SICILIA: Assalto al parco dell’Etna di Santina Sconza “L’isola possibile” (Catania), aprile 2006
Un disegno di legge di due soli articoli, ddl Leanza-Fleres, sta per decretare la fine del parco dell’Etna. L’obiettivo è di creare un’ampia zona attrezzata per gli sport invernali, con la creazione di un circuito che consente di collegare tra loro diverse stazioni base, quelle già presenti e quelle da progettare, come oggi richiede il mercato turistico degli sport invernali. La proposta di legge istituisce due zone di protezione di tipo C (sono quelle dove si possono costruire attrezzature turistico-ricettive, produttive, commerciali, e artigianali per la pubblica fruizione del parco). Una a “nord-est” che coinvolge i comuni di Maletto, Bronte, Randazzo, Castiglione e Maniace. L’altra è istituita a “sud-est” nei territori di Zafferana, Milo, Piedimonte e Sant’Alfio. Questi due nuovi poli turistici si vanno a sommare a quelli già esistenti di Piano Provenzano e di Nicolosi. Inoltre il disegno di legge inserisce un meccanismo ad orologeria, per cui i comuni limitrofi a quelli già citati hanno centoventi giorni di tempo per chiedere di essere inseriti in questi progetti. Tutto il territorio etneo diventerà un unico polo turistico, scomparendo altre forme di tutela più restrittive. Per spingere l’approvazione del ddl è stato creato da cittadini il “Comitato Sviluppo Aetna nord-ovest”, che chiede di realizzare in questa zona impianti di risalita per sfruttare l’economia legata agli sport invernali. Il progetto è appoggiato dal sindaco di Bronte, Pino Firrarello, che in più occasioni ha dichiarato: “Il parco? Un freno per lo sviluppo del territorio”, e ancora: “Non vogliamo che si deturpi l’ambiente, bensì realizzare un campo da golf, degli alberghi a Maletto, e una funivia o un trenino a cremagliera che conduca al vulcano”. Anche l’on. Castiglione, vicegovernatore, ha dichiarato che “l’idea del comitato Aetna è quanto mai pertinente e va supportata”. Una delle voci più autorevoli levatesi a difesa del vulcano e contro la proposta Leanza-Fleres è quella dei docenti dell’università di Catania, che in un documento invitano i siciliani alla difesa della legge istitutiva del Parco Naturale. Esprimono contrarietà al progetto con almeno quattro ragioni: La fascia alto-montana è notevolmente ridotta rispetto alla zona alpina, per la caratteristica forma conica del vulcano. Un territorio così piccolo è già incompatibile con l’attuale situazione di strade, impianti, sciovie, seggiovia e funivie, e non può essere ulteriormente gravato da altre strutture, senza che vada degradata la conservazione di tutti i valori naturalistici e paesaggistici che fanno dell’Etna un esempio unico in Europa. La breve durata della neve, gli anni di siccità e le attività effusive rendono le piste sciistiche non idonee, quindi la proposta di costruzione di nuove aree turistiche per gli sport alpini è economicamente fallimentare. La terza ragione è che l’attività vulcanica negli ultimi anni ha riversato numerose colate nell’area “nord-ovest”, minacciando anche l’abitato di Randazzo. A maggior ragione sarebbero andate distrutte le strutture ad alta quota. Inoltre la zona per la sua caratteristica di essere molto sabbiosa potrebbe presentare veloci colate di fango, costituendo un rischio per le vite umane. In ultimo i territori incontaminati diventano sempre più rari e per questo assumono anche un alto valore economico. In questi territori si possono praticare attività sportive diverse da quelle tradizionali (lo sci di discesa), quali sci di fondo, trekking, free ride con sci e snow board. Tutte le associazioni ambientaliste si sono attivate per una raccolta di firme affinché “l’Etna non diventi un luna park”.
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