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La lottizzazione di Monticchiello, un pericoloso grimaldello.
VITTORIO EMILIANI
02/09/2006, L'Unità

UN PERICOLOSO GRIMALDELLO
Non sarà un«ecomostro» la lottizzazione di Monticchiello di Pienza, in piena val d'Orcia, e però rappresenta un pesante sfregio al paesaggio, ancora intatto, di quella stupenda area collinare che l'Unesco ha di recente inserito nel patrimonio mondiale dell' umanità, unico sito paesaggistico, credo. Questa è stata la pronta risposta al riconoscimento dell'Unesco: un bel grappolo di 95 unità immobiliari suddivise in undici lotti.


Condivido in pieno l'allarme lanciato da Alberto Asor Rosa dalle colonne di Repubblica il 24 agosto scorso. Disgraziatamente le parole del sindaco di Pienza, Marco Del Ciondolo, riportate dall'Unità del 29 agosto, non mitigano quell'allarme. Egli racconta che la lottizzazione era stata pensata in funzione di un nobile intento (ma non c'erano altri mezzi meno invasivi?), quello cioè di trattenere sul territorio le giovani coppie locali altrimenti prive di alloggi. Poi le giovani coppie si sono come volatilizzate e quelle unità immobiliari sono diventate seconde case. Per niente indispensabili, ma certamente ben spendibili sul mercato immobiliare, nazionale e internazionale. Inviterei il sindaco di Pienza a Capalbio - dove la pressione dell'area di Roma è più forte -per vedere quali scempi stia provocando il mercato delle seconde e terze case, a Borgo Carige, a Capalbio Scalo e quasi sotto le mura medioevali del borgo capalbiese, a Poggio del Leccio, con costruzioni che saranno visibilissime dall'alto e dal basso. Mentre si riparla di nuovi accessi al mare oltre l'area protetta dell'oasi delWwf, al lago di Burano, per raggiungere quei 15 chilometri di spiaggia ancora libera, ancora tutta a dune, che certamente fanno gola alla speculazione. Il sindaco di Pienza potrebbe constatare come la pressione speculativa possa stravolgere, letteralmente, un paesaggio eun ambiente. Per sempre. Temo che pure a Monticchiello si sia posta la prima pietra di una invasione cementizia che intaccherà profondamente la stessa isolata e integra Val d'Orcia. Si comincia sempre così, poi il grimaldello scassa anche il resto.
Qual è il punto nodale di questa politica urbanistica alla quale sembra non esservi rimedio? Sono le leggi regionali con le quali le Regioni stesse hanno sub-delegato i singoli Comuni a vigilare sulla corretta attuazione delle norme paesistiche, cioè su se stessi, diventando così, da controllati che erano, controllori di se medesimi. Una normativa assurda, grottesca, che sta provocando disastri in tutta Italia. Autoesclusasi la Regione, rimane infatti un solo potere di controllo sui Comuni: quello delle Soprintendenze. Che però sono state indebolite negli ultimi anni, nei mezzi, negli strumenti e nei poteri. Il Codice Urbani prevedeva infatti che esse non avessero più alcun potere di veto a valle del progetto, per esempio di lottizzazione, una volta espresso il loro parere (soltanto consultivo!) a monte della progettazione medesima. Per non parlare dei vincoli che una volta si potevano apporre conmaggiore facilità e autoritàdaparte degli organismi ministeriali e che un malinteso regionalismo ha reso oggi molto più difficili Questo doppiomeccanismo ha,nei fatti, castrato quasi ogni potere superiore di tutela lasciando i Comuni liberi di fare, più omeno, quello che vogliono. È quanto sta accadendo nella intatta (sino a ieri) Piana di Navelli nell'Aquilano, l'altopiano dello zafferano, ricco di chiese lungo gli antichi tratturi delle greggi, dove alcuni Comuni hanno preteso l'attuazione di un faraonico potenziamento della Strada statale 17 con un impatto ambientale e paesistico devastante. Che la stessa Soprintendenza fatica ora moltissimo ad arginare e a ridurre. Il caso di Monticchiello, così opportunamente sollevato da Asor Rosa (non si offenda il presidente della Comunità dell'Orcia, vigili e tuteli piuttosto), è la spia di un aggressione suicida al paesaggio italiano, possibile anche nel cuore dell'Italia più civile e più conservata. Dove c'era, mi risulta, un buon piano urbanistico. Dove ci dovrebbe essere un piano del Parco Artistico eNaturale dell'Orcia. Rimasti entrambi nei cassetti. Col risultato di dissipare non soltanto una bellezza antica e una identità cara a tutto il mondo, ma anche un patrimonio economico fatto di turismo altamente qualificato, di residenze italiane e straniere sensibili al recupero e al restauro dei borghi e dei casali, di presenze rispettose. Così si va dritti all'imbruttimento, alla massificazione, alla omologazione dell'Orcia, come della Piana di Navelli o della Maremma capalbiese, ai luoghi ormai travolti dalla speculazione immobiliare. Un processo dal quale, sciaguratamente, non si torna indietro. Ci pensino gli abitanti dei luoghi. Ci pensino i ministri Rutelli e Pecoraro Scanio: gli organismi di tutela vanno riqualificati e potenziati e quelle leggi regionali di sub-delega ai Comuni vanno azzerate al più presto. Nell' interesse delle regioni e delle loro popolazioni.



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