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Il Fip un affare, ma non per lo stato
Andrea Bassi
Milano Finanza 12/04/2006

L'unica giustificazione che erano con l'acqua alla gola. Organizzare un'operazione della portata del Fip, il Fondo immobili pubblici da 4,1 miliardi, in tre mesi era un'impresa titanica anche per il tesoro. Cos, alla fine, la dismissione degli immobili pubblici stata un vero affare, per tutti. Per lo stato un po'di meno visto che, alla fine, dovr pagare un prezzo di affitto pi alto di quello di mercato sugli immobili che ha ceduto al fondo. A dirlo la Corte dei conti, nella sua relazione sulle cartolarizzazioni. Il primo punto finito nel mirino dei giudici contabili, la stima dei beni conferiti al Fip. La stima era stata affidata a un valutatore esterno, Reag, che aveva valutato il portafoglio finale (396 immobili) in 3,6 miliardi. Per l'Agenzia del territorio, per, quello stesso patrimonio aveva un valore di 4,2 miliardi, superiore di quasi 600 milioni alla stima Reag. Il valutatore, per, si adeguato applicando un incremento indiscriminato del 12% a tutti gli immobili, giustificato da alcuni benefit del contratto di cessione, portando cos a 4,134 mld il valore dei cespiti, in linea con quello dell'Agenzia. Quest'ultima, che aveva anche contestato il metodo di valutazione seguito da Reag, alla fine ha dato visto di conformit. Il valore, dunque, 4,134 mld?No, dice la Corte, perch lo stato, di fatto, ha indicato 3,6 miliardi come corrispettivo della vendita, e 3,6 miliardi quanto effettivamente arrivato nelle casse del tesoro. Ci, dice la Corte, equivale a dire che il valore degli immobili pari a 4,134 mld solo per il fondo e non per il mercato. La conseguenza che i canoni di affitto (270 min) pagati dallo stato non rendono al fondo il 7,5% (calcolo su 4,134 mld), ma circa l'8% (calcolato su 3,6 mld). Non solo. L'Agenzia aveva anche trovato delle difformit tra le superfci rilevate dalla Ipi (all'epoca gruppo Zunino oggi Coppola) incaricata da Investire immobiliare sgr (che fa capo a Finnat ed gestore del fondo) e quelle in suo possesso decisamente superiori, insomma, dicono i magistrati contabili, in queste condizioni forse era meglio che l'Agenzia non desse il suo visto. Altra considerazione. Per la Corte alla fine, il canone di riaffitto degli immobili ceduti significativamente superiore ai normali prezzi di mercato, (8% contro 5,5%) con la conseguenza che il rendimento per il Fondo da 1,5 a 3 punti percentuali superiore a quello di mercato. Il tesoro secondo quanto risulta a MF, ha difeso l'operazione, rimandando al mittente le contestazioni della Corte durante le audizioni davanti alla magistratura. Una posizione ribadita, sempre a MF, dal sottosegretario Maria Teresa Armosino, che ha la delega sugli immobili pubblici. Noi, ha detto, consideriamo l'operazione nel quadro complessivo della finanza pubblica, dove ha dato i risultati auspicati come certificato da Istat ed Eurostat. Il punto di vista della Corte, invece, quello dei costi-benefici per l'amministrazione pubblica, legittimo ma diverso. Nel mirino della Corte, infine, sono finiti i 99 milioni riconosciuti a Cdp e banche arranger come commissioni sul finanziamento di 993 min per 7-8 mesi. Un bel cachet.



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