CERVETERI,VICINO ALLA BANDITACCIA I predatori della tomba perduta di GIANNI PALMIERI Mercoledì 31 Maggio 2006, Il Messaggero, Ostia
La Finanza sventa il saccheggio di un sepolcro: recuperati i reperti
Avevano messo gli occhi su una tomba etrusca del VI secolo avanti Cristo, ancora non censita, nella zona della necropoli di Cerveteri. E si preparavano a depredarla dei tesori archeologici per rivenderli sui circuiti clandestini internazionali. Il loro piano è stato però sventato dalla Finanza di Ladispoli che ha salvato il prezioso tumulo dalla scorribanda dei tombaroli. A insospettire i Baschi verdi, coordinati dal comandate Giuseppe Pizzimenti, era stato uno strano andirivieni di motociclette da cross nelle ore notturne in un’area limitrofa alla Banditaccia. Una zona poco adatta ai centauri e notoriamente frequentata dagli scavatori clandestini. Le Fiamme gialle si sono appostate, scoprendo una enorme buca che celava con sterpaglie e vegetazione una tomba etrusca completamente allagata dall’acqua e ricoperta dal fango. A quel punto è scattata la trappola. La scorsa notte gli inquirenti hanno sorpreso due persone mentre erano impegnate con pale e picconi a rimuovere la terra e la fanghiglia dall’ingresso del tumulo. All’arrivo dei finanzieri i tombaroli si sono dati alla fuga su una moto ma dal numero della targa la loro individuazione dovrebbe essere questione di ore. La tomba è stata ispezionata dagli esperti della Soprintendenza archeologica che, dopo aver autorizzato il prosciugamento dell’acqua, si sono trovati davanti uno spettacolo affascinante. Quando i tecnici sono entrati nel sepolcro, terra e fango hanno infatti restituito un vaso greco risalente probabilmente all’VIII secolo avanti Cristo, 4 buccheri, un’ampolla circolare destinata a contenere essenze profumate, 8 piccole anfore per l’olio e altri reperti in ceramica danneggiati però dall’usura del tempo. Un patrimonio archeologico del valore sul mercato nero di oltre 500.000 euro che avrebbe fatto gola ai malviventi che avevano puntato sulla tomba giusta. La zona è stata immediatamente transennata e tutti i reperti sono stati presi in custodia dal museo di Valle Giulia a Roma.
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