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Articolo 33. Fermo il regolamento che deve definire i compiti dei privati
Il Sole 24 ore Rapporti 13/11/2002

Un anno fa, di questi tempi, infuriavano le polemiche sul ruolo dei privati nella gestione del patrimonio artistico. Il dibattito era stato innescato da una norma contenuta nella Finanziaria,
norma che allargava la partecipazione esterna nel settore dei beni culturali. Dopo aggiustamenti e specificazioni quella disposizione diventata l'articolo 33 della legge 448/2001 (la Finanziaria dell'anno scorso). E tale rimasta, perch a un anno di distanza il regolamento che avrebbe
dovuto renderla operativa ancora non ha visto la luce.
Ora, poi, i tempi sembrano ulteriormente dilatarsi, a causa degli ostacoli nati con la riforma federalista dello Stato (si veda anche l'articolo a fianco).
L'articolo 33. La norma introduce la possibilit di dare in concessione a soggetti diversi da quelli statali la gestione dei servizi finalizzati al miglioramento della fruizione pubblica e
della valorizzazione del patrimonio artistico. Questo il principio generale, fonte fin da subito (da quando la Finanziaria era ancora in itinere) di molte perplessit. Tutto nasceva da un ragionamento elementare: la mano privata nella gestione dei monumenti gi esiste ( stata voluta dalla Ronchey) ed per ora limitata all'organizzazione dei servizi di ristoro, di accoglienza e alle biglietterie.
Dunque, la nuova disposizione non pu essere interpretata se non come un allargamento del campo d'azione riservato ai soggetti esterni. E questo pu voler dire che i privati prendono parte alla gestione diretta del monumento. Con tutto quel che - nel bene e nel male - ci pu comportare. Ed su questo punto che si sono scatenate le polemiche.
Il principio generale all'origine dell'acceso dibattito rimasto, ma la versione finale dell'articolo 33
contiene alcune linee di demarcazione, che compito del regolamento attuativo spiegare nel dettaglio. Spetta, per esempio, al regolamento specificare cosa i concessionari privati possono fare a
livello di restauro e manutenzione delle opere, tenuto conto che la tutela rimane di competenza statale. Sempre il regolamento deve spiegare i criteri per il reclutamento del personale che i privati impiegheranno nella gestione dei monumenti, le procedure di affidamento dei servizi, la durata della concessione (che comunque non deve essere inferiore a cinque anni), il canone da versare nelle casse statali.
Il regolamento. Le regole attuative sono allo studio del ministero dei Beni Culturali, il quale,
dopo l'intervento del Consiglio di Stato sulle societ miste, deve ora tener conto del problema della suddivisione tra amministrazione centrale e Regioni. L'articolo 33 contiene, infatti, il riferimento alla valorizzazione del patrimonio artistico, compito trasferito alle Regioni. presumibile che questo far slittare ulteriormente i tempi, anche se una bozza del regolamento ha gi visto la luce
e non piaciuta ai sindacati. Da quel primo documento si evince l'intenzione del ministero di affidare ai privati tutte le attivit che consentono di assicurare i servizi, le strutture e il personale
per poter usufruire delle prestazioni culturali. Con l'unico vincolo che le attivit di tutela rimangano
esclusivo appannaggio dello Stato.



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