Beni culturali, troppe mostre e saccheggi li mettono a rischio Giovanni Gazzaneo Avvenire 27/5/2006
Paolucci: "Vince una circolazione spesso legata a fini turistici" Zottin: "Più mezzi per contrastare i furti» Croff: "Ma lo scambio crea vera ricchezza»
Il sonno della ragione "genera mostre», parafrasa Goya, Antonio Paolucci, soprintendente del polo museale fiorentino in vista del convegno che si è aperto ieri a Venezia e si conclude oggi: «L'Europa dell'arte: la circolazione dei beni culturali». Promosso dall'istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, che la direzione di Sandro Franchini apre a una dimensione sempre più internazionale, e dall'Institut national du Patrimoine di Parigi. L'evento ha riunito alcuni dei più prestigiosi esperti e studiosi, tra gli altri, Francine Mariani Ducray, direttrice dei musei di Francia, Bruno Racine, presidente del Centre Pompidou, il generale Ugo Zottin del Comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio. «La circolazione delle opere d'arte nasce da una richiesta culturale — afferma Antonio Paolucci — ma insieme politica e turistica dove spesso la cultura è asservita a un'ottica che privilegia il ritorno economico e i grandi numeri. Se da una parte c'è il dovere di tutelare i beni, dall'altra c'è una richiesta sociale che non può rimanere inevasa. Ma i conservatori devono prima rispondere a una domanda fondamentale: chi sono i “clienti” di un museo? In assoluta maggioranza donne e uomini che devono ancora nascere. Il patrimonio è un'eredità che abbiamo ricevuto e va trasmessa, non consumata». L'importanza della valenza culturale entra tardi se non nella coscienza, almeno nelle leggi che hanno portato all'Unione Europea. «Il problema si pone solo con l'apertura delle frontiere — osserva Salvatore Italia, capo dipartimento del ministero dei Beni culturali — e la conseguente necessità di tutelare il patrimonio nazionale, cosa che avviene con l'articolo 128 del Trattato di Maastricht del ‘92, recepito, senza modifiche, nel Trattato di Amsterdam, articolo 151 del ‘97. Due gli atti che disciplinano la circolazione dei beni culturali: il regolamento 3911 del ‘92 che impone una disciplina univoca in occasione dell'esportazione di beni culturali e prevede la licenza di esportazione; la direttiva 93/7 del ‘93 che delinea un meccanismo giudiziario tra Stati dell'Unione per ottenere la rapida restituzione del bene illecitamente esportato. Assistiamo così ad una trasformazione del patrimonio culturale da nazionale a dimensione europea». Un ampliamento dl orizzonte che ben si inserisce nel grande flusso della globalizzazione, dove la cultura, dice Davide Croff, presidente della Biennale di Venezia, «può far valere il suo essere senza confini. In questo la Biennale di Venezia è stata anticipatrice: nasce nel 1895 come evento internazionale per aprirsi nell'ultima edizione alla presenza di 110 Paesi e realizzando quell'unicum che sono i 29 padiglioni delle diverse nazioni ospitate. Una circolazione che è anche capacità, in collaborazione con le tante realtà culturali della città, dalla Fondazione Cini al teatro La Fenice di declinare insieme la pluralità dei linguaggi culturali: arti visive, musica, cinema,..». «In questo momento, il settore che ci dà più preoccupazioni, per quello che è il saccheggio costante che si viene a determinare, è quello degli istituti religiosi, delle chiese, di tutto quello che è custodito nelle varie strutture dedicate al culto e in quelle non più aperte al culto, ma che sono oggetto cli saccheggi": è l'analisi del generale Ugo Zottin. Il quale però si affretta poi a rassicurare ribadendo che il Nucleo per la Tutela del Patrimonio è all'avanguardia dal punto di vista tecnologico, e verra potenziato per quanto riguarda il ”database” «in maniera tale da dare sia una maggiore capacità di immagazzinainento dati e soprattutto di elaborazione". Tornando alla circolazione di beni, va detto che essa riguarda anche le diocesi, come rileva don Stefano Russo, «dalle più importanti alle più piccole, dal Patriarcato di Venezia a San Benedetto del Tronto, che recentemente ha prestato al Louvre opere significative a partire dal reliquiario di Sisto V». Paolucci lancia infine un appello: per realizzare cicli di mostre di grande spessore scientifico e di rilevanza europea perché non chiedere agli Stati di farsi carico delle spese assicurative, come avviene per le stesse opere quando sono depositate nei musei? |