. Abbiamo| deciso di puntare sulla
Triennale e si va verso un accordo di programma fra Stato, Regione
Lombardia e Comune di Milano per progettare e realizzare il museo. Non sar
un lavoro di allestimento gigantesco, intanto perch l'edificio c' gi e
poi perch ci sar una parte fissa e una parte che cambier.
Un
altro suo cavallo di battaglia lilluminazione notturna dei monumenti...

Abbiamo gi realizzato quest'idea a Pompei e alla Villa Reale di
Monza. Con risultati splendidi. A proposito, sa quanto costa illuminare la
facciata della Villa Reale di Monza? Neanche sette euro a sera.
Le
prossime tappe di questo progetto?
I tanti piccoli centri storici
del nostroPaese, in gran parte sconosciuti. Penso sia unoccasione
importante per valorizzarli.
Un'altra querelle ha caratterizzato
questo anno e mezzo che l'ha vista alla guida del ministero, ed quella
sulla gestione dei musei ai privati. Ci vuol dire come stanno oggi le cose?

Anche qui le polemiche sono nate da una confusione: vanno tenute
distinte la tutela e la gestione In questo caso parliamo di gestione in
concessione, non in cessione. Qualcuno ha detto: ecco, vogliono
privatizzare i musei, ma non vero! I musei restanodi propriet pubblica,
questo fuori discussione, non si privatizza nulla. Il nostro progetto
prevede che i soprintendenti possano concedere in parte o in toto la
gestione dei musei: la novit che prima, in base alla legge Ronchey, i
soprintendenti potevano far gestire poco, ora molto di pi, arrivando fino
all'intera gestione, il cosiddetto global service. E' una possibilit che
sar valutata da ciascun soprintendente in rapporto ai potenziali gestori:
se sono all'altezza, se hanno le caratteristiche professionali, se hanno
investimenti adeguati Noi i privati non li vogliamo per consentir loro di
far soldi.
Ma allora, mi scusi, perch unazienda dovrebbe
investire?

Per il suo prestigio. Pensi che ritorno d'immagine pu avere un'azienda
cui viene data per ipotesi in gestione Brera. Ma non scender mai in campo
per guadagnarci chiss che cosa: questo non lo possiamo permettere. Le
faccio un esempio: apriamo una gara per la gestione dell'area di Pompei e
la vince la Sony. Non vedo nulla di male. Comunque il soprintendente resta
nostro, rimarr sempre la sua autonomia.
Ma non potr capitare che
vi sia confusione fra soprintendenti e gestori?
Credo proprio di
no. Tanto per intenderci, se il Louvre chiede in prestito La Primavera di
Botticelli agli Uffizi, sar sempre il soprintendente, e mai il gestore, a
decidere se dare o no il benestare.
E i soprintendenti come hanno
accolto questa idea?
Per la maggior parte positivamente. Per ora
per il progetto fermo. Linnovazione stata avviata con la finanziaria
dello scorso anno, poi stato approvato il titolo quinto della
Costituzione, che ha generato un'incertezza sulla questione se sia di
competenza dello Stato o delle Regioni la valorizzazione dei beni
culturali. Mentre non ci sono dubbi sul fatto che la tutela spetta allo
Stato, sulla valorizzazione il quadro non preciso. Il Consiglio di Stato
ci ha restituito la bozza di regolamento che gli avevamo mandato ed ora lo
stiamo riformulando, ma nella stessa finanziaria di quest'anno abbiamo
messo una norma che contribuisce a chiarire che la valorizzazione non pu
riguardare beni di interesse nazionale e che quindi saranno di competenza
dello Stato. Prendiamo il Colosseo o il Vittoriano: non solo il bene di
una citt o di una regione, ma di tutta la nazione. Probabilmente si
individueranno alcuni beni culturali o monumenti particolarmente simbolici
di interesse sicuramente nazionale. In ogni caso, abbiamo messo in atto un
procedimento pragmatico, che privilegia la collaborazione.
Ad
esempio?
La creazione di fondazioni per la gestione dei musei.
Abbiamo cominciato con il Museo Egizio di Torino, dove abbiamo coinvolto la
Regione, la Provincia, il Comune, le fondazioni bancarie e le aziende
locali: la gara per dare in gestione il museo, in tutto o in parte, la far
questa fondazione. Un modello avviato anche per il Museo delle navi antiche
di Pisa e che cercheremo di realizzare ovunque.



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