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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Lettera
Giovanna Melandri
Il Giornale dell'Arte dicembre 2002

Caro Settis, non ci sto a essere chiamata nemica del patrimonio
Gentile professor Settis,
dopo aver letto la sua intervista (cfr. lo scorso numero del Giornale
dell'Arte, p. 1) mi sono decisa a scriverle per esprimerle il mio
disaccordo sulla tesi che lei sostiene secondo la quale le scelte di
politiche culturali del governo di centrodestra non farebbero altro
che allargare la breccia aperta dai governi di centrosinistra. Insomma, lei
troverebbe un filo di continuit e coerenza fino al punto da sostenere che,
cito dal "Giornale dell'Arte", "i nostri ultimi tre Ministri dei Beni
Culturali sono stati coerenti nell'essere nemici del patrimonio loro
affidato".
Premesso che secondo me l'espressione "nemici" dovrebbe essere esclusiva di
chi negli ultimi decenni ha razziato il nostro patrimonio ed approfittato
del degrado in cui spesso esso stato lasciato colpevolmente dallo Stato
consentendo ad esempio che parte di esso "fuggisse" all'estero, vorrei
dirle che non sono d'accordo con lei, penso che il suo giudizio sia
ingeneroso, ma soprattutto penso che sia errato. Parto da tre esempi
concreti per spiegare come, a mio modo di vedere, sulle politiche culturali
si scontrino, invece, due idee ma soprattutto due pratiche radicalmente
opposte tra destra e sinistra.
Con l'istituzione della societ "Patrimonio spa" il Governo Berlusconi ha
fatto "saltare" le garanzie a tutela del carattere pubblico del patrimonio
storico-artistico di propriet dello Stato. Oggi non si sa bene cosa tra
palazzi storici ma anche spiagge e boschi potrebbe essere venduto o messo a
garanzia dei debiti contratti da quella societ; l'unico a poterlo decidere
il Ministro dell'Economia sulla base delle sue esigenze contingenti di
cassa per finanziare non si sa bene cosa o per colmare vuoti di bilancio.
La regola oggi l'arbitrio e la prevalenza delle scelte di carattere
finanziario su quelle di tutela.
Ebbene, questa decisione segna una rottura radicale rispetto a quanto fatto
dai governi di centrosinistra. del 2000 il Regolamento che fissava regole
precise di tutela in questo ambito. Si individuavano tre categorie di beni:
quelli assolutamente inalienabili (tra cui i monumenti nazionali o le aree
archeologiche), quelli il cui possibile trasferimento del titolo di
propriet era condizionato dalla presentazione ed effettiva realizzazione
da parte del privato di un progetto di restauro e restituzione al pubblico
godimento e, infine, quelli che, a seguito di una analisi condotta dalle
Soprintendenze, si potevano considerare vendibili (penso ad esempio al
demanio militare che solo raramente possiede caratteristiche di pregio).
Quel Regolamento, che scrivemmo insieme agli Enti locali ed alle
associazioni di tutela, era espressione di un rifiuto del tab del privato
e allo stesso tempo di una concezione moderna detta tutela.
Tutela "attiva ", a mio modo di vedere, significa non limitarsi a chiudere
e nascondere ci che lo Stato da solo non riesce a valorizzare ma
coinvolgere anche i privati, sulla base di un rigore forte nella tutela,
nell'operazione di riscoperta e restituzione ai cittadini di tantissimi
luoghi oggi estranei all'identit culturale del nostro Paese. Ieri
prevalevano le ragioni della tutela, oggi quelle finanziarie. Cosa c', le
chiedo, di simile tra l'idea che ispir il Regolamento del 2000 del governo
di centrosinistra e l'idea arpagonesca che si nasconde dietro "Patrimonio
spa" secondo la quale il patrimonio storico-artistico un tesoro da
depredare e non, invece, una ricchezza da alimentare? Negli anni tra il
1996 ed il 2001 si data applicazione alla legge Ronchey, quella legge che
prevede la possibilit di dare in gestione a privati alcuni servizi museali
di carattere commerciale (biglietteria, ristorazione, merchandising).
Questo ha permesso di rendere pi accoglienti oltre 100 musei dello Stato
in cui oggi possibile prenotare un biglietto saltando le code, acquistare
cataloghi e libri, rilassarsi prendendo un caff. E di far crescere,
conseguentemente, il numero dei visitatori, dato che dovrebbe essere
considerato positivo a meno che non si consideri con sfavore e fastidio il
fatto che un numero sempre crescente di persone si avvicini all'arte. Nel
2001 il ministro Urbani ha introdotto in Finanziaria l'idea di poter
conferire "l'intera gestione museale" ai privati. Intera gestione significa
anche attivit di sorveglianza, di tutela, di restauro e gestione delle
collezioni, di programmazione dell'attivit espositiva. Come ricorder, la
forte opposizione a quel folle progetto port Urbani a dover accettare una
modifica proposta dal centrosinistra che ribadiva che le funzioni di tutela
sulle collezioni non potevano che rimanere in capo allo Stato. Come lei sa,
inoltre, non pi di due mesi fa il Consiglio di Stato ha bocciato la norma
voluta da Urbani ricordandogli che alla luce della nuova ripartizione di
competenze con le Regioni conseguente alla riforma del titolo V della
Costituzione, non gli compete pi il potere di disporre da solo e come
meglio crede sul tema della gestione museale. Insomma, anche in questo caso
il centrosinistra si mosso avendo ben chiari in mente i limiti da non
oltrepassare. Limiti, invece, che il governo di centrodestra ha tentato di
travolgere, anche a costo di forzare l'ordinamento istituzionale vigente.
Infine, negli anni tra il 1996 e il 2001 la crescita costante fino al
raddoppio del bilancio del Ministero, l'introduzione di linee di finanza
aggiuntiva (tra cui le risorse provenienti dal Lotto) ha permesso di aprire
e chiudere centinaia di cantieri di restauro di palazzi, monumenti, musei
che, molto semplicemente, prima non si potevano vedere e oggi s.
Capodimonte, il Cenacolo, gli affreschi di Giotto a Padova, quelli di Piero
della Francesco ad Arezzo, la Domus Aurea, le quattro sedi del Museo
Nazionale Romano, la Basilica di Assisi, ed altre centinaia ancora. Le pare
poco? Le pare, soprattutto, un comportamento simile a quello dell'attuale
governo che, al contrario, ha bloccato centinaia di cantieri di restauro
aperti ed azzerato i finanziamenti per i cantieri futuri? Far crescere
l'investimento di risorse pubbliche destinate alla restituzione al
godimento pubblico del nostro patrimonio storico-artistico. Tentare di
coniugare rigore della tutela con modernit nelle forme di gestione. Questo
ci che si tentato di fare negli anni di governo del centosinistra. Non
si tratta di scimmiottare modelli stranieri: io credo che ci che noi
abbiamo fatto, e che abbiamo intenzione di tornare a fare, sia stato
tentare di imporre un modello italiano "misto", fatto di rigore nei compiti
di tutela affidati in via esclusiva allo Stato ma anche di apertura
all'apporto dei privati da cui, secondo me, non si deve prescindere. Con
risultati che sono sotto gli occhi di milioni di italiani. Insamma, io
credo che le differenze con l'attuale dissennata politica del governo
Berlusconi di cui espressione il ministro Urbani ci siano, siano profonde
e neanche tanto difficili da individuare. Errori, timidezze, certo, ne
abbiamo potuti commettere e pure molti. Ma essere accomunati a chi ora da
destra sta marginalizzando le politiche culturali e ha messo un
registratore di cassa sulla scrivania che fu di Giovanni Spadolini, mi
scusi caro Professore, proprio no.
Giovanna Melandri



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