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Alla scoperta di chiese e vicoli
Giuseppe Montesano
Il Mattino Gioved 22 Maggio 2003



Cercavo un pretesto per prolungare il mio soggiorno in quella deliziosa citt che Napoli. Le sue strade, i suoi giardini, i suoi musei, i suoi castelli non avevano pi segreti per me. Cosa mi restava da visitare? Le sue chiese! Le avevo snobbate, ritenendole di scarso interesse. Ma dal momento che favorivano le mie intenzioni, immaginai che fossero di estremo interesse. Non sapevo quante fossero: ma, pellegrino audace, mi ripromisi di visitarle tutte. Lincauto io narrante che parla cos si chiama Roger Peyrefitte, scrittore francese scomparso nel 1992, reso famoso dal successo di scandalo di Le amicizie particolari e autore di un libro di vagabondaggi e passeggiate nel Sud appena pubblicato da Lancora del Mediterraneo: Dal Vesuvio allEtna (traduzione di Marco Bellini, euro15). Ma come se la cava Peyrefitte con le chiese di Napoli? Ben presto si accorge che limpresa nella quale si cacciato poco meno che pazzesca: arriva a una chiesa indicata sulla guida, ma la trova chiusa; quella a fianco, apre per unora al mattino prestissimo; per vedere un certo quadro si pu entrare solo di sera, e ovviamente non si vede un bel niente.
Ma Peyrefitte non si arrende: Non arretravo dinanzi a niente. Entra nelle chiese attraverso ospedali e monti di piet, assilla la sovrintendenza pur di visitare una chiesa pericolante, bussa ai campanelli di parroci e sagrestani e alla fine riesce nel suo scopo: Mi ci vollero cinque settimane, cosa che non rimpiango. Pi dei tesori darte che ho scoperto, ho imparato a conoscere meglio, sotto altri aspetti, il cuore, lanimo, lumanit di Napoli. E davvero non si sa pi cosa invidiare, al turista lento Peyrefitte: la possibilit di indugiare in una citt amata inseguendo un ozioso capriccio, lillusione di leggere un paese straniero attraverso minimi dettagli, o laggirarsi per luoghi famosi senza essere spintonato da folle di turisti mordi e fuggi? E man mano che ci si addentra nella lettura di questo libro piacevolmente svagato, si comincia a sentire un mondo che non c pi, unItalia perduta che impossibile non amare. A Capri, a Pompei, a Capo Miseno e dovunque se ne vada in giro, Peyrefitte incontra cose immobilizzate dai secoli eppure vive, personaggi bizzarri e stravaganti non ancora toccati dalla lebbra della televisione, gentilezza delle facce e dei modi in tutte le classi sociali, e un amore per la vita cos come che lascia a bocca aperta.
LItalia meridionale che Peyrefitte visita quella del dopoguerra, devastata dalla miseria e dai bombardamenti, ma gli appare piena di una strana gioia di vivere che non si lascia opprimere da niente. Certo il suo lo sguardo privilegiato del viaggiatore sentimentale che fa il grand tour appena un po in ritardo, e vuole vedere esattamente ci che vede o crede di vedere, un popolo fuori dalla storia e dalle sue nevrosi: Il suo sorriso un tratto del suo coraggio; la sua rassegnazione, un tratto della sua grandezza; la sua fede, un tratto della sua eterna giovinezza. Infatti la fortuna di questo popolo, il pi vecchio dEuropa, di esserne rimasto il pi giovane. Ma quello che dice Peyrefitte proprio, come sembrerebbe, tutto luogo comune e indulgente sorridere di un borghese sazio che con pochi soldi pu farsi una lunga vacanza? Il contrasto con il nostro presente ottusamente lacerato, tumultuoso e febbrile cos grande che viene voglia di rispondere subito di s: ma non sarebbe vero. QuellItalia meridionale di consumata civilt e di naturale disinteresse per lincubo della Storia davvero esistita; i silenzi immensi che si sentono echeggiare in Dal Vesuvio all'Etna e in tanti altri libri di viaggio hanno davvero avvolto cose e persone come una grazia o un riparo; il sole davvero tramontato sulle colonne dei templi e sulle facciate degli uomini senza devastarle.
Anzi, il fatto che sia cos difficile riconoscerlo per noi che veniamo dopo, il segno pi bruciante di una ferita che non si rimarginata: quella di una modernit dissennata che non ha saputo risparmiare n spiagge meravigliose n abitudini di felice lentezza, e che oggi d il colpo di grazia alla superstite bellezza di luoghi e cose in un turismo merciaiolo che promette proprio quel pacifico e salvifico ozio che non assolutamente pi in grado di offrire. In alcune pagine divertenti e amare di Dal Vesuvio all'Etna Peyrefitte racconta la storia del miliardario Vanderbilt che atteso in un paesino siciliano come un Messia, e del modo in cui il potente turista sfrutta i poveracci del paesino per godersi un tramonto e lasciare in cambio della loro ospitalit solo una risatina di disprezzo: ma il paese reagisce dalla delusione dando una festa improvvisata, e prendendosi quel po di piacere che pu senza pi aspettarsi niente dal presunto salvatore. Ma i discendenti di quei siciliani e meridionali hanno ancora in s la forza allegra di mezzo secolo fa? Il Meridione portatore di una civilt della lentezza e dellumanit che Franco Cassano insegue disperatamente nei suoi libri non ha gi esalato lultimo respiro? Il Sud non si trasformato gi da tempo nello scimpanz scempiato e obbediente del nord globale e demente che domina la terra? Di certo il mondo sfiorato in Dal Vesuvio all'Etna ormai una reliquia, e passeggiarci dentro appena un esercizio della memoria, un invito alla curiosit. Ma linquietante domanda che lascia non ha ancora risposte certe: vale davvero molto pi di quellarretratezza passata il progresso di questo presente?



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