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Caccia al ladro al Metropolitan
VERNON SILVER - Roberta Olcese
Monthly - Finanza e Mercati 01-05-2006

Il pi prestigioso museo al mondo accusa i colpi di una raffica cli sentenze che gettano ombre sulla seriet di alcuni suoi donatori Colpevoli di acquisire opere di origine illecita.
Provenienti, in particolare, dal nostro Paese

Il 22 novembre dello scorso anno, Philippe de Montebello, dal 77 alla guida del pi grande e prestigioso al mondo, il Metropolitan Museum di New York, varc la soglia del ministero dei Beni culturali, a Roma, attraversando i saloni che pi di tre secoli prima videro Galileo affrontare il giudizio dell'Inquisizione. Lo aspettavano sovrintendenti, esperti della Polizia e lo stesso ministro in carica, Rocco Buttiglione, pronti a dimostrare che il Met ospitava nelle sue gallerie antichit trafugate dall'Italia; alcune di queste concesse da donatori chiamati anche a ricoprire incarichi di prestigio all'interno del museo. Il Met, infatti, un'istituzione privata senza scopo di lucro, che pur dipendendo dall'amministrazione della citt di New York, vive soprattutto degli apporti di privati e sponsor, a fianco dei contributi pubblici e dei ricavi dall'attivit commerciale. A seguito di quell'incontro, in febbraio de Montebello ha spedito in Italia 20 Met's Gems, tra cui un vaso dell'artista ellenico Euphronios (giudicato dallo stesso Met il pi bel vaso attico presente nella collezione) che il museo sosteneva di aver acquistato in buona fede, ma che l'Italia riteneva trafugato da una tomba etrusca, non lontano da Roma. Mentre l'italia ha messo a segno questa vittoria, il Met appare sempre pi impigliato nella rete di alcuni donatori, amministratori e sovrintendenti coinvolti nella vendita illegale di antichit, come sancito da sentenze pronunciate da tribunali tanto romani quanto newyorkesi. Come se non bastasse, poi, tre membri del Met hanno acquistato apartire dal 99 oggetti di contrabbando per le loro collezioni personali, avvalendosi dell'autenticazione emessa proprio dai laboratori del museo. un'abitudine della quale il Met, come altri musei, deve liberarsi, afferma Malcolm Bell, direttore degli scavi archeologici guidati dall'Universit della Virginia a Morgantina, in Sicilia. I professionisti che lavorano per il museo, se non sono estremamente cauti, possono finire col favorire il commercio illegale di opere d'arte, gli fa eco Bernice Murphy, responsabile del Comitato etico del museo. Quanto basta, in sostanza, perch il Met metta in campo una politica d'acquisizione delle antichit pi prudente, che le consenta di sganciarsi dai collezionisti privati. Ovviamente la prestigiosa istituzione respinge l'accusa di essere strumento di collezionisti e donatori con pochi scrupoli. E de Montebello, uomo di grande esperienza, ricorda che il Met pu acquisire e pubblicizzare antichit di provenienza incerta: Molti oggetti - osserva - sono stati trovati casualmente, altri inivece sono stati scoperti da contadini nei loro campi. In sostanza, non tutti gli oggetti recuperati sono frutto di sottrazioni illecite. Resta per ll fatto, sostengono i critici, che il coinvolgimento di grandi benefattori, che hanno permesso a de Montebello di portare a compimento il grande progetto di museo, come Michael Steinhardt, Dietrich von Bothmer e Shelby White, nel commercio di antichit gettano per un'ombra sul Met. Dalla White, vedova di Leon Levy (fondatore dell'Oppenheimer Fund), il Met ha ricevuto donazioni per cinque milioni di dollari. Anche von Bothmer, responsabile del Dipartirnento romano e greco del Met, risulta donatore di oltre cinque milioni. Von Bothmer sostiene di non avere mai acquistato oggetti illegalmente. Steinhardt, un guru degli hedgefund che ha versato al museo un milione nel solo esercizio 2004-05, risulta aver utilizzato gli stessi curatori del Met, nonch il laboratorio del museo, per autenticare una sfera dorata prima di acquistarla per 1,2 milioni nel 1992. Ebbene, la sfera, rintracciata nell'abitazione di von Bothmer a NewYork, stata restituita all'Italia nel 2000, in seguito alla sentenza del giudice Barbara Jones a White Plains (NewYorK) che stabil che era stata rubata. Non che l'esempio, si ricorda, delle tentazioni pericolose che, in alcuni casi, possono svilupparsi tra collezionisti vicini a grandi musei, donatori e commercianti d'arte, e che possono alimentare un traffico illegale di reperti, in molti casi a danno dell'italia. Il Met oggi gestito da un comitato di 45 membri, esclusi i fiduciari onorari ed emeriti. Cinque membri sono di nomina comunale, ma la maggior parte sono ricchi benefattori. L'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan sta istituendo un'unit per combattere il traffico illecito di antichit nell'area che gravita intorno al Met racconta Matthew Bogdanos, il collaboratore del procuratore distrettuale scelto per guidare la nuova unit investigativa. Bogdanos sta reclutando informatori tra i dipendenti della galleria: ho intenzione - ha detto - di riservare ai trafficanti d'arte io stesso trattamento previsto per i cartelli della droga. Mentre infiamma la polemica sulle irregolarit nelle acquisizioni degli oggetti antichi esposti nel museo, il Dipartimento per lagiustizia, quello per l'immigrazione e la Dogana Usa stanno aiutando Fondato nel 1870, il Met si affaccia sulla Fifth Avenue, a Manhattan. La facciata, del 1902, quest'anno ha subito lavori di restauro costati 12 milioni di dollari. Ospita pi di 5 milioni di visitatori ogni anno, con un significativo impatto sull'economia della citt: l'indotto della recente mostra su Van Gogh, a esempio, stimato in oltre 250 milioni di dollari. L'italia a identificare gli oggetti trafugati, spesso decine di anni fa. Questa collaborazione ha permesso dl ottenere importanti risultati, come la restituzione di tre opere dal Gerty Musetun avvenuta io scorso anno, mentre tornato nelle mani di un collezionista privato un vaso del Met, per cui l'Italia inoltr in passato la richiesta di rimpatrio. Comunque sia, il Met sta facendo importanti passi avanti per liberarsi dai tentacoli del traffico illegale di antichit grazie proprio a de Montebello e ai suoi consiglieri. Ma sotto la pressione delle numerose denunce e richieste, anche romane, di rimpatrio.


I mille trucchi che gonfiano l'opera d'arte
Tra collezionisti, mercanti d'arte, curatori di musei, case d'aste e trafficanti, mille possono essere gli stratagemmi per gonfiare il valore di un'opera o addirittura legittimarne l'autenticit. Il mese scorso all'asta di dipinti antichi battuta da Christie's a New York, un'opera di J.M. William Turner, maestro inglese di fine 700, stata vendute alle mirabolante cifra di 35 milioni di dollari. A sorpresa, a gennaio, la major di Pinault aveva rinviato il consueto appuntamento con i dipinti antichi, preferendo spostare le aste in primavera: si era pensato a un ritardo per mancanza di opere, in realt si voleva preperare il terreno per l'annuncio, in febbraio, che in catalogo sarebbe stata inclusa una favolosa veduta di Venezia firmata Turner. L'interesse per il dipinto esplose, tanto da convincere un collezionista americano a sborsare la cifra senza precedenti per l'autore. Ma i dipinti di Tumer, e quell'opera in particolare, non sono nuovi a operazioni di marketing: nel 1800 un'efficace triangolazione port la firma del critico John Ruskin, della galleria inglese Agnew e del terzo conte di Egremont. Tornando ai giorni nostri ci si domanda se, e quanto, sia possibile influenzare il mercato. Marc Macuonnel l'esperto d'dipinti antichi per la casa d'aste viennese Dorotheum: Il mercato influenzabile: ricordo il caso di un dipinto di Jean-Francois de Troy. Lo voleva acquistare il Getty Museum, che temeva che altri mercanti si aggiudicassero l'opera per poi rivenderla, maggiorata, al museo. Diffusero quindi la voce che non avrebbero acquistato il dipinto se non in sala. Tutti furono avvisati, tranne un antiquario che all'asta rilanci l'offerta all'infinito, finch si aggiudic l'opera per 2,4 milioni di sterline. Un record per l'artista, molto al di sopra del suo valore, conferma MacDonnel. Il Getty mantenne la parola, ma il mercante trov comunque un cliente disposto a pagare tanto: il de Troy, infatti, ormai valeva 2,4 milioni. Accade poi che incauti acquisti possano finire con l'essere legittimati dalla presenza in mostre ed esposizioni. successo nel febbraio 2002 a Franco Ragazzi, curatore della mostra De Vruebel a Kandinsky di Palazzo Ducale, che aveva esposto, tra gli altri, un quadro preso a un'asta locale per 200mila lire. Si era convinto fosse un Vruebel non riconosciuto e lo aveva inviato in Russia per farlo autenticare. Senonch Adria Sartore, giovane pittrice genovese, visitando le mostra riconobbe il quadro come un falso d'autore da lei stessa realizzato. Un clamoroso annuncio, cui segu l'inevitabile inchiesta.



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