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Debito pubblico e competitivit
Riccardo Perissich
Atti del Convegno, Debito pubblico e competitivit, tenutosi a Roma, 26 ottobre 2005

Riccardo Perissich
Il tema del debito pubblico e della sua sostenibilit pu essere esaminato sotto numerosi aspetti. Non vi dubbio,
per, che per il nostro Paese l'elevato rapporto debito pubblico/Pil sia un dato piuttosto dirompente. Chi
opera ogni giorno nell'economia non pu fare a meno di pensare che nel quadro di finanza pubblica italiano
due cose sono preponderanti: rendersi conto e dichiarare apertamente di quanto sia elevata la pericolosit del
debito, puntare sulla crescita come vera e sostanziale via di uscita dai nostri problemi.
In un piano pi ampio, sul tema del debito pubblico stato dottamente citato Alexander Hamilton, fondatore
della Banca Nazionale Usa, che ha creato il debito federale degli Stati Uniti d'America, contro l'emissione di
Bond Federali. Va rilevato che quella fu un'operazione pi politica che economica che creava un legame diretto
tra i cittadini e le istituzioni ancora fragili dell'Unione e limitava, per quanto possibile, la forza centrifuga di
alcuni stati molto potenti. Politicamente pu essere stata una operazione abile, tuttavia molti storici sono ora
d'accordo nel pensare che, per le condizioni in cui venne effettuata, questa federalizzazione del debito pubblico
statale fu anche una colossale truffa ai danni dei risparmiatori.
Tornando ai nostri giorni, va detto che in dottrina molto difficile definire in maniera analitica la sostenibilit
del debito pubblico, ma non vi dubbio che il debito italiano sia al momento sotto osservazione da parte dei
mercati. Questo dovrebbe bastare per superare le considerazioni di carattere accademico e concentrarsi sulle
conseguenze operative.
Dal punto di vista delle imprese che vanno sul mercato a raccogliere capitali, il sorgere di dubbi sulla sostenibilit
del debito pubblico incide sui tassi di interesse. A tutt'oggi si potuto verificare che, nonostante gli incidenti
Cirio, Parmalat, ecc., le imprese italiane serie che sono andate sui mercati hanno avuto un trattamento
immutato. Proprio all'indomani dello scandalo Parmalat, Telecom Italia ha deciso, forse con uno scatto d'orgoglio,
di andare sul mercato per operazioni di ammontare significativo. Abbiamo cos avuto la dimostrazione che
la reputazione della carta italiana seria era rimasta fondamentalmente la stessa.
Le ragioni di questo fenomeno positivo sono diverse: in primo luogo la partecipazione all'euro e poi le aspettative
degli operatori convinti che, nei modi che saranno tecnicamente possibili, la situazione sar comunque
tenuta sotto controllo.
Non vanno per sottovalutati, n dalle imprese n dall'operatore pubblico, i rischi di una realt che rimane
precaria. Gli esperti ricordano che c' un limite al di l del quale il premio di rischio sull'Italia pu scattare
improvvisamente per una repentina perdita di fiducia.
Per evitare questi pericoli, occorre avviare un risanamento del bilancio a cominciare dalla spesa corrente che continua
a crescere pi del prodotto lordo, quasi facendosi beffe degli obiettivi di contenimento posti dai governanti.
La spesa corrente il corrispettivo di servizi resi alla cittadinanza e all'economia. L'entit del prelievo in Italia
in linea con la media europea, ma va anche detto che non abbiamo in Italia un corrispettivo di servizi equivalente,
in qualit e quantit, a quello che ricevono i cittadini e le imprese di altri paesi.
Finora, il risanamento della spesa, o almeno quello che si fatto, stato imputabile solo alla diminuzione dei
tassi di interesse e alla compressione degli investimenti pubblici. Questo dimostrato dalla differenza nello stock
di infrastrutture tra l'Italia e altri paesi che pure hanno un elevato rapporto debito/Pil, ma che presentano uno
stock decisamente pi elevato.
Una situazione di alto debito e basso contenuto di infrastrutture effettivamente drammatica e, per farvi fronte,
si cercata una via di uscita tramite il coinvolgimento finanziario dei privati. Va per osservato che si tratta
di soluzioni limitate a un certo tipo di progetti perch alcune grandi opere hanno tempi di ritorno cos lunghi
che in nessun modo potranno essere finanziate con strumenti di mercato.
L'altro forte elemento da considerare l'incidenza del fisco rispetto alla crescita e alla competitivit. In effetti non
si rileva correlazione tra la pressione fiscale e il tasso di crescita di un'economia.In Europa, abbiamo paesi a forte
crescita con bassa pressione fiscale ed altri che registrano una buona crescita con una pressione fiscale pi elevata
della nostra. Non sono peraltro da considerare i paesi recentemente entrati nell'Unione, che presentano una struttura
fiscale pi leggera. Tali paesi, per potersi integrare, hanno bisogno di realizzare tassi di sviluppo anche doppi
dei nostri ed comprensibile che usino la leva fiscale per ottenerli. In una situazione di crescita cos rapida anche
le aspettative di welfare sono probabilmente pi ridotte rispetto a quelle dei paesi pi avanzati, ma ragionevole
prevedere che la calma sociale non durer molto a lungo e influir al rialzo sulla pressione fiscale.
DEBITO PUBBLICO E COMPETITIVITA
Atti del convegno
Al di l del dato complessivo di pressione fiscale, in Italia esistono due forti anomalie che bloccano la crescita
e la competitivit: una eccessiva tassazione sul lavoro, una evasione fiscale pi elevata che in qualsiasi altro
paese europeo, una forte rigidit del sistema.
La marcia verso l'euro ha rafforzato la rigidit della gestione macroeconomica, cosa che deve essere compensata
da una maggiore flessibilit delle strutture produttive. In Italia una delle conseguenze pi pesanti e la principale
ragione di preoccupazione il crollo della produttivit.
Il calo della produttivit ha provocato forti aumenti nel costo del lavoro per unit di prodotto, pur restando la
dinamica salariale sostanzialmente sotto controllo.
Sul mercato del lavoro, infatti, alcune cose sono state fatte, anche se perfettibili, anche nella presente legislatura,
e tra queste va senz'altro annoverata la legge Biagi; la prossima legislatura dovr concentrare l'attenzione
sul molto ancora da fare senza smontare quanto di buono stato fatto.
Un altro compito che avr la prossima legislatura sar quello di riprendere il tema della concorrenza nei servizi,
affrontando le corporazioni singolarmente per ridurne i privilegi e i vincoli che esse impongono al sistema.
un lavoro lungo e difficile che va condotto per gradi e non tutto insieme e la sorte, finora non eccellente, del
Progetto di Direttiva Bolkenstein dimostra che questo non un problema risolvibile nel breve periodo.
La teoria insegna che il tasso di produttivit funzione: del capitale, delle skills, dell'organizzazione delle
imprese e del loro tasso di innovazione tecnologica. Il problema principale risiede soprattutto negli ultimi aspetti,
poich a met degli anni '90 l'Italia non ha saputo reagire ai fenomeni dell'innovazione tecnologica e della
globalizzazione.
La bassa produttivit ormai divenuta un problema strutturale, non pi sostenibile. Nel medio termine necessario
rimuovere i fattori che ostacolano la diffusione delle innovazioni tecnologiche ed organizzative dell'apparato
produttivo e che si riflettono in una specializzazione ancora fortemente orientata ai settori tradizionali. Nel
contempo occorre favorire le aziende medie dinamiche e le imprese pi grandi attrezzate a reggere la concorrenza
sui mercati globali.
A tal proposito giova un accenno all'investimento in alta tecnologia. Sappiamo che, da oltre un decennio, gli
Stati Uniti hanno un tasso di crescita dell'investimento tecnologico di almeno un punto superiore a quello
dell'Europa e che il resto dell'Europa ha un tasso di crescita di almeno un punto superiore all'Italia. Negli Stati
Uniti, l'incidenza degli investimenti in tecnologie dell'informazione e della comunicazione sul totale investimenti
del 29%, nell'Europa dei quindici del 18%, in Italia del 13%.
Questo tema dell'investimento in informazione e telecomunicazione importantissimo, perch solo da poco
tempo abbiamo realizzato quanto siano rilevanti i guadagni di competitivit che possono derivare dall'uso di
queste moderne tecnologie. Uno dei fattori detonanti di questo processo la banda larga che si sta diffondendo
massicciamente sia nelle imprese sia nella Pubblica Amministrazione. Per le imprese, questa sicuramente
una grande opportunit e un punto di forza, soprattutto per le piccole e medie che devono aprirsi ai mercati
mondiali. D'altra parte, la bassa crescita economica sicuramente un freno all'intensificarsi dell'investimento tecnologico
anche per le grandi imprese.
Per quanto riguarda infine la Pubblica Amministrazione le nuove tecnologie legate alla banda larga saranno
fonte di progresso e di risparmi in molte aree, ma non vi dubbio che il settore che pi ne beneficer sar quello
della Sanit.
Il potenziale di riduzione della spesa, di aumento dell'efficienza e di miglioramento della qualit dei servizi
che le tecnologie della informazione possono fornire al sistema sanitario gigantesco e sostanzialmente ancora
non esplorato. Esso incide sulla durata delle degenze, perch la gente pu essere curata a casa con diagnosi
a distanza e con scambi di informazione. C' tutta una grande quantit di cose che possono essere fatte per
aumentare la produttivit del sistema e almeno impedire che la spesa continui a crescere a questi ritmi.
Nel complesso si pu dire che l'ampia introduzione di queste tecnologie nel nostro sistema di produzione e di
servizi fondamentale per compiere un forte e rapido incremento della produttivit e della competitivit del
Sistema Italia. In questo periodo di scarso ottimismo sulla situazione/prospettive del nostro Paese, fa piacere
ricordare anche le cose positive: nelle tecnologie della informazione e della comunicazione, cos importanti per
lo sviluppo, l'Europa sta accelerando e l'Italia sta correndo. Esse guadagnano posizioni rispetto agli Stati Uniti,
anche se il gap formatosi nel passato decennio sar lungo da colmare.

http://www.associazionenexus.com/attoperissich1.pdf


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