Napoli: Lo scempio di Salita Pontecorvo. Soffocati dalla calce gli archi del complesso Cappuccinelle CONCHITA SANNINO LA REPUBBLICA LUNEDÌ 12 GIUGNO 2006
«ERANO gli archetti più riconoscibili della collina, affioravano sull'orlo del quartiere Montesanto. E sono stati praticamente coperti da una massa informe di calce. Grazie, sembra, ai lavori del Demanio». Un intervento pubblico che rovina un edificio storico. Così i lavori sul complesso di San Francesco alle Cappuccinelle di Salita Pontecorvo —nel cuore della cittadella monastica", realizzata tra Sei e Settecento da Cosimo Fanzago per il duca di Medina — rischiano di cancellare uno dei pochi "ricami" architettonici del centro e innescano la polemica di una tra le più attive associazioni di"cittadinanza attiva" onlus, quella del Forum Tarsia. Sergio Bizzarro. tra i promotori della denuncia, osserva con Repubblica le foto degli archetti "prima" e "dopo". E riflette: «A Napoli non si sa francamente cosa augurarsi: se lasciare che alcuni beni muoiano d'incuria, ma lentamente e senza traumi; oppure affidarsi ad un "ripristino" istituzionale e rischiare di vedere violentati i profili di una struttura per sciatteria e superficialità. Tra l'altro: durante i lavori, non vi era apposto alcun cartello con le indicazioni, come richiesto dalla legge. E ad alcune nostre domande rivolte ad operai e ad uffici, non è seguita mai risposta». L'ultima polemica su abusi privati e negligenza istituzionale si accende a pochissimi metri, in linea d'aria, dal luogo dell'ecomostro di via San Sebastiano 65, proprio nei Decumani: ove l'ordine di sospensione dei lavori in corso (uno stop concesso in periodo pre-elettorale) è stato poi cancellato da successiva revoca, il primo giugno. Un giallo su cui interviene, con tagliente ironia, qui alato, il musicista Daniele Sepe. E a pochissima distanza ecco altri "normali" scempi di Montesanto. Primo: il convento limitrofo la chiesa di Sant'Antonio a Tarsia gestito dai padri redentoristi che da 11 anni è «imbracato» da tubi innocenti. Secondo: la bellissima chiesa di San Giuseppe delle Scalze, progettata e costruita sempre dal Fanzago, con la pregevole facciata che cade letteralmente a pezzi, mentre Comunee vertici del Fec (Fondo edifici di culto, Ministero dell'Interno) litigano tra loro sulla vicenda e le responsabilità dei danni. E ora gli archetti "soffocati" nella calce: scatto potente che si aggiunge al folto immaginario sui monumenti sciupati. Il Forum Tarsia non perde tempo, scrive a Soprintendenza e Comune. Sergio Bizzarro va fino in fondo: «I lavori di "messa in sicurezza" hanno riguardato una parte del rivestimento esterno del complesso delle Cappuccinelle: ebbene, basta uno sguardo per accorgersi che ogni cura è stata negata. Un intervento approssimativo ha fatto scomparire in un profluvio di calce la bellissima serie di archi che delimitavano l'estremità, trasformata ora in massa informe e magmatica». Strano destino quello di San Francesco delle Cappuccinelle. Nel secondo dopoguerra — hanno ricostruito al Forum Tarsia — la notevole cupola «con totale superficialità fu demolita, con decisione affrettata, perché pericolante. E Gaetana Cantone così ricorda l'episodio, in un libro: "II grande inconveniente doveva poi essere superato dai lavori realizzati dal genio civile, allorché con estrema disinvoltura, essa fu abbattuta... in omaggio allo spreco che caratterizzai nostri enti pubblici...». Sessant'anni dopo nulla è cambiato? Il Forum Tarsia chiede che «al più presto venga ripristinata in tutte le sue rifiniture la serie di archetti che da sempre distinguevano Salita Pontecorvo». Non solo cifra stilistica di un quartiere, ma segno di civiltà e rispetto per i luoghi, a cui gli abitanti «non vogliono affatto rinunciare».
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