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In 1.118 fogli tutta la forza di Leonardo
Pietro C. Marani*
Il Sole 24Ore, 16/5/2006

Una storia avventurosa tra regali, requisizioni e clamorosi errori

I millecentodiciotto fogli che compongono il monumentale Codice Atlantico di Leonardo costituiscono solo un frammento, bench il pi cospicuo al mondo, del lascito cartaceo di Leonardo. Raccolti in un volume di grande formato (44 x 65 centimetri), e perci detto "Atlantico", sono oggi legati in dodici giganteschi volumi conservati nel caveau della Biblioteca Ambrosiana di Milano.
Sfogliando le pagine del Codice Atlantico in questo cuore segreto di Milano, si rivive l'emozione di un contatto diretto con la mente di Leonardo, mentre si catapultati nell'atmosfera e nel clima degli anni gloriosi del collezionismo milanese seicentesco quando Galeazzo Arconati, nel 1637, poteva donare i preziosi manoscritti di Leonardo, custoditi nel Castellazzo di Bollate, alla Biblioteca Ambrosiana.
Ma la storia del Codice Atlantico comincia molto tempo prima. Le pi antiche carte di Leonardo che vi sono confluite risalgono addirittura alla giovinezza dell'artista-scienziato, e datano verso il 1478, quando egli si era da poco affrancato dal suo maestro, Andrea del Verrocchio, e si accingeva a dipingere due "Vergini Marie". Da quel lontano 1478, le carte disegnate e scritte da Leonardo non hanno mai smesso di accumularsi nel suo studio sia come fogli sciolti, sia come quaderni d'appunti, fino alla sua morte, nel 1519.
Tutti i disegni, i fogli e i manoscritti di Leonardo furono ereditati dal suo allievo Francesco Melzi che, dalla Francia, li riport nella sua Villa di Vaprio d'Adda dove, fin verso il 1570, li custod gelosamente, studiandoli e trascrivendone molti passi in quello che sarebbe divenuto il "Trattato della Pittura" di Leonardo.
Da questo momento, inizia la dispersione dell'eredit manoscritta di Leonardo. Molti codici e manoscritti, lasciati prendere polvere sotto ai "tetti negletti" della Villa di Vaprio, furono donati dai figli del Melzi a chiunque ne facesse richiesta. Frattanto la gran parte dei codici leonardeschi era pervenuta nelle mani dello scultore Pompeo Leoni che, nel 1590, li aveva offerti, senza successo, al re di Spagna. Sappiamo, grazie alle sue sigle e alle numerazioni da lui apposte sui codici di Leonardo, che, alla fine del Cinquecento, egli ne aveva raccolti quasi una cinquantina, lasciandone qualcuno a Madrid (due tuttora si trovano nella Biblioteca Nacional, dove furono clamorosamente ritrovati solo nel 1967, altri presero la via per l'Inghilterra). lui il responsabile della "confezione" del Codice Atlantico. Un codice che non reca, come gli altri pi piccoli da lui posseduti, un numero d'ordine o una sigla, ma, impressa sulla copertina, la scritta orgogliosa: "Disegni di machine et delle arti segreti et altre cose di Leonardo da Vinci raccolti da Pompeo Leoni".
Si per lungo tempo creduto che Leoni, per comporre il Codice Atlantico, avesse sforbiciato e fatto a pezzi altri manoscritti, grandi e piccoli, estrapolandone soprattutto disegni e studi di carattere scientifico e tecnologico. Ma lui stesso dichiara che i fogli vennero da lui "raccolti", quindi, in un certo senso, preservati da dispersione. Inoltre egli, che aveva contrassegnato e contato precisamente le pagine di molti altri codici, difficilmente avrebbe distrutto dei manoscritti per formarne uno arbitrariamente.
Rimane il fatto, tuttavia, che alcuni dei fogli dell'Atlantico presentano buchi e lacune, o "finestre"', a testimoniare l'estrapolazione di disegni d'altro tema, effettuate (dal Leoni stesso? o pi probabilmente da qualcuno prima di lui?) con lo scopo di formare altre raccolte. 'E comunque singolare il modo con cui il Leoni mont i disegni sulle pagine del Codice: ritagliando grandi finestre nei fogli di supporto, quasi a dotare ogni carta leonardesca di una specie di passepartout, o piegandoli su stessi, se molto grandi. In qualche caso egli sovrappose due carte di Leonardo, specie quando il retro di un foglio era stato lasciato in bianco da Leonardo, o quando non lo ritenne meritevole d'essere osservato: in questo modo qualche schizzo rimase occultato per secoli (fino al recente restauro), come quelli relativi alla "bicicletta" (che sono, infatti, disegni grossolani, non di mano di Leonardo). Riportato a Milano dalla Spagna, il Codice Atlantico entr in possesso, con altri tredici quaderni leonardeschi, del conte Galeazzo Arconati che ne fece dono, come detto, alla Biblioteca Ambrosiana, riservandosi per di consultarli a suo piacimento anche portandoseli (o tenendoseli) a casa. In realt, i manoscritti di Leonardo donati all'Ambrosiana raggiunsero questa Biblioteca solo dopo la morte del conte, e cio dopo il 1649. Per questo motivo, uno dei codici gi descritti nell'atto di donazione, l'attuale Codice Trivulziano (oggi nel Castello Sforzesco di Milano), evidentemente non consegnato, segu una sorte diversa da quella subita dagli altri tredici codici ambrosiani. Nel maggio del 1796, i commissari napoleonici (il commissario per la guerra Peignon accompagnato dal cittadino Tinet) requisivano infatti all'Ambrosiana il Codice Atlantico e gli altri dodici donati dall'Arconati perch venissero studiati a Parigi da Giovan Battista Venturi, fisico modenese in cerca di gloria e di meriti scientifici. Il Saggio pubblicato a Parigi dal Venturi l'anno seguente, il primo tentativo moderno di comprendere e di diffondere le "scoperte" e le ricerche di Leonardo nel campo delle scienze fisiche e matematiche, discipline cui consacrata la gran parte delle carte del Codice Atlantico. Reso celebre dai viaggiatori francesi del '700 e ricercato dal De La Lande per verificare se la teoria del lumen cinereum della luna fosse stata espressa da Leonardo in questo manoscritto (in realt nel Codice Leicester, oggi della collezione Bill Gates), il Codice Atlantico entrava cos definitivamente nella cultura scientifica moderna. Passata la bufera napoleonica, il commissario pontificio per la restituzione delle opere d'arte trafugate dai francesi, Antonio Canova, e il professor Benvenuti, rappresentante del granduca di Toscana, lo rintracciavano nel 1815 nella Bibliothque Nationale di Parigi, dove era stato erroneamente ritenuto un codice scritto in cinese. Degli altri dodici manoscritti non si seppe nulla: erano stati depositati alla Bibliothque de l'Institut de France, dove nessuno and a cercarli e dove tuttora si trovano.
Dal suo rientro in Ambrosiana il Codice Atlantico non ha mai smesso di affascinare gli studiosi e il pubblico, per la bellezza e la modernit dei suoi disegni, la ricchezza delle sue annotazioni, e la continua messe di informazioni che continua a dare sulla vita, le opere, le fonti, la cultura tecnico-scientifica e le relazioni di Leonardo con i suoi contemporanei.
Dopo un'edizione pubblicata sotto gli auspici dell'Accademia dei Lincei, stato oggetto di un'edizione definitiva in fac-simile, conseguente il suo restauro, pubblicata tra il 1973 e il 1980 dall'Editore Giunti per la Commissione Nazionale Vinciana, con le trascrizioni complete dei testi curate da Augusto Marinoni. Esso pu essere considerato una delle pi affascinanti enciclopedie del sapere rinascimentale e uno "spaccato" della mente di Leonardo.

* Politecnico di Milano, Presidente dell'Ente raccolta Vinciana, Milano




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