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Rutelli: i Beni culturali? Sono un trampolino ma il consenso è altrove
MATTIA FELTRI
LA STAMPA, 07/07/2006

"E' VERO, TUTTI BATTONO CASSA, MA IN FONDO HANNO LE LORO BUONE RAGIONI..."

Il ministro: lo si conquista soprattutto quando si lavora sui temi dell'economia
Evoluzione di un dicastero considerato di serie B nella Prima Repubblica. Poi Veltroni lo trasformò in una vetrina permanente

ROMA
I politici sono gente malata. Che facciano quel che fanno per passione, o che lo facciano per fregola di potere, sono gente malata. Per esempio uno come il vicepremier, ministro della Cultura, responsabile del Turismo e presidente della Margherita, e cioè Francesco "Rutelli. Il compito del cronista è quello di trascorrere una giornata con lui. Del resto si è impadronito del ministero più snobbato nella Prima Repubblica, e da Walter Veltroni in poi trasformato in una spettacolare vetrina del consenso. Proprio loro due, Walter e Francesco, candidati da Carlo De Benedetti e dai pettegolezzi politici alla successione di Romano Prodi, sono quelli che da lustri si scambiano le poltrone, compresa quella di sindaco di Roma. E allora c'è da seguire il titolare della Cultura dalla mattina alla sera, e per fortuna non è possibile farlo alla lettera.
Rutelli si alza intorno alle 7 e alle 8 vuole consegnata a casa la rassegna stampa. Anzi, le rassegne
stampa. Ne vuole quattro. Una sulla presidenza del Consiglio, una sulla Margherita, una sulle attività culturali e una su quelle turistiche. Poi esce di casa, all'Eur, e magari va, com'era in programma ieri, a un convegno di Confitarma, che è la sezione degli armatori di Confindustria. Magari fa un salto al partito per capire quando convocare il prossimo direttivo. Magari fa un collegamento alla radio. E poi arriva al ministero dove ha la posta, l'elenco delle telefonate, i fax, gli appuntamenti, le interviste, le riunioni. Servirebbe piuttosto una flebo, «Macché, è una giornata normale», dice lui tutto soddisfatto.
E' vero. Probabilmente è una giornata normale. Infatti i politici sono gente malata. A mezzogiorno arriva una quarantina di rappresentanti dell'industria cinematografica. Ci sono il presidente dell'Anica e delegati di associazioni minori. Ci sono pure Carlo Vanzina, Massimo Ghini e Andrea Occhipinti. Rutelli li accoglie in una fantastica sala del ministero, in via del Collegio Romano. Comincia il confronto, Rutelli dice quel che deve dire, e cioè che l'industria cinematografica è fichissima, va sostenuta in tutti i modi, morali ed economici, favorita, incoraggiata, sviluppata.
Anche lui si è trovato fra le mani quel mostro che si chiama «Fus». E' il fondo unico dello spettacolo, attraverso il quale il governo finanzia tutto ciò che rientri nella voce: cinema, musica, teatro, circo, bande di paese. E' felice perché ha strappato centocinquanta milioni
di euro per il prossimo triennio, cinquanta in più di quelli previsti dallo scorso governo. E allora sono tutti contenti. Lui dice: attenzione, ora devo andare al Consiglio dei ministri, spero non ci facciano scherzetti. E tutti noi, naturalmente, speriamo che quel denaro non serva per pagare film con titoli tipo «La puerpera di Stalin», diciotto spettatori nelle sale di Sesto Fiorentino. Lui fila a Palazzo Chigi. «Mangerà un panino in piedi», dice il portavoce. Pare mangi sempre panini in piedi, con una Coca. Se può mangiare alla scrivania, insalata e ananas. L'obiezione è ovvia: pare la descrizione del Duce, con la finestra sempre accesa a Palazzo Venezia. Non saremo all'apologia? Ma lì al ministero girano certe facce e sopra c'è scritto: «Ma quale apologia, questi politici sono malati».
Vabbè, poi la cultura è una cosa a parte. Prima era un ministero di serie B. Si chiamava ministero per i Beni culturali e ambientali. Ci si immaginavano i titolari - i Dario Antoniozzi o gli Oddo Biasini - alle prese con cataloghi di incunaboli o con anfore del II secolo a.C. Ora c'è chi ci ha costruito una carriera fatta di notti bianche, concerti di Simon e Garfunkel, feste di compleanno per attori della commedia all'italiana. Insomma, una cosa molto à la page, uno straordinario catalizzatore di simpatie (e voti).



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