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La proposta: una superholding da 430 miliardi
Nicola Saldutti
22/10/2005, Corriere della Sera


Guarino, il ministro Tremonti e l'idea della «Debito spa»
E' lì. Con il bollettino mensile di Bankitalia che ogni trenta giorni ne misura lo stato di salute. Continua a salire {salvo la breve pausa di luglio). Ma il debito pubblico da qualche tempo è diventato una specie di tabù, del Quale sì parla poco. Ma Giuseppe Guarirlo, ex ministro, giurista, il consigliere al quale molte istituzioni sì rivolgono nelle fasi delicate, si è messo a studiare: numeri, grafici, tabelle. Mettendo da parie (ma non troppo), l'antica passione per le norme. Bisogna far presto, ha ripetuto in tutti gli incontri che ha avuto. E la sua proposta ha il sapore della scelta controcorrente: mettere in un'unica società per azioni, anzi una vera a propria impresa, buona parte degli attivi dello Staio, dalla partecipazione nelle società quotate (tipo Bui e Enel) agli immobili, comprese le case popolari, alle società non quotate. Valore del capitale conferito: 430 miliardi di euro. Perché è questo il punto: ogni anno il debito continua, a
sottrarre all'economia produttiva (sotto forma di interessi) qualcosa come 29 miliardi di euro. Ai quali vanno aggiunti altri SO miliardi di oneri che pesano sulla collettività per ridarlo. Come dire: una finanziaria occulta e inesorabile.
Ma a che servirebbe «l'impresa del debito"?Lo Stato conferirebbe in questa società per azioni dagli immobili, ai beili del demanio, alle quote azionare. Rendendole nello stesso tempo, attraverso contratti di locazione, 'redditizie', con un ritorno stimabile nel 3-5%.
In un primo tempo lo Stato ne resterebbe azionista totalitario. Solo in una prima fase, però. Il passo successivo sarebbe infatti la cessione della «Debito $pù* a investitori istituzionali, dalle banche ai fondi pensione, sul mercato interno ed internazionale. Parla anche di una possìbile public com-pany, Guarino. Che con Nexus ha promosso una giornata di riflessione sul debito a Roma mercoledì prossimo alla quale parteciperà anche il ministro Giulio Tremontì. Perché ridurre il debito è una sfida non solo economica, ma d'interesse pubblico: -A tale questione sono interessati tutti ì cittadini in quanto tali e nelle specifiche qualità dì contribuenti, di dipendenti pubblici e privati, di lavoratori indipendenti, dì consumatori, nonché di de-tentorì del risparmio...», scrive Guarino. Il reddito della società arriverebbe dai dividendi e dagli affitti dei beni immobiliari. Ma non solo: i gestori di questa impresa avrebbero come priorità quella di dismettere il patrimonio con sistemi di mercato motto più flessibili e efficaci di quelli amministrativi utilizzati finora- L'impatto? Il debito, che ora viaggia verso il 108% del prodotto interno lordo, potrebbe calare al 70%. Una scelta che restituirebbe all'Italia la «sovranità economica» perduta. Un'impresa che ricorda un progetto antico, le superholding, accantonate nei primi anni Novanta. Eccolo il paradosso. Da allora lo Stato ha privatizzalo per centinaia di miliardi, ma il debito è ancora lì. Più alto di prima.
Nicola Saldutti



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