Il modello Roma vince ma in casa ds è punito Mario Pirani la Repubblica, 29 maggio 2006
TRA stasera e domani si saprà l'esito delle elezioni a Roma e in molte altre città, grandi e piccole. C'è da augurarsi che i cittadini premino o penalizzino i sindaci per come hanno amministrato, senza lasciarsi influenzare né dalla chiamata alle armi di un Berlusconi in compulsiva crisi di astinenza dal potere, né dalla insania verbale, manifestata da sottosegretari e ministri di seconda fila che quotidianamente si abbandonano a dichiarazioni e annunci, velleitari quanto provocatori, animati da quella cupidigia del «facciamoci del male» evocata da Nanni Moretti. Chi non dovrebbe temere gli effetti nefasti del «fuoco amico» è Walter Veltroni, visti i risultati oltremodo positivi di un' opera che ha portato la Capitale ad un tasso di crescita del 4%. Se, però, ne parlo non è per illustrare i dati del pii quanto per la felice riuscita -pur nel permanere delle difficoltà, ad esempio il traffico, tipiche di una metropoli - di un progetto di sviluppo indicativo per l'intero Paese. Quel tipo di sviluppo, appunto, che dalle colonne di «Repubblica» (il 15/5 us) Giorgio Ruffolo auspicava venisse fatto proprio dal governo Prodi, assumendo come volano «la valorizzazione della risorsa sulla quale non dobbiamo temere competizioni: l'immenso patrimonio territoriale storico, culturale, artistico dell'Italia. Ciò richiede—aggiungeva—una netta inversione di tendenza... con priorità per i grandi progetti di risanamento ambientale e urbano, specie nel Sud: di infrastrutture, di organizzazione turistica, di promozione culturale». Una parte della sinistra, ancora intrisa di una filosofia tardo industriale, ha difficoltà ad intendere questo discorso e non poche volte scatta una specie di riflesso condizionato, una nostalgia della centralità metalmeccanica di fronte alla prospettiva (falsa) di ridurre gli italiani ad un popolo di camerieri. Per contrastare questa pigra ostilità l'assessore al Bilancio della giunta capitolina, il prof. Marco Causi, ha tra l'altro pubblicato un documentato saggio intitolato «La cultura è un lusso?» in cui dimostra il nesso che si è venuto creando in questi anni tra patrimonio culturale e sviluppo economico. Non si tratta, infatti, di solo turismo o di solo cultura ma altresì della loro interconnessione col terziario avanzato, con le reti informatiche, con la moderniz-zazione delle infrastrutture, con le opere di restauro e di recupero urbanistico e paesaggistico, con l'agricoltura tipica e di qualità, con la formazione di giovani generazioni colte e professionalmente preparate. Dall'intreccio di questi filoni, che dal 1993 ad oggi ha visto l'impegno delle giunte, Rutelli e Veltroni, è scaturito quel «nuovo Rinascimento romano» dove la cultura non è più un momento «effimero», come fu, pur nella sua piacevolezza innovativa, l'Estate romana" di Nicolini, ma una stabile rete di cui l'Auditorium-Parco della Musica costituisce il pivot centrale. Attorno un sistema espositivo di musei rinnovati (i Capitolini, palazzo Braschi, ecc.) e di nuovi spazi espositivi (dalle Scuderie del Quirinale al Vittoriano, dal Chiostro del Bramante alla discussa Ara Pacis), completati dalla Casa delle Letterature, del Jazz, del Cinema, dell'Architettura. Infine il rilancio delle biblioteche comunali, messe in rete e potenziate con un afflusso di pubblico senza precedenti (da 357.000 presenze nel 2001 a 1.391.000 nel 2004). Dalle «notti bianche» ai Festival delle Letterature, della Filosofia e, ad ottobre, del Cinema, una poliedrica attività anima queste ed altre strutture. «L'investimento nella cultura — si legge nel Bilancio sociale 2001-2005 del Comune — significa valorizzare il patrimonio di Roma quale ricchezza moltiplicatrice dell'economia della città, con effetti benefici sulla occupazione e sul reddito prodotto». Ebbene ci si sarebbe aspettati che il modello Roma venisse assunto come guide-line per il centro sinistra ma così non sembra. Non solo: gli uomini che l'hanno impersonato sono stati sacrificati al gioco delle correnti. Ne ha parlato in una intervista, lamentando i guasti della lottizzazione, il presidente di Musica per Roma, sen. Goffredo Bettini che era stato proposto invano da Veltroni a ministro dei Beni culturali. Ancor più ingiustamente penalizzato l'assessore alla Cultura degli ultimi 13 anni, Gianni Borgna, in lista in una posizione impossibile ma rassicurato con la prospettiva di diventare sottosegretario alla Cultura. Le correnti ds anti veltroniane hanno, però, fatto muro. «Come se la caverà Rutelli senza un solo sottosegretario competente in beni culturali e spettacolo?», scrive ora invano Vittorio Emiliani sull'"Unità". Ovverosia il merito punito.
|