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Debito pubblico e competitività
Antonio Pilati
Atti del Convegno, Debito pubblico e competitività, tenutosi a Roma, 26 ottobre 2005


Le cose che vorrei dire riflettono il punto di vista della concorrenza, quindi saranno soprattutto incentrate sulla
seconda parte del tema cui è dedicata questa giornata di riflessione, cioè sulla parte competitività, perché è
innegabile che la proposta avanzata dal professor Guarino di aggredire l'ammontare del debito pubblico ha
grossi e importanti riflessi sul modo in cui si svolge la competizione economica nel nostro paese. Quindi, è legittimo
e anche normale che l'autorità garante della concorrenza e del mercato esamini un tema di questo genere.
Il nucleo essenziale della proposta Guarino consiste in uno scambio: si riduce la ricchezza incorporata nei
patrimoni, la ricchezza del passato immobilizzata in beni dall'uso spesso poco efficace, per aumentare il margine
di libertà degli operatori economici.
Nel momento in cui cala il servizio del debito pubblico, diminuisce il carico fiscale degli operatori e quindi
aumenta il grado di libertà del sistema economico, si amplia la possibilità di avviare iniziative economiche. I
termini della questione cambiano di poco, sotto questo profilo, se il minore servizio del debito è poi destinato
a riduzione delle tasse o a investimenti per migliorare determinati settori: in ogni caso appare più ampio il
campo di opportunità dell'azione economica.
Da un punto di vista antitrust, si tratta di un risultato senza dubbio positivo perché crea le condizioni affinché
aumenti sia il numero sia le risorse dei soggetti che competono giorno per giorno sul mercato.
Uno dei problemi che affligge la nostra economia e che quasi giornalmente l'autorità garante della concorrenza
e del mercato si trova a fronteggiare è la fitta trama di norme e di regolamenti, che disciplinano - spesso con
disposizioni di favore - la capillare presenza della mano pubblica nell'attività economica.
L'operazione ipotizzata da Guarino è un potente incentivo a smantellare, nello stesso tempo, sia molte delle
attività economiche svolte dallo Stato centrale o dalle sue articolazioni locali che non si giustificano più con
obblighi di servizio pubblico o con fallimenti del mercato, sia l'apparato normativo che le organizza.
Le ricadute in ambito locale, in chiave di liberalizzazione, sono un terzo effetto importante della proposta: essa
infatti, nella sua versione originaria,
si applica a livello statale, ma può diventare un esempio di rilievo per razionalizzare una normativa di livello
regionale, provinciale e comunale che spesso preclude la concorrenza e per liberare una serie di risorse che
sono immobilizzate proprio a livello locale.
L'ultimo punto di ordine generale che rende apprezzabile la proposta è l'aumento della credibilità italiana in
ambito internazionale: ciò facilita l'ingresso in Italia di capitali dall'estero ed in prospettiva, intensifica la concorrenza.
Accanto agli aspetti positivi non mancano i rischi riconducibili a due principali categorie: eccessiva concentrazione
di potere nella società per azioni creata come depositario e gestore dei beni; perplessità sulle modalità
di cessione delle azioni (progressiva diminuzione della partecipazione dello Stato dall'originario 100%) e
quindi sull'utilizzo efficiente e corretto dei fondi che ne derivano.
Entrambe queste preoccupazioni, legate soprattutto alle enormi dimensioni dell'operazione e alla conseguente
concentrazione di risorse in un unico soggetto, vanno tenute in seria considerazione e sollecitano un vincolo
correttivo.
Il motivo principale che giustifica un drastico intervento sul debito è che esso, se non è ridotto in misura significativa,
ci porta fuori asse dall'Europa, mettendoci in una condizione di potenziale conflitto con l'architettura
europea di cui siamo soci fondatori. Diventa allora una conseguenza naturale, sulla base di questa considerazione,
costruire l'operazione in termini europei: ciò significa creare un ancoraggio europeo per la società. che
dovrà concentrare e gestire tutto il patrimonio.
Cosa vuol dire ancoraggio europeo?
In concreto, si tratta di definire la struttura della società, i suoi criteri di governance, i suoi obiettivi principali
all'interno e nell'ambito di un negoziato con la Unione Europea. Una cornice comunitaria è essenziale, inoltre,
per vincolare il potere patrimoniale e finanziario, che si concentra in un unico soggetto, a obiettivi condivisi in
sede europea, così assicurando un'adeguata tutela contro possibili sbandamenti nella gestione operativa.

http://www.associazionenexus.com/attopilati1.pdf


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