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Da Tarquinia a Roma il volo dei Cavalli Alati
Cinzia Dal Maso
Italia Sera 05/09/2006

Nel 1938 l'archeologo Pietro Romanelli, nel corso di una campagna di scavi condotta sulla Civita, sede dell'abitato dell'etnisca Tarquinia, rinveniva presso i resti del pi grande edificio sacro venuto finora in luce in Etruria, la cosiddetta "Ara della Regina", un altorilievo in terracotta ridotto in oltre cento frammenti. La lastra, alta 114 centimetri e larga 124, ricomposta e integrata subito dopo lo scavo, costituiva parte della decorazione frontonale dell'edificio sacro. Gi alla fine di ottobre dello stesso anno il gruppo veniva esposto nelle sale del Museo Tarquiniese, da dove finora era stato spostato solo in due occasioni, nel 1955 e nel 1986. E' infatti considerato -per la sua fragilit e la sua uni-v cita -pressoch inamovibile. Vi sono raffigurati due focosi cavalli alati, nervosi e scalpitanti, aggiogati a una biga di cui resta solo l'asse del timone, che sembrano sul punto di spiccare il volo. La lastra doveva essere appoggiata alla testata della trave laterale sinistra del tetto, mentre una seconda lastra, affiancata alla prima, andata, purtroppo, perduta. Quasi certamente conteneva la biga e il personaggio che la conduceva, forse la divinit cui era dedicato il tempio. Potevano farne parte i resti di una figura femminile con il lungo abito riccamente decorato.
Secondo F.H.Massa Pairault, nelle due lastre frontonali doveva essere rievocata la storia di Tagete, mitico fanciullo dalla saggezza di un vecchio uscito da un solco della terra proprio a Tarquinia. La biga, condotta da una divinit femminile, avrebbe potuto portare trionfalmente Ercole all'Olimpo.
Il tema della biga alata doveva essere caro a Tarquinia, visto che nella stessa citt fu rinvenuta una placchetta d'osso (cm. 6,40 X cm. 11,60) di soggetto analogo, usata come decorazione di un cofanetto di gioielli e oggi a Parigi, al Museo del Louvre.
Nel febbraio 2004 la Soprintendente per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale, Anna Maria Moretti, e il Sindaco di Tarquinia, Alessandro Giulivi hanno stipulato una convenzione per il restauro dell'altorilievo, che ha avuto come sponsor ufficiale la WIND Telecomunicazioni S.p.A. Il restauro, su progetto scientifico di Maria Cataldi, direttrice del Museo Nazionale Tarquiniense, stato eseguito da Ingrid Reindell. Una preliminare fase di studio ha utilizzato rilievi grafici, radiografie, analisi dell'argilla e dei pigmenti, al fine di determinare la consistenza del materiale originale e la natura degli interventi precedenti.
La fase successiva consistita nello smontaggio della vecchia lastra di ottone applicata durante il primo restauro sulla faccia posteriore dell'altorilievo, nella pulitura di tutte le superfici per evidenziare eventuali tracce di colore, nella creazione dei sottoquadri nelle zone integrate e nel consolidamento delle parti fragili del materiale fttile; da ultimo si uniformata la colorazione di tutte le integrazioni con la scelta di un tono adeguato all'accostamento con le parti originali. Sul retro della lastra stata applicata una nuova struttura di rinforzo, in perspex ed acciaio inox.
I cavalli dell'Ara della Regina, eseguiti con tecnica raffinatissima, erano infatti vivacemente colorati, con una minuziosa resa dei dettagli, quali code, criniere, piumaggio delle ali e la precisa riproduzione della ricca bardatura. Rivolti a sinistra, con le froge dilatate, la bocca semiaperta e le nervature delle gambe, del petto e del collo tese per lo sforzo, vibrano impazienti con la criniera, corta e folta, spartita alla sommit del capo; le lunghe code sono annodate in alto; ricca la bardatura con le cinghie che tengono i morsi nella bocca e un collare a borchie lenticolari intomo al collo.
Magistralmente modellata a mano, la coppia di destrieri si distacca progressivamente dal fondo: prima a bassorilievo, poi a rilievo sempre pi alto fino a divenire a tutto tondo all'altezza delle teste e delle ali. L'altorilievo era fissato alla struttura lignea del tetto mediante numerosi lunghi chiodi di bronz alcuni dei quali - recuperati nello scavo -in occasione del recente restauro sono stati reinseriti nei fori originali.
L'artista doveva conoscere assai bene la contemporanea scultura greca ed averne assimilato i principi. Il gruppo scultoreo, databile tra la fine del V e gli inizi del IV sec a.C, da considerarsi tra le opere pi importanti e significative dell'arte etrusca. A pi di sessanta anni dalla scoperta e dal primo restauro, il rilievo presentava gravi problemi statici dovuti alle crepe e alle sconnessioni degli antichi incollaggi.
L'altorilievo fittile dei Cavalli Alati, sabato 9 settembre, abbandoner il Salone delle Armi del secondo piano del Palazzo Vitelleschi di Tarquinia, per offrirsi all'ammirazione del popolo della Notte Bianca a Roma, nella splendida cornice del Museo Nazionale etrusco di Villa Giulia, al cui ingresso sar allestita una sala apposita. Come avverr il trasferimento? In volo, naturalmente! Non saranno per le belle ali cariche di secoli a portarlo nella Capitale: viagger su un moderno aereo dotato di ogni comfort. L'importante iniziativa, per la quale sono stati stanziati 23.500 euro, promossa dalla Regione Lazio, dal Comune di Tarquinia e dalla Soprintendenza ai beni Archeologici del Lazio. Il capolavoro della coroplastica etrusca rimarr a Villa Giulia per un breve periodo, fino alle Giornate europee della Cultura, che si terranno il 23 e 24 settembre.
Come ha spiegato l'assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio Giulia Rodano, se per Roma "l'arrivo dei cavalli alati la 'dote' della Regione per la notte bianca, per Tarquinia, invece, un'opportunit irripetibile di mostrare a migliaia di turisti e romani un proprio 'biglietto da visita', un esemplare importante del proprio patrimonio artistico e culturale. D'altro canto la Regione ha deciso gi da tempo di investire sulle necropoli etrusche e sui suoi territori, tra cui come noto vi anche Tarquinia, facendo di tutta l'area uno dei tre principali 'attrattori culturali' del Lazio. Il prestito temporaneo della scultura dei cavalli alati al museo di Villa Giulia s'iscrive quindi in una strategia ben precisa di valorizzazione e fruizione dello straordinario patrimonio archeologico che c' a nord di Roma."




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