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Prove di cemento a Malfatano
PIERO MANNIRONI
La Nuova Sardegna, 14 luglio 2006

A giugno sono cominciati i lavori di urbanizzazione. Le aree sono di proprietà della società veneta Sitas srl.

L'investimento immobiliare prevede la costruzione di 139mila metri cubi

TEULADA. In questa estate torrida riprendono a fiorire i sogni di cemento sulla costa di Teulada. Sogni davvero pesanti: in tutto, addirittura oltre mezzo milione di metri cubi. Il primo segnale dell'accelerazione dei processi
edificatori è arrivato con lo sblocco del piano di lottizzazione della società Holdima spa di Roma. Storia lunga e maledettamente complicata, questa, costellata da polemiche al vetriolo e valanghe di carte bollate. Poi,
proprio nei giorni scorsi, ecco arrivare alcuni segnali di risveglio da parte della Sitas srl, acronimo che sta per Società Iniziative Turistiche Agricole
Sarde. In grande silenzio, infatti, sono stati eseguiti alcuni lavori di urbanizzazione primaria in un'area di 394 ettari tra Malfatano, Sa Calarza e
Cala Antoni Areddu. Stiamo parlando di un vero e proprio paradiso terrestre sul quale si vuole rovesciare qualcosa come 189 mila metri cubi di cemento.
Secondo una valutazione, però ormai un po' datata, il costo complessivo dell'operazione viaggerebbe intorno ai cinquanta milioni di euro. La Sitas srl è controllata al 100% dalla Forma Urbis spa, che ha la sua sede legale a
Padova, in via San Clemente 5. Il cinquanta per cento delle azioni è in mano ai fratelli Toffano, in passato tra i maggiori azionisti della catena di supermercati Despar, poi venduta alla multinazionale austriaca Alpiag.
L'altro cinquanta per cento è invece equamente suddiviso tra gli architetti Gianpietro Gallina e Albano Salmaso, che sono poi il volto e la voce della società in Sardegna. Forma Urbis spa ha avuto un momento di grande visibilità internazionale quando, nell'estate di quattro anni fa, diventò il
catalizzatore di una cordata che puntava alla scalata dell'impero che fu di Karim Aga Khan: la Costa Smeralda. Si coaugulò allora un'alleanza sardo-veneta della quale facevano parte la finanziaria regionale Sfirs, gli
imprenditori alberghieri Loi e Corbeddu, i fratelli bellunesi Walter ed Ennio De Rigo (titolari di un colosso dell'occhialeria mondiale) e Giuliano Tabacchi, presidente della Safilo. Il tutto, con la bendizione della Banca
Antonveneta. L'operazione però andò male e la Costa Smeralda finì nelle mani dell'americano Tom Barrack.

LA CONCESSIONE EDILIZIA. La Sitas srl avrebbe le carte in regola per dare forma e sostanza al suo progetto immobiliare nelle coste del Sulcis, chiamato "Costa Dorada". Ha infatti intascato la concessione edilizia dal comune di
Teulada fin dal 7 aprile 2004. Più esattamente è la concessione numero 23.
Nel cartello affisso all'ingresso della lottizzazione, si legge che la data d'inizio dei lavori è il 9 luglio di due anni fa. Ma tutto è rimasto fermo.
Almeno fino a pochi giorni fa, quando le ruspe sono entrate in azione.
Ma ecco nel dettaglio cosa la società veneta (guarda caso anche Olga Olivi, maggiore azionista dell'Holdima srl, è veneta) vorrebbe realizzare a ridosso
delle scogliere e delle calette di sabbia candida della costa teuladina: quattro complessi alberghieri e quattro residences, per un totale di 139 mila
metri cubi; due agglomerati di residenze stagionali private (cioé, seconde case) per 18 mila metri cubi. Novanta ettari sono destinati all'edificazione, mentre 184 a verde privato e 120 a verde pubblico. I parcheggi occuperanno
tre ettari. Senza dimenticare l'ormai immancabile campo da golf da 18 buche.
Enorme la capacità ricettiva dichiarata negli alberghi e nei residence: 2.500 posti letto. Il fronte ambientalista conduce da anni una durissima battaglia
per arginare la marea di cemento che minaccia le coste teuladine. E quindi anche contro il progetto "Costa Dorada". Il Gruppo d'Intervento Giuridico e gli Amici della Terra hanno voluto vederci chiaro anche nell'investimento
immobiliare della Sitas srl. E così hanno scoperto che la concessione edilizia rilasciata dal Comune di Teulada non è un lasciapassare per la società veneta. Per esempio, la Soprintendenza di Cagliari nel maggio del
2003 cancellò con tre decreti le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate dal Comune di Teulada per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria. Ma c'è di più: la procedura di verifica preventiva del servizio
Sivea dell'assessorato regionale all'Ambiente aveva portato al procedimento di valutazione di impatto ambientale a un solo lotto del progetto della Sitas srl. E più esattamente quello di Cala Antoni Areddu-Sa Calarza. Dice il portavoce del Gruppo d'Intervento Giuridico, Stefano Deliperi: "In pratica,
l'unico progetto immobiliare è stato diviso in cinque parti e soltanto uno è stato sottoposto alla valutazione di impatto ambientale. Una prassi che è stata giudicata illegittima in sede europea. Esistono a questo proposito
precisi precedenti giurisprudenziali. Primo fra tutti, una sentenza della Corte di Giustizia europea del 16 settembre 1999". Come se non bastasse,
nell'unico procedimento di valutazione di impatto ambientale ammesso, ci sarebbero alcune smagliature. Per esempio, non sarebbe stato tenuto in alcun
conto il parere pesantemente negativo del Corpo Forestale e di Vigilanza ambientale, che aveva messo in evidenza vincoli idrogeologici e aveva segnalato che parte dei terreni lottizzati erano stati percorsi dal fuoco. E, si sa, esiste una norma che congela per almeno dieci anni ogni trasformazione
sulle aree nelle quali si sono sviluppati incendi. Tutti poi sembrano essersi dimenticati dell'immenso patrimonio archeologico della zona. Proprio qui, infatti, sorgeva il porto fenicio di Melqart.

IL SOGNO DEI POSTI DI LAVORO. Non ci vuole molto per capire cosa ci possa essere di tanto seducente per l'amministrazione comunale di Teulada davanti a progetti immobiliari come quello della Sitas srl. Sono le cifre del benessere
possibile. Come il numero dei posti di lavoro promessi: 2.500, a regime.
Molto difficile credere che si tratti di una cifra realistica. Anzi, andando ad analizzare il progetto della Sitas srl, diventa veramente impossibile capire come si arrivi a ipotizzare la creazione di tanti posti di lavoro.
Per dire la verità, la Forma Urbis spa non è nuova a costruire ipotesi che in qualche modo sembrano alimentare speranze e sogni di benessere in aree economicamente depresse. Due anni fa, infatti, una sua società controllata al
100%, la Capo Pecora Agricola srl, presentò al comune di Arbus un progetto immobiliare che prevedeva la creazione di 779 posti di lavoro a regime e duecento in fase di cantiere. A Capo Pecora la volumetria complessiva prevista avrebbe dovuto essere di almeno 120 mila metri cubi su 480 ettari:
una struttura alberghiera a cinque stelle (120 posti letto), un non meglio precisato hotel esclusivo, un altro albergo a quattro stelle, un residence, un centro studi per l'ambiente, residenze stagionali (cioé le solite seconde
case), un centro servizi e il solito, immancabile, campo da golf da 18 buche.

IL GREEN TRA LE ROCCE. Difficile davvero immaginare un green in una zona rocciosa e scoscesa come Capo Pecora...
Su questo progetto, gli ambientalisti hanno voluto fare due conti per valutarne la credibilità. Prima di tutto, analizzando i 779 posti di lavoro promessi. "Partiamo - dice Stefano Deliperi - dal costo di un posto di lavoro "legale", cioé complessivo di emolumenti, e oneri previdenziali e
pensionistici. Ebbene, non possono essere inferiori a duemila euro mensili.
Stiamo quindi parlando di almeno 1.558.000 euro al mese e di oltre venti milioni di euro l'anno. Mi sembra che siamo ben oltre ogni soglia di credibilità. O, se vogliamo, abbiamo diritto a porci più di un dubbio".
Forse, prima di innamorarsi di un sogno, sarebbe meglio capire, con un sano pragmatismo, che si sta parlando proprio di un'illusione. Mentre i blocchetti, quelli sì, sono molto reali.





Gli ambiziosi progetti dell'Holdima spa, della Sitas srl e della Sardinia Wild Park-Costa del Sud srl.
E' quasi un Masterplan del sud. Il piano urbanistico autorizza mezzo milione di metri cubi.


TEULADA. Il cuore del problema è il Puc. Problema soprattutto politico, perché disegna un'ipotesi di sviluppo possibile per Teulada, fondata sul cemento seminato
lungo l'incantevole litorale. Sono i numeri a parlare: nella programmazione territoriale del piano urbanistico comunale è previsto oltre mezzo milione di metri
cubi proprio sulle coste. Nel comparto B-Tramatzu, per esempio, sono previste nuove volumetrie per 133.037 metri cubi. Stiamo parlando dell'ormai famoso (e discusso) progetto della società romana Holdima spa, che ha presentato un
investimento immobiliare da poco meno di 100 mila metri cubi. Nel comparto E-Malfatano le volumetrie possibili salgono addirittura a 223.736 metri cubi, quasi
completamente "assorbiti" dal progetto della Sitas srl (189 mila). Poi, c'è il comparto A-Foxi. Per capire meglio di cosa si tratta, è la zona vicina alle dune di
Porto Pino. Qui il Puc "concede" al blocchetto 22.072 metri cubi. E infine, il comparto D-Campionna. Anche qui il Piano urbanistico comunale ha aperto le sue
maglie, consentendo l'edificazione di 155.630 metri cubi. In questo tratto di costa, si sono mosse negli anni molte società. La prima è stata la Edilavoro spa
che, nel 1976 cedette le sue proprietà alla Teuladadomus spa. Dopo il fallimento di quest'ultima, comparvero tre cooperative edilizie (la Teulada I, la Teulada II e la
Teulada III) che però poi vendettero i terreni. Alla fine, le aree sulla costa di Campionna finirono alla società Sardinia Wild Park-Costa del Sud srl, che ha la sua
sede ufficiale in via San Francesco 1, a Teulada. L'intero pacchetto azionario è detenuto da una famiglia molto conosciuta a Roma: i De Sena Plunkett. Il "cervello" della società, con la carica di "procuratore ad negotia" è Gennaro De Sena
Plunkett. Settantaquattro anni, ex magistrato e poi avvocato amministrativista molto affermato nella capitale, Gennaro De Sena Plunkett lavora da anni con
ostinazione per dare corpo a un investimento immobiliare da oltre 100 mila metri cubi.
L'amministratore unico della Sardinia Wild Park-Costa del Sud srl è invece Girolamo
Oliviero De Sena Plunkett, 37 anni, figlio di Gennaro. Recentemente ha cercato di trovare uno spazio in politica, candidandosi sia alla Camera che al Comune di Roma
nelle liste di Alternativa sociale di Alessandra Mussolini. Senza successo, però.
Come si può vedere, quello di Teulada è un piano urbanistico che ha una filosofia ben precisa. E cioé quella di legare ogni ipotesi di sviluppo economico possibile a
massicci investimenti immobiliari sulle coste. Per l'esattezza: mezzo milione di metri cubi. Quasi un Masterplan.



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